Unastoria – Gipi

gipi tavola una storia

Gipi, Unastoria

Mio nonno, in Sicilia, aveva l’abitudine di sparire ad un certo punto della sera e accendere un falò. Abitando in una vecchia casa di pietra dispersa nella campagna arida, le fiamme riuscivano a vedersi anche dalla spiaggia e dal mare lontano.

Ci interrogammo spesso sul perché di questo rituale, ma alla fine rinunciammo all’impresa, catalogando tutto come routine. Tuttavia, quello su cui fino ad ora non avevo riflettuto era l’espressione sul viso di mio nonno durante lo scoppiettare dello sterpame tra le fiamme: la sua mente non era lì, lui non c’era; vagava immerso nella natura, fumando avidamente le sue sigarette. All’epoca m’infastidiva il suo atteggiamento distaccato, ora (invece) m’irrita non riuscire a sperimentare quella simbiosi perfetta col mondo che mi circonda.

Il fatto è che il sole ci scalda senza saperlo. E l’unica cosa che possiamo fare è considerare la natura indifferente, dimenticando di proposito il suo essere inconsapevolmente ignara di noi. E nella partita quotidiana tra uomo e natura (che per logica paragoneremo ad una partita a tennis), un albero striminzito vincerà: batterà il triste uomo in calzoncini senza nemmeno sapere di star giocando.

Gipi unastoria campo da tennis

Non sappiamo bene come reagire, intorpiditi nel rincorrersi continuo delle giornate. Ma ecco, in un istante: ti sei fermato; osservi il Mondo in ogni suo difetto ed ingiustizia. Non puoi tornare indietro, abbagliato dalla luce falsa di un neon che pensavi fosse il sole. È l’incertezza del non saper distinguere tra realtà e finzione ad aver creato la letteratura.

Come sempre, non rovinerò il piacere intimo della lettura svelandovi la trama; il primo ospite della rubrica è Unastoria di Gianni Pacinotti (in arte Gipi) cinquantenne fumettista toscano, che in realtà sono due storie intrecciate tra poesia, vita, follia e fango. Il tutto accompagnato da tavole acquerellate di una bellezza che solo a guardarle viene da piangere.

Ci sono due motivi per cui ho deciso di iniziare da una graphic novel[1] per la mia rubrica sulla rinascita della letteratura. Il primo cercherò di farvelo capire nel corso delle puntate attraverso le opere di cui parlerò e ai vari fili conduttori tra i libri scelti; il secondo motivo, invece, è sfatare il mito secondo cui la letteratura sia solo un cumulo di parole su carta.

Gipi unastoria copertinaUnastoria è Letteratura non meno di Guerra e Pace. Rassicuro subito i più dubbiosi: non intendo scardinare le gerarchie esistenti nell’arte. Fumetto e opere letterarie sono sempre (chissà perché?) state percepite in maniera distinta. In questi spazi si parlerà soprattutto di libri nella concezione più comune che avete. Ma per iniziare mi serviva un colpo deciso, mettendo in chiaro quali sono le mie idee di letteratura ed iniziare un dialogo con voi lettori. E i fumetti, quelli d’alta classe, sono opere letterarie, vere e proprie espressioni della letteratura disegnata.

Questa graphic novel, poi, in particolare: parte come un romanzo di formazione e termina come una poesia. Quando la bocca è ancora impastata dalle ultime parole del testo, il cuore già palpita dall’emozione. E la finta impressione di aver tra le mani un libro qualunque svanisce in pochi attimi.

Ho letto Unastoria almeno una decina di volte in vari momenti differenti e questo mi ha permesso di capire l’estrema importanza del volume: Gipi ha confezionato un piccolo capolavoro capace di adagiarsi sulla pelle del lettore in ogni occasione, come un abito fatto su misura. La sensazione che il lettore ne trae è molto particolare: vi consiglio di provarla, almeno una volta (o dieci, come me, o anche di più). Andate nella biblioteca della vostra città, o in una libreria, e portatevi a casa Unastoria. Spegnete qualsiasi aggeggio sia d’intralcio tra voi e l’assoluto silenzio. Infine raccoglietevi nella lettura di una storia che sono certo toccherà da vicino molti di voi. Ah: è stato selezionato tra i 12 libri candidati al Premio Strega. Cosa volete di più?

Per conto mio, è stato prezioso per riavvicinarmi a mio nonno: non è un falò, ma la cosa più vicina ad esso che abbia trovato fino ad ora. Chissà se questo libro gli sarebbe piaciuto. Di sicuro, l’avrebbe pensata come Gipi: la natura non si concede a noi. Come un’amante diffidente, fugge maliziosa lasciando una scia di profumo che s’imprimerà nella nostra mente. Da quel momento rincorreremo ogni odore cercando quella fragranza. Illudendoci, forse. Negli occhi di mio nonno, ora, rivedo ammirazione rispettosa e dolore. Come in Unastoria, le sofferenze potrebbero essere parte integrante del duro percorso di ciascuno. Forse.

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