Turkish delight, di Nicolò Gugliuzza

Lungo danze canine, scendiamo giù da Trieste
e taccuini dispersi
sopra taxi in corsa, noi arresi nei sogni d’incenso
last balkan express corriamo, via dal dissenso
odissee di lucciole, partivamo
tra la pioggia e il disincanto di Lublijana
e last balkan espress fuggire,
dissoluti andando,
le ninfomanie primaverili tossiscono, precocemente scappavamo
e last balkan espress, desperatio,
lo sapevamo: stornelli magiari che confusione
sarà perché ti amo eppure quaggiù
l’ovest non si scusa per il ritardo.

Ossidiane latitudini
allibite al calor di glorie futiliì
convincere ottomani sconosciuti
mercati di biondi riottosi
mentre i minareti s’abbronzano disilluti, carusi squattrinati
rapitori di argonauti
nei silenzi contraffatti di Suleymaniye Camii,
i legami infetti e i persi lidi,
frastornate liti,
le marittime decadenti idi e i bassi
fluorescenti, fluorescenti da deformanti darbuke
suggeriscono versi vivi, vulnerabili,
negli strilli di Taksim issare proteste,
e bene, ascolta,
l’albero maestro di questi anfratti bizantini
non consegna madreperla al galà dei nostri pollici in piedi,
perdo il conto dei Lev e ad una ruggine planetaria si presenta;
tuttavia lungo i porti di Thessaloniki
la salsedine di giugno imbracciando una lira inquieta
elegie slam di mezz’estate, lontane memorie provo a soffocare
far sì ch’io dimentichi l’alba,
strappi di sogno incalzare un rebetiko
la luce di mimose, le mura infrante ed i porti del lamento.
Questo amico, il filo di porpora
che navigando non trovavamo,
nella schizzata odissea ricerchiamo
ma ancora non vedo.

 

Katastrofis Bop è un librino (per il momento) inedito che circola nel mondo dei poeti orali (e non) del nord Italia. Libro irregolare, franto, magmatico, formato da versi in lotta e in dialogo tra loro: come si vede in Turkish delight: non un solo paesaggio, ma tutt’un insieme di luoghi che si snodano in un percorso di fuga, di libertà e nello stesso tempo di dissoluzione, quasi fisica, più che morale. Un mondo disgregato che si mostra solo per rifrazione, come i dipinti di Kokoshka o di De Kooning; e non c’è tempo per fermarsi, bisogna fuggire, giù da Trieste, per i Balcani, fino ai segreti della città a metà dei continenti, Istanbul, e lì ancora verso la Grecia, e dalla Grecia ancora, chissà dove, nella ricerca di un’odissea tremenda, di un filo, un segno, uno squarcio tra le nubi che ancora si fa aspettare.

 


Nicolò Gugliuzza è poeta, performer e scrittore. Laureato in Antropologia, svolge ricerca negli ambiti della poesia orale e visiva; vive a Bologna, dove tiene laboratori di poetry slam all’interno delle scuole superiori. Fondatore del collettivo poetico ZooPalco, collabora con la rivista Neutopia. È voce, performer e autore dei testi del progetto Waiting for Godzilla, progetto di spoken word ed elettronica nato dall’incontro con Tab Palmieri. Dicono sia avvistabile sopra palchi offuscati di etanolo e tabacco a buon mercato.

Redazione
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Amiamo la letteratura, la poesia e l'arte. Ma da centocinquant'anni i poeti circolano senza aureola, e quanto alla letteratura, dicono che non si senta troppo bene. Sarà vero? Intanto, prepariamo ironicamente le nostre esequie per un'arte ancora lungi dall'essere morta...

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