Vinile romanzo
[…] Sono intelligenti, sai, i pesci. Imparati, girano i mari, incontrano altri mondi, raccontano di luoghi illuminati, vite avventurose e uniche.

Per descrivere Vinile, scritto a quattro mani da Maria Antonietta Macciocu e Donatella Moreschi, comincerò prendendo spunto dallo stesso sottotitolo del libro: un “Romanzo familiare in colonna sonora”. Non si potrebbe partire diversamente: prima di tutto stiamo parlando di un romanzo familiare. Ma in che senso? Da dove proviene questa definizione? Ogni scena di questo libro è caratterizzata da una stretta connessione fra la protagonista, Marta, e la sua famiglia:  il rapporto di amore e odio con i genitori sessantottini, i consigli perpetui dei nonni materni, ma anche l’attuale famiglia, il gruppo di amici che Marta si è formata vivendo da sola sullo sfondo di Torino, una Torino moderna, grigia e colpita dalla crisi.

La scena si apre in un ospedale: Marta è lì, immobile, malinconica, vicina alla madre. I dottori le dicono che ormai c’è soltanto da aspettare, e Marta aspetta, da sola, in silenzio. Ma d’un tratto una scintilla. Miracolosamente, la madre ha un sussulto, un’ultima speranza di aggrapparsi alla vita. Quel pensiero  che deve comunicare a Marta è troppo importante per trascinarselo con sé nel buio: Ivano, il padre morto anni prima, non è colui che l’ha concepita; c’è un altro uomo, un uomo che potrebbe aiutare la figlia a sollevarsi dal grigiume e dalla crisi in cui è piombata e l’unico modo per trovarlo è cercare fra i cassetti del vecchio appartamento dove Marta ha speso la sua infanzia. Non si potrà far altro che cercare, dunque. Ma cercare cosa? Una busta. Essa contiene un foglio scritto a mano, uno stralcio di una canzone troppo romantica e la metà di un vecchio vinile. Che cosa significa? Cosa fare? Da che parte cominciare? Le domande riescono a tormentare sia il lettore che Marta, confusa e indecisa sul da farsi davanti ad uno shock simile.

Da questo istante in poi il romanzetto diventa più maturo: la proiezione dei ricordi di Marta si distende su tre piani cronologici collegati fra di loro dalle altrettante figure chiave del libro e della sua famiglia: la nonna materna, la madre e Marta stessa.

VInile RomanzoQuesti personaggi rappresentano in toto tre dei periodi storici più significativi della nostra Penisola dell’ultimo secolo. La nonna è la tipica donna di mare; origini sarde, determinata, granitica ma generosa, fatta di una pasta di cui solo quelli che hanno visto la guerra sono fatti. I ricordi di Marta verso quella generazione- la generazione dei suoi nonni- hanno quel profumo di casa, di tempi andati, di sacrifici, di credenze e superstizioni, dove i matrimoni erano Austeniani e i santi avevano ancora il potere di consigliare la gente. Questi stralci di vita antica, mi hanno riportato alla mente i miei di nonni: tutt’altra zona d’Italia, tutt’altra vita, ma comunque stessi sapori, stessi valori di un’epoca che ormai non c’è più e che vive solo di racconti; racconti che davvero mi piacerebbe leggere più spesso.

Alle vicende della nonna si legano strettamente quelle della madre di Marta. Il cambio generazionale è netto come il trasferimento della famiglia dal piccolo paese di mare della Sardegna alla grande città industriale prima capitale d’Italia. I tempi sono cambiati, la guerra è finita da un pezzo, i giovani hanno bisogno di nuove sfide, emozioni; vogliono farsi sentire, non ce la fanno a rimanere in silenzio. È la generazione delle rivolte, delle lotte studentesche, degli scontri con la polizia; un periodo storico che per molti non si è mai concluso, come per i genitori di Marta.

Ferventi attivisti del partito comunista, chiusi nei loro ideali utopici e moralisti (ma anche incoerenti al mondo moderno in continua evoluzione) fino alla fine. Fa da cornice a queste due vite così speciali e ricche di avvenimenti, la vita di Marta: trentenne, precaria, un futuro incerto, l’unica famiglia che gli è rimasta sono i suoi amici, un gruppo monotono, vite normali, male assortito di personaggi, ognuno differente ma accomunati tutti dalla stessa situazione sociale che tocca un po’ la totalità dei giovani italiani del secondo millennio.

La descrizione molto convincente dei luoghi, dei protagonisti e delle emozioni racchiude in sé una storia semplice: durante la lettura ci si perde fra i ricordi della protagonista e quasi il tema del padre perduto passa in secondo piano. I racconti di Marta stampano nella memoria una buona fotografia della situazione precaria della nuova generazione di laureati, forse riempita eccessivamente di clichè e luoghi comuni. Non mancano le critiche, a volte velate da una patina di moralismo, alla società moderna, ma anche alla società delle generazioni precedenti, spesso troppo chiuse nei propri ideali e nelle loro divinità incrollabili; divinità che, però, sono già cadute da un pezzo, seppur loro non siano riusciti a sentirne il tonfo del collasso; e ancora velata critica ai politici e ai loro partiti tronfi di belle parole, critiche ad una società che non lascia più spazio al pensiero e alla libertà di azione, tipica di questa società moderna.

 


In collaborazione con l’agenzia letteraria Grandi & Associati, che ci ha segnalato questo romanzo indie.

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Riccardo Tripodi

Polìtropo, paradossale, impressionista, catarifrangente: tutti aggettivi di cui non conosco il significato, ma mi pare contribuiscano a fare una bella entrata ad effetto, no? …No? Liceo classico e indirizzo universitario umanistico in lettere moderne all’Università degli Studi di Milano caratterizzano il mio percorso di studi. Vivo dalle parti di quel ramo del lago di Como che Manzoni si è dimenticato di raccontare; che poi è anche quello che dà il nome al lago. Classe 1992, mi definisco un ragazzo molto semplice e solare. La mia passione per i viaggi e le città d’arte è ben radicata e possiede parecchi anni di esperienza alle spalle grazie anche al supporto dei miei genitori.

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