Dialetto – La Sepoltura della Letteratura

Davide Romagnoli, autore di poesia in dialetto

La poesia in dialetto: intervista a Davide Romagnoli

Di Davide Romagnoli, poeta dell’hinterland milanese, abbiamo pubblicato una bella poesia l’anno scorso. Sulla poesia in dialetto c’è ancora molto da dire, però, e abbiamo pensato di parlarne assieme. Partiamo da questo fatto curioso, il dialetto. In Italia non è così inconsueto, però è curioso che qualcuno abbia ancora un rapporto con il dialetto a

Ma allora il dialetto è una lingua?

Quest’estate vi abbiamo presentato una poesia di Davide Romagnoli, Derva l’edicula visin a la funtana, scritta in milanese; un po’ di tempo prima, invece, era stata la volta di Davide Ferrari, Piöva, in dialetto pavese. Ci siamo concentrati nei commenti sull’argomento delle poesie, e meno sulla forma, e soprattutto sulla bizzarria di questa scelta: scrivere in

Pioggia Davide Ferrari

Piöva, di Davide Ferrari

Piöva, gh’è la nebbia e piöva, e ‘m piöva dentar intänt che un vegg al suna e piängia al pianofort. G’ho un po’ trop büs adoss e sensa recipient as ciapa gnent, i gut i sbàtan cuntra j oss me una turtüra, i scavan l’anima e la mort l’aspéta in fund. Piöva, piöva e siguita

La poesia è come il sogno: Franco Loi

Poetry is the new tweet – Parte II Ecco la seconda puntata dell’incontro con il più grande poeta italiano vivente, Franco Loi e i ragazzi dell’associazione di teatro Studio Novecento (puoi vedere qui la prima puntata). Questa volta le parole del poeta toccano il cuore dello scrivere. Cosa significa scrivere? E perché scrivere proprio in poesia?

Rosa Balistreri una donna tosta

«Si può fare politica e protestare in mille modi, io canto» Ho conosciuto Rosa Balistreri grazie a un’amica, poetessa calabrese, con la quale un giorno mi trovai a parlare del mio concetto di “Donna Tosta“. Le donne toste: ovvero quelle donne che si sono imposte per le loro capacità intellettive e non fisiche, lasciando un

Il recupero dell’identità culturale in Salvo Basso

Ddurmisciri ddurmisciri daccussì cuccatu bbiatu nta st’aggenda… ddurmisciri daccuddì cuccatu bbiatu nti to occhi… u vidi ca sugnu cchi sugnu babbu? ti pensu macari di notti (megghiu: cussì nuddu mi vida nuddu si nn’accorgi) Mancu stiddi e a Luna è una e mmenza. Ddassubbra qualcunu s’ammazza ni sugnu sicuru. Ma iu iu ccù ll’occhi ncuddati