Tutto il cielo che serve

Ivan Ivanovich Shishkin - View in the vicinity of Dusseldorf, (1865)

Nel mio personale Olimpo delle sensazioni piacevoli rientra senza dubbio l’iniziare una nuova lettura e rendersi conto, già dopo poche pagine, di essersi imbattuti in un racconto estremamente ben scritto o persino toccante. Recentemente mi è successo con Tutto il cielo che serve di Franco Faggiani, una delle ultime uscite di Fazi Editore.

Francesca Capodiferro è geologa e caposquadra dei Vigili del Fuoco. La sera del 24 agosto del 2016 si trova in solitaria sui monti della Laga, non lontano da Amatrice, per una missione di controllo di una faglia. Proprio quella sera, poco più in basso, decine di comuni tra cui Amatrice, Accumuli e Arquata del Tronto sono devastati da una scossa di terremoto di magnitudo 6.0. Capodiferro sente la terra vibrare, poi un cupo ruggito seguito dai tonfi degli alberi che si schiantano gli uni contro gli altri. Incredula e terrorizzata, ma con la risolutezza che sempre la contraddistingue, si precipita ad Amatrice, dove presto viene raggiunta dalla sua squadra, con cui lavorerà instancabilmente per una settimana, nel disperato tentativo di salvare quante più persone possibili dalle macerie. Sono giorni strazianti e silenziosi, perché la distruzione degli animi è tale da non consentire nemmeno di urlare e perché il silenzio consente di udire i flebili lamenti di chi è rimasto intrappolato tra le rovine.

La squadra di Capodiferro, composta da soggetti umanamente sgangherati ma professionalmente preparatissimi, affronta con rispetto e tenacia la propria missione, salvando vite ed elargendo istruzioni e parole di conforto. Dopo alcuni giorni di ricerche incessanti, viene data notizia che non c’è più nessuno da cercare ma soltanto corpi da estrarre. Si entra allora in una fase nuova, in cui la speranza lascia il posto alla rassegnazione, in cui gli abitanti dei paesi cercano di riavvicinarsi agli scheletri delle loro case per portare in salvo il poco che è rimasto, i resti di una vita fatta a brandelli dal sisma.

Amatrice macerie
Macerie di Amatrice, agosto 2016 (credits: Valigiablu)

Durante questi giorni convulsi Francesca si imbatte in persone del suo passato, rinsalda i legami con i colleghi e ne crea di nuovi; la trama viene così arricchita da dialoghi pregnanti e conversazioni dal tono estremamente reale, rendendo l’intera narrazione assai vivida.

Faggiani riesce a raccontare una pagina drammatica della nostra storia con grande rispetto, senza inciampare neanche una volta nella spettacolarizzazione del dolore, ma trasmettendo, nonostante ciò, la sensazione di totale devastazione causata dal terremoto in modo tremendamente potente.

Per una donna giovane e di bell’aspetto, se mi posso permettere, non dev’essere stato facile, in un ambiente ispido come il nostro, arrivare già al grado di caposquadra. Ci sarà voluta… forza d’animo.

Di tanto in tanto riaffiora il tema delle discriminazioni di genere, sempre nei momenti in cui Francesca Capodiferro è al comando di un’operazione o partecipa a riunioni di vertice in cui tutti i colleghi sono uomini. La sua competenza viene spesso messa in dubbio, denigrata, sminuita da uomini che tentano di attribuire il suo successo al solo fatto di essere donna e la sua progressione di carriera ai favori fatti a qualcuno, accompagnando quest’ultima illazione con un immancabile sorrisetto allusivo. Queste provocazioni, a cui Capodiferro reagisce sempre con la grande dote del sarcasmo o con gelido distacco, sono sintomo di un problema culturale estremamente radicato nella realtà odierna. Faggiani riporta questo fenomeno con la giusta combinazione tra ironia e un vago senso di amarezza, mettendone in evidenza l’assurdità e l’anacronismo.

Tutto il cielo che serve Franco Faggiani

Spesso, in quei frangenti, avvertivo la solitudine, ma il più delle volte, come pure in quel caso, ero contenta di affrontarla, di possederla o almeno di comprenderla, visto che nessuno o quasi la ama. In cima alla montagna c’eravamo io, un pezzetto di terra su cui sdraiarsi e tutto il cielo immenso, dove veleggiavano nuvole e stormi di uccelli, minuscoli semi e foglie leggere, pensieri lievi come piccole piume.

La natura, punto focale della produzione letteraria dell’autore, è una presenza magnifica, rassicurante, che rimane intatta: qualunque cosa succeda, sopra di noi c’è tutto il cielo che serve. L’integrità dell’ambiente naturale si contrappone all’estrema precarietà di tutto ciò che è costruito dall’uomo, come le macchine, le fabbriche, le case frutto di anni di sacrifici e sgretolate in pochi attimi. Questa è solo una delle molte contrapposizioni catturate in questa storia drammatica, stratificata e profonda.

Meravigliosamente scritto, incredibilmente toccante, Tutto il cielo che serve testimonia l’abilità di Faggiani di entrare in punta di piedi nelle macerie ma anche nelle fragilità umane e di raccontarne le infinite sfumature. Decisamente consigliato.

 

In copertina: Ivan Ivanovich Shishkin, View in the vicinity of Dusseldorf, 1865


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Vittoria Pauri

Alla domanda “Qual è il tuo motto?" non avrei esitazione a citare una frase di Gandhi: il miglior modo per trovare se stessi é perdersi nel servizio degli altri. Le due cose di cui non posso fare a meno sono la curiosità di capire ciò che mi capita intorno e un quadernetto su cui scrivo tutto quello che mi passa per la testa e su cui colleziono frammenti di libri, poesie e conversazioni.