Street Art a Ladispoli con l’Associazione nuova luce

Ci vogliono grandi conoscenze e molta sapienza per saper definire con lucidità il proprio presente. Di certo la modernità, a parte l’euforia effimera dei futuristi, ha spezzato le ali all’incanto e alla morbidezza della forma, del verso, dell’accordo. Si sono sperimentate forme nuove, parole nuove e dietro questa ricerca di novità corre da qualche tempo l’umanità, svuotandosi a poco a poco di ogni ricchezza e di ogni bellezza.

Ci siamo miseramente imbruttiti, ingrigiti, forse a causa dello smog, c’è un disperato bisogno di colore, di amore, di poesia, insomma abbiamo bisogno di riscoprire la bellezza nel senso più morale e profondo del suo termine.

È tempo di riscoprire quel che di più bello sa fare l’essere umano, usando le forme, così come le parole e i colori, in grado di regalare a ognuno, anche al più distratto e ingrigito passante, un bagliore d’emozione. Per attrarre la gente comune a emozionarsi con l’arte, è necessario portare l’opera in mezzo alla strada.

Sono già diversi anni, che sta prendendo piede l’Arte di Strada, i Murales, spuntati quasi improvvisamente sui disadorni palazzi delle borgate romane, hanno riconsegnato alla bellezza dell’arte, interi quartieri degradati, attirando il turismo, con conseguente e positiva ricaduta sull’economia locale.

Ladispoli, una piccola città a trenta chilometri da Roma, paga tutti i danni della speculazione edilizia degli anni Sessanta/Settanta del secolo scorso, che l’ha gravemente deturpata, facendola assomigliare a una delle tante borgate romane. In questi ultimi vent’anni ha subito vari interventi all’urbanistica, per cercare di migliorare l’aspetto di questa cittadina, che ha subito un forte incremento demografico, a cavallo con il nuovo secolo, dovuto ai romani, che qui hanno coronato il sogno, di possedere una casa.

È un dato oggettivo, che l’edilizia moderna è disadorna, e le nostre città anelano al colore, alla forma, alla metafisica dello sguardo.

A Ladispoli è nata da alcuni anni l’Associazione Nuova Luce di Ladispoli, il cui Presidente: Giulio Foglia, scultore, ha avuto l’intuito di chiamare a raccolta i numerosi pittori e scultori del nostro territorio e con loro ha promosso mostre lungo i giardini e sulle piazze più frequentate della città. Ha curato numerosi corsi per avvicinare i bambini e gli adulti all’arte pittorica e scultoria. L’Associazione ha partecipato con altre opere di restauro e di sculture lignee ad abbellire la città, sempre a proprie spese e grazie al contributo volontario degli artisti.

Oggi vogliamo parlare dell’opera lignea I PESCATORI, che in questi giorni è stata inaugurata nei giardini centrali di Ladispoli, eseguita dal Maestro Napoleon Alberto Romualdo, insegnante all’Accademia di San Salvador, da anni in Italia, ora nostro illustre concittadino e socio dell’Associazione Nuova Luce.

Questa meravigliosa statua, in omaggio alle umili origini della città di Ladispoli, ha ridato vita al tronco di un albero ormai morto, accanto a un altro, dove già è presente una scultura, sempre donata da Nuova Luce, davvero bella dell’artista Toni Sechi, fatta nel 2015, che sarà restaurata prossimamente.

L’opera è stata patrocinata dal Comune di Ladispoli, che ha abbracciato con entusiasmo la proposta dell’Associazione Nuova Luce, che ha finanziato l’opera, avvalendosi della collaborazione di alcuni sponsor.

Dette queste informazioni doverose, mi corre obbligo di raccontarvi come ho conosciuto Napoleon Alberto Romualdo. Ero in fila nel traffico cittadino, un giorno come tanti con mio figlio disabile, quando mi vanno gli occhi su un baldacchino, sul quale vedo un uomo, che sembra un contorsionista. Per un attimo si sono incrociati i nostri sguardi e ci siamo salutati istintivamente da vecchi amici, poi ho dovuto proseguire.

Pochi giorni dopo mi sono fermata e finalmente ho scoperto cosa si nascondeva dentro quel tronco, che le mani sapienti del maestro, stava riportando alla luce dei nostri occhi spenti dalla fretta, dall’arroganza e dalla violenza.

Napoleon Alberto era appollaiato a lavorare e mi sono avvicinata per salutarlo, con discrezione per non disturbarlo; mi ha sorpreso il suo dolce sorriso e la disponibilità a parlarmi della sua opera, del suo messaggio di pace, d’integrazione. La voce delicata e la semplicità di chi, nell’umiltà dei gesti, racchiude la grandezza di un messaggio d’amore per l’umanità tutta.

I suoi Pescatori esprimono nel volto l’angelica e austera purezza del dolore e della sofferenza. Le linee a volte taglienti del naso e della bocca, serrati nello sforzo del lavoro, le reti, i pesci, l’evangelico raccogliere e accogliere, sembrano un monito a non dimenticare cosa significa essere Umani. Il mare con tutti i suoi significati e il suo presente di morte, di sconforto e di violenza, fa sentire il suo ringhio. Il mare violentato dall’inquinamento, il mare come risorsa, come sostegno, la sua eco sembra avvolgere i due Pescatori di legno, abbracciati nello sforzo di raccogliere la rete piena di pesci.

E questa rete con i pesci, questo sforzo di braccia umane, questi muscoli con le vene, ricavate dalle venature dell’albero, levigate dalla linfa della vita, nella quale nulla si crea e nulla si distrugge ma tutto si trasforma, ci esortano a lottare, a restare uniti a non mollare la rete, che ci accomuna con il mistero dell’esistenza.

Napoleon Alberto ho vagheggiato osservando la tua opera! Fin dalla prima volta che l’ho vista appena sbozzata, mi ha riportato alla mente immagini di uomini e di mare, di gioia e di dolore, di miti passati e presenti, saranno i libri che affastellano volti e scenografie nella mia testa.

Adesso però Napoleon raccontaci tu, com’è nata quest’opera dentro di te?

Quando abbiamo iniziato a parlare con Giulio Foglia di questo lavoro scultoreo, siamo andati a vedere l’albero, ho fatto alcuni disegni, anche un modello di argilla, ma quando ho iniziato a lavorare ho trovato un legno molto vucato (poroso e bucherellato) e delicato che ha cambiato la mia idea originale, un aspetto puramente tecnico. L’idea di fare un lavoro avente per tema I pescatori l’ho molto apprezzata, parlare di lavoratori umili, come i pescatori, che hanno un codice di cooperazione, d’aiuto, un lavoro, che esalta lo spirito di solidarietà, sembrava bello e importante nel contesto attuale, dove si dice senza peccato “dobbiamo affondare la barca”. E questa è l’idea del lavoro, una catena di azioni che viene spinta nelle mani fino a colui che si nasconde nel background, il più debole, che si odia perché diverso e, soprattutto, perché è povero. Fare il lavoro mi ha permesso di parlare dell’inquinamento marino.

Sono grato al Comune di Ladispoli e agli sponsor, per aver consentito di realizzare quest’opera.

Quali difficoltà hai incontrato nell’esecuzione dell’opera?

No, è stato una normalissimo lavoro di scultura su legno, niente di strano per il mestiere dello scultore; ma quello che mi è piaciuto maggiormente è stato conoscere meglio la gente di Ladispoli, che non è tanto diversa dalla mia gente.

Mi auguro che si sviluppi quest’idea dell’arte di strada, perché l’Arte è integrazione, è pace, è bellezza.

Caro Maestro ce lo auguriamo tutti, non è un caso che molti muri, un tempo scrostati e disadorni anche dei giardini pubblici, si stiano ricoprendo di disegni, così come alcune scuole. Bisogna riconosce all’Associazione Nuova di essere stata d’esempio, pioniera del bello a Ladispoli.

Ora Napoleon, ci hai accennato alle tue esperienze con la gente di Ladispoli, che ti è sembrata molto simile ai tuoi conterranei, raccontaci meglio quali sono state le emozioni più belle che hai provato?

Questa parte è molto importante per me, la parte umana del mio mestiere, il contatto con gli spettatori, che diventano parte integrante dell’opera con la loro storia e la loro energia. Quanta gente bella che mi ha fatto sentire molto apprezzato, ringrazio tutti per il sostegno ricevuto. Quando fai un lavoro di questo tipo, in mezzo alla strada, ti nutri di emozioni, è una specie di prova antropologica, di scambio di conoscenza reciproco tra artista e spettatore. Una forma d’integrazione e inserimento nel tessuto sociale della città.

Grazie Maestro della tua disponibilità e ora voglio farmi due chiacchiere con Giulio Foglia e la sua insaziabile voglia d’arte che come un sacro fuoco lo avvolge e ci avvolge con le sue iniziative.

Giulio raccontaci brevemente com’è nata l’Associazione Nuova Luce:

La nostra Associazione è nata sei anni fa, nel 2013, quando a Ladispoli si aveva un concetto dell’Arte, vissuta solo all’interno di luoghi chiusi, per una ristretta cerchia d’interessati. Il nostro progetto è stato quello di far vivere l’arte, inserendola nella vita quotidiana dei cittadini. Scendendo nelle piazze, nei giardini, l’arte diventa così strumento di educazione, di bellezza e di denuncia.

Caro Giulio hai proprio ragione, l’Arte è la forma più sublime di comunicare e riteniamo che non lo si possa più fare solo nei musei. Ora raccontaci com’è nata

l’idea di quest’opera, realizzata magnificamente da Napoleon Alberto.

Quest’opera l’avevamo in mente già da diversi anni, pensando ai Pescatori, che fanno parte della nostra città, insieme ai contadini, primi abitanti del nostro territorio. Un omaggio alla memoria di chi eravamo, da trasmettere alle generazioni future.

Ho visto che è stato predisposto un altro tronco d’albero, cosa pensate di fare?

Ovviamente un omaggio alla memoria contadina, quindi i prossimi saranno I Contadini.

Rappresentando le origini marinare e contadine della nostra città, vogliamo trasmettere e quindi ricordare le qualità migliori dei ladispolani, che sono persone pronte al sacrificio, all’accoglienza e al coraggio.

Noi, salutando Giulio Foglia e Napoleon Alberto Romualdo, sosteniamo la loro idea di divulgare la Cultura, scendendo in strada tra la gente, per donare un sorso di bellezza al nostro quotidiano affannato, violento, amaro e fondamentalmente brutto.

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