Quella notte in cui Truman Capote volle dare una festa

Lawrence Fried/Conde Nast (Getty Images), La principessa Luciana Pignatelli, Peter Gimbel e la contessa Crespi

Lawrence Fried/Conde Nast, La principessa Luciana Pignatelli, Peter Gimbel e la contessa Crespi (Getty Images)

Avete mai sentito parlare del Black and White Ball? Storie d’altri tempi che vengono narrate e ritornano alla mente come una vecchia pellicola rumorosa e tremolante, cullata dal proiettore che la rende magica ai nostri occhi. Ecco, io quell’episodio lo immagino proprio così: silenzioso, fatto solo di due colori, di bianco e di nero.

Nel 1966 Truman Capote dopo una travagliata lavorazione, dà alla luce In cold blood (A sangue freddo), romanzo basato su una vicenda realmente accaduta in Kansas: l’omicidio dei Clutter, una famiglia di agricoltori nella profonda provincia statunitense. Il romanzo esce prima a puntate sul New Yorker, poi finalmente rilegato e edito dalla Randhom House. Per la realizzazione dell’opera è stata fondamentale la collaborazione di Harper Lee, cara amica di Capote, autrice di To Kill a Mokingbird (Il buio oltre la siepe).

Il romanzo lo porta al successo, ricompensandolo con ingenti somme di denaro, tanto che Truman preso dall’entusiasmo decide di festeggiare organizzando un evento senza precedenti, coinvolgendo la cosiddetta cafè society, in quegli anni chiamata jet-set, la cerchia di pochi eletti appartenenti alla classe agiata, al mondo dello spettacolo e degli affari. Passa molto tempo a definire meticolosamente la lista degli inviati, che sarebbero stati accolti in una location di tutto riguardo, il Grand Ballroom del Plaza Hotel di New York.

Frank Sinatra e Mia Farrow al Black and White Ball di Truman Capote

Frank Sinatra e Mia Farrow

Tre mesi per scegliere con attenzione chi avrebbe “decorato” con la sua presenza quella festa che già dal mattino successivo era entrata nella storia. Ancora oggi viene considerata tra gli eventi più importanti del XX secolo.

Gli invitati ricevono alcune indicazioni riguardo il look da mantenere durante la serata: abiti in bianco e nero, maschere eleganti per coprire il volto. Quel che accadde fu davvero strabiliante. Le cinquecentoquaranta persone che avevano seguito al dettaglio le disposizioni di Capote diedero un misto di eleganza e di esuberanza, di magia e sfarzo a quella sera del 28 novembre del ‘66.

Così come viene ricordato dal sito Dagospia, l’obiettivo di Capote con il Black and White Ball è di celebrare la sua incoronazione, il suo ingresso nel mondo degli intellettuali. Nato in un famiglia povera, inizia la sua scalata sociale facendosi spazio grazie alle opere Colazione da Tiffany e A sangue freddo, raggiungendo poi la vetta grazie a questa serata. Ma nel nostro mondo è soprattutto l’apparenza che viene ricordata e giudicata, così Truman decide di organizzare la festa non esplicitamente in suo onore ma dedicandola alla proprietaria del Washington Post Katharine Graham, per sollevarla dal dolore della perdita del suo coniuge avvenuta pochi mesi prima. In questo modo Capote viene premiato oltre che per la sua bravura anche per la sua modestia e il suo altruismo.

Truman Capote e Katherine Graham

Katherine Graham e Truman Capote

L’evento ha nell’immediato una risonanza pazzesca: l’autrice Deborah Davis realizza “Party of the Century”, libro che documenta la serata insieme a meravigliose foto che narrano questa piccola parentesi storica; innumerevoli sono le recensioni e le critiche in merito, alcuni apprezzando ed esaltando l’idea dello scrittore, come alcune famose testate giornalistiche statunitensi, altri esprimendo il loro disappunto riguardo la bizzarra intenzione di voler associare una festa dispendiosa e appariscente all’uscita di un’opera la cui trama è di toni tutt’altro che allegri.

Sono davvero molti gli ospiti famosi, tra questi ricordiamo Giovanni e Mirella Agnelli, lei con uno sfarzoso copricapo di piume bianche, Mia Farrow e Frank Sinatra, con due maschere a coprire gli occhi, Henry Fonda, Andy Warhol, Greta Garbo, i Kennedy, i duchi di Windsor, Cecil Beaton, quest’ultimo fotografo che per il cinema aveva creato una scena di My Fair Lady (1964) che ispirò il tema bicromatico della serata, la modella statunitense Penelope Tree che scandalizzò molti altri invitati per il suo completo eccentrico, composto da collant semitrasparenti e un abito che lasciava scoperti i fianchi, ovviamente corredato di maschera, a forma triangolare. In quel breve lasso di tempo hanno avuto modo di crearsi, aneddoti, storie, leggende che spesso ancora oggi tornano alla mente, così come in una fiaba breve ma memorabile.

L’evento viene ricordato negli anni successivi e ad ogni importante anniversario se ne organizza uno simile in memoria del prezioso originale. Solo nel 2016 sono stati festeggiati i cinquant’anni. In ogni caso è certo che qualsiasi imitazione non potrà eguagliare quel 28 novembre 1966, per vari motivi: perché la jet-set non esiste più, perché gli invitati cambiano e non fanno più parte del “libro nero di Capote”, così definito per la molta riservatezza con cui lo scrittore custodì quella lista prima degli inviti ufficiali, perché il fascino di una società in crescita, rigogliosa e decisa a creare un mondo nuovo dalle ceneri dei conflitti mondiali è lontana da molto tempo. Il fascino persiste se per un po’ ci si perde in quegli istanti tremolanti in bianco e nero.

 


Fonti:
Antonella Amapane, Black&White, in “La Stampa”, sabato 12 novembre 2016.
Curtis Gathje, At the Plaza: An Illustrated History of the World’s Most Famous Hotel, St.Martin Press, 2000.
 
 
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Ilaria Calò

Ilaria Calò

Cerco di abituarmi a questa società paradossale dal 1997, solo da poco ho iniziato a farmene una ragione (non molto in verità). Ferma restando sulle mie convinzioni, evito di sparpagliare considerazioni verso chi non le percepisce. Amo il silenzio, la riflessione e la parola scritta, sono affascinata da molte forme d’arte (ho un concetto di arte molto ampio) in cui includo, tra il resto, anche la natura e la scienza. Avrei voluto nascere qualche decennio prima di quest’epoca ma a quanto mi risulta l’impossibile non può avverarsi. Molti mi dicono che ho gusti retrò e di questo mi accontento. Credo profondamente in sole tre parole: “coerenza”, “rispetto” e “parola”.