Una magica trilogia irlandese

the secret of kells trilogia irlandese

L’Irlanda e i suoi misteri, le sue magie, le sue storie e la sua Storia: tre film d’animazione che raccontano una terra antica e fiera delle proprie tradizioni, in cui la religione cristiana si scontra e si mescola con le primitive credenze pagane, in cui gli eventi storici si intrecciano con fiabe e leggende, dove bambini, dèi e creature fantastiche camminano insieme nei boschi.

È questo l’ambizioso progetto realizzato dallo studio “Cartoon Saloon”, fondato a Kilkenny nel 1999 con la volontà di portare sul grande schermo e diffondere nel mondo la cultura irlandese; grazie anche a importanti collaborazioni internazionali, ha preso così vita una trilogia che racchiude come in uno scrigno le vicende e i personaggi trasmessi di generazione in generazione.

Per esprimere al meglio la loro identità i disegnatori hanno creato uno stile visivo unico, riconoscibile per le immagini bidimensionali dai colori nitidi e accesi, che ricorda i manoscritti miniati, le rune, gli arazzi, e accentua ancora di più la dimensione magica e fiabesca che caratterizza le tre storie narrate.

Il primo film ad aver visto la luce è The Secret of Kells (2009), che si ispira alle origini del celebre Book of Kells, fra i tesori più preziosi d’Irlanda: conosciuto anche come “Grande Evangeliario di San Columba”, contiene i testi dei quattro Vangeli in latino e per la qualità delle sue miniature è riconosciuto come una delle opere artistiche più importanti del medioevo irlandese. Un manufatto reale e concreto dunque, la cui creazione è però ammantata di leggenda.

Siamo nel IX secolo e il giovane orfano Brandon vive all’interno dell’abbazia di Kells, sotto lo sguardo vigile di suo zio, l’abate Cellach, che gli impedisce di superare il muro di cinta per via dei pericoli esterni: i vichinghi infatti sono vicini e attaccano sempre più di frequente le coste d’Irlanda. Un giorno, fuggendo dalla distruzione della sua abbazia sull’isola di Iona, giunge a Kells il monaco amanuense Aidan, a cui San Colombano in persona ha affidato “il libro più bello del mondo” per poterlo portare a termine; affascinato dalle splendide illustrazioni, Brandon infrange le regole e si reca nel bosco, per raccogliere le bacche necessarie a produrre gli inchiostri colorati. Qui la magia si inserisce con prepotenza nella storia, la foresta è per eccellenza il regno delle creature fantastiche e infatti il ragazzo incontra la fairy Aisling e si scontra con Crom Cruach, una potenza oscura che dimora nei recessi della terra: si tratta di una entità pagana, un demone che si racconta fosse stato sconfitto e imprigionato nel sottosuolo da San Patrizio.

Il film è anche un inno all’importanza della cultura e della bellezza: le mura vengono costruite per proteggere, ma nel finale il maestro Aidan ricorderà al suo allievo che il libro deve essere mostrato a tutti, per portare speranza nei tempi bui e difficili che stanno attraversando. È questo il significato del potere del libro e dei suoi preziosi disegni luminosi, trasformare le tenebre in luce.

Song of the sea (2014) ruota intorno alla figura leggendaria, diffusa in tutto il mare del Nord, della selkie: una creatura marina simile a una foca, che può però assumere l’aspetto di una donna quando si trova sulla terra ferma; come in ogni fiaba del mondo, l’amore è la forza che dà l’avvio alle vicende: una selkie si innamora di un umano e sceglie di vivere con lui, ma scompare dopo la nascita della secondogenita. Qualche anno dopo, nella notte di Halloween, la piccola Saoirse viene rapita dai gufi della strega-civetta Macha, divinità associata alla provincia dell’Ulster e a numerosi racconti mitologici. Il giovane Ben dovrà affrontare le sue paure e i suoi sentimenti per salvare la sorellina; nel suo viaggio incontrerà anche il Grande Seanachai, un vegliardo che rappresenta il cantastorie gaelico per eccellenza, conoscitore di tutti i poemi tradizionali, e che rivelerà al ragazzo la verità sulla madre e su come salvare Saoirse.

È però un’Irlanda moderna quella in cui si colloca questa avventura (siamo negli anni ’80 del secolo scorso), che prova a ignorare le sue origini magiche: i folletti si nascondono nelle aiuole delle rotonde, minacciati dal traffico, e le antiche storie vengono dimenticate; è solo nelle campagne deserte, in luoghi di culto semiabbandonati, che si cela l’accesso segreto per il mondo incantato invisibile agli adulti.

La trilogia si chiude con Wolfwalkers (2020), ambientato invece nel 1650: Robyn Goodfellowe è orfana di madre e giunge a Kilkenny dall’Inghilterra insieme al padre, cacciatore di lupi per professione; anche lei come Brandon ha l’ordine di non uscire dalla città e di non avventurarsi nella pericolosa foresta confinante. Nel bosco si celano infatti le wolfwolkers, creature che hanno il dominio sui lupi e che, come le selkies, possono assumere sia l’aspetto umano sia quello animale (vengono già anticipate anche dal personaggio della fairy Aisling in The Secret of Kells). Robyn non rispetta i divieti del padre e così facendo per la prima volta trova un’amica, ma proprio a causa sua diventerà anch’essa una wolfwalker; la maledizione però si rivela essere una benedizione: grazie alla sua nuova identità la ragazza sperimenta la libertà, espressa anche tramite la scelta della famosa canzone Running with the wolves della norvegese Aurora.

La vera minaccia per le due giovani protagoniste è rappresentata dal mondo degli adulti; fra i vari aspetti interessanti di quest’opera vi è anche il modo in cui la Storia entra nelle vite delle persone comuni: assistiamo alle ingiustizie e alle violenze dei soldati, al malcontento del popolo verso il nuovo governatore, alla diffidenza e al disprezzo verso gli inglesi immigrati. La volontà del Lord Protector di domare il feroce lupo catturato è la volontà di schiacciare l’Irlanda, di sopprimere la sua natura più selvaggia, le sue credenze e leggende. La popolazione di Kilkenny si divide fra chi trova rifugio nella fede cristiana e ripete come un mantra “il lavoro è preghiera” e chi invece non dimentica come San Patrizio strinse un patto con le divinità pagane e le creature della foresta, continuando a temerle e rispettarle.

Tre opere profondamente legate, dove presente e passato si intrecciano per dare nuova vita a storie arcaiche; tre film potenti che raccontano molto più di ciò che ha trovato spazio in queste pagine e che ci ricordano quanto la magia non sia altro che uno specchio, che riflette chi vogliamo essere nel mondo.

 

In copertina: fotogramma tratto da The secret of Kells


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Erica Maria Rinaldi

Classe 1993, sono cresciuta a Novara dove ho frequentato il liceo classico, poi mi sono trasferita a Pavia per studiare Lettere e mi sono laureata in Filologia Moderna con una tesi su Mario Pomilio; amo leggere (ovviamente, sennò che ci starei a fare qui), mangiare, vedere film e quando possibile spettacoli teatrali, fare sport ed essere estremamente pigra a fasi alterne. Il mio motto: Il mondo è bello perché è vario!