Solarpunk: immaginare un futuro luminoso

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Chiudi gli occhi e prova ad immaginare la Terra tra 100 anni. Cosa vedi?

La temperatura media globale è aumentata di 5 gradi. Gran parte delle aree temperate sono ormai desertificate, le calotte polari sono ridotte a trucioli di ghiaccio e il conseguente innalzamento dei mari ha reso inabitabili quelle che un tempo erano le zone costiere. Migrazioni di massa e lotta per le risorse hanno portato a nuove guerre ed epidemie. Una ristretta élite di oligarchi vive in città-serra antisettiche, che la tecnologia preserva dai fenomeni metereologici estremi e dall’inquinamento. Meno fortunati di quella che era la vera classe dominante di un tempo, che decenni fa ha abbandonato il pianeta inseguendo il sogno di colonizzare lo spazio. Il resto dell’umanità sopravvive a stento nelle rovine del mondo passato, spartendosi i rifiuti con ratti e scarafaggi, ciò che rimane dell’ecosistema terrestre dopo la sesta estinzione di massa.

Riapri gli occhi. Da quando la tua fantasia è diventata così tetra? Quando è che abbiamo smesso di immaginare macchine volanti e servizievoli maggiordomi robotici, e nel futuro abbiamo cominciato a vedere solo morte e distruzione?

Cercare di immaginare il futuro è un esercizio mentale basato sulla razionalità e sull’osservazione del presente. Al contrario del mistico, che si abbandona alla visione di un “mondo altro”, completamente avulsa dalla realtà che lo circonda, il futurologo parte da un’attenta analisi del reale. Individua fenomeni già in essere e prova a tracciare una traiettoria, creando così scenari più o meno probabili, ma pur sempre possibili, futuribili.

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Partendo da queste premesse, il futuro che ci attende non può che essere grigio.

È più facile immaginare la fine del mondo che la fine del capitalismo[1].

Questa citazione di Fredric Jameson descrive perfettamente il cul-the-sac immaginativo in cui gli scrittori di fantascienza – ma anche le persone comuni – si sono trovati invischiati per almeno 30 anni. In alcuni contesti anche solo parlare di “capitalismo” può essere divisivo: potremmo decidere di optare per una perifrasi come “il nostro attuale sistema economico, tecnologico e politico”, oppure essere ancora più specifici parlando di Antropocene, patriarcato (“Maschiocene”, l’ha definito qualcuno) o scegliere un altro dei neologismi utilizzati per descrivere l’epoca che viviamo. Il risultato non cambia; per molti anni l’analisi del presente è riuscita a dare alla luce solo due possibili scenari futuribili:

  • L’accelerazione irreversibile delle dinamiche attuali, fino alla degenerazione in un’oscura tecnocrazia (basti pensare al genere Cyberpunk, con celebri esempi come The Matrix)
  • Il collasso definitivo della civiltà (che ha come risultato il genere post-apocalittico molto in voga nella fantascienza contemporanea, ben rappresentato da film come Mad Max)
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Città solarpunk (credits: siamomine)

Insomma, per un lungo periodo che va dalla disillusione degli anni Ottanta ai giorni nostri, l’unico sviluppo logico del tempo presente sembrava essere rappresentato dalla distopia.

Interrogato su cosa si aspettasse dal domani, il futurologo e designer Bruce Sterling ha sintetizzato questa diffusa visione di un futuro senza scampo in una frase molto elegante, che ricorda quasi la forma letteraria dell’haiku: «Persone anziane, in grandi città, terrorizzate dal cielo[2]»:

  • Persone anziane: il campo di studio sempre più importante delle cosiddette “Life-technologies” aumenterà sempre più l’aspettativa di vita, almeno per una parte specifica della popolazione (spesso i concetti di distopia e utopia non sono distribuiti equamente a livello geografico e di classe sociale)
  • In grandi città: il fenomeno dell’urbanizzazione sembra l’unica possibilità per lo sviluppo umano. Attualmente il 56% della popolazione mondiale vive in città, percentuale destinata a raggiungere il 70% entro il 2050
  • Terrorizzate dal cielo: il cambiamento climatico e le sue conseguenze saranno un fattore sempre più determinante per la storia dell’umanità negli anni che ci aspettano

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Alla luce di questi elementi, sembra non esserci alternativa all’arrivo di una Nuova era oscura”, se non forse l’apocalisse: un reset totale della civiltà contemporanea causato da un evento catastrofico che permetterà all’umanità di ricominciare da zero.

Finalmente, attorno al 2010, la luce di una nuova narrativa ha cominciato a farsi strada tra le nuvole di smog del cielo del futuro. Stiamo parlando della luce radiosa del Solarpunk.

Cos’è il “Solarpunk”? Un movimento, una nuova estetica, una vibe, come direbbe qualcuno. Il modo più semplice per avere un’idea di cosa si intenda con questa parola è aprire Instagram o Tumblr e provare a dare un’occhiata ai risultati che si ottengono cercando l’hashtag #Solarpunk. Quello del Solarpunk non è un fenomeno centralizzato e creator di vario tipo da tutte le parti del mondo arricchiscono ogni giorno questo concetto attraverso le loro opere e la loro visione personale.

L’intento dichiarato del Solarpunk è quello di ribaltare la narrazione contemporanea del futuro, ispirando le persone ad abbandonare una visione distopica per abbracciare l’utopia. Le due componenti di questo neologismo forniscono già un manifesto programmatico.

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Il futuro sarà alimentato dall’energia solare. Nel genere Cyberpunk la tecnologia è onnipresente, ma opaca. La sua vera natura, composta di codice binario e cavi, può essere conosciuta solo da pochi eletti: gli hacker, che sono i veri eroi delle storie Cyberpunk. A loro volta, le estrose invenzioni presenti nel genere Steampunk sono basate sulla nostalgia retro-futurista per un mondo che non esiste più e hanno più a che fare con la magia che con la scienza. Sia il Cyberpunk che lo Steampunk concepiscono la tecnologia come una scatola oscura. Dall’altra parte, il Solarpunk oppone all’ “hacker esoterista” del Cyberpunk e allo “scienziato pazzo” dello Steampunk una figura ben più realistica: quella dell’ingegnere, spesso autodidatta. Il concetto della tecnologia “fai da te”, che spesso sfocia in un approccio di problem solving Jugaad, è parte integrante della visione di innovazione del Solarpunk.

L’energia del sole è accessibile a tutti, e lo sarà ancora di più in futuro, considerato anche il prevedibile aumento di radiazione solare dovuto al cambiamento climatico. Il Solarpunk promuove una nuova relazione tra esseri umani, tecnologia ed ecosistemi. Nei lavori artistici più visionari ascrivibili al genere Solarpunk vengono spesso rappresentati elementi architettonici ispirati all’Art Nouveau, ma con una differenza sostanziale. Se nell’Art Nouveau il design umano imita le forme della natura, nel Solarpunk la tecnologia cerca di riprodurre i processi naturali. Fotosintesi artificiale, tecnologie per il controllo delle piogge e sistemi per la sottrazione di anidride carbonica dall’atmosfera (spesso attraverso processi di riforestazione massiva) sono il tipo di invenzioni fantascientifiche che ci si può aspettare da un racconto Solarpunk.

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Le ideologie punk sono centrali nella visione ottimistica del Solarpunk e hanno un ruolo fondamentale nel definirne l’agenda politica. Le società del futuro descritte nei racconti Solarpunk sono basate sui concetti di decentralizzazione, auto-organizzazione, orizzontalità, mutuo aiuto e ugualitarismo. Spesso i protagonisti di queste storie sono non-occidentali e non-binari, e in questo aspetto il Solarpunk è vicino ad altri sotto-generi della fantascienza contemporanea, come ad esempio l’Afro-futurismo.

Questo non significa, tuttavia, che i racconti Solarpunk si limitino alla mera descrizione di un mondo ideale, il conflitto è ben rappresentato e problematizzato. Può trattarsi dell’attrito con un passato oscuro (il nostro presente) opposto ad una nuova società illuminata, o può anche manifestarsi come scontro tra gruppi di persone, ideologie o classi sociali, specialmente se la storia è ambientata in un futuro prossimo, in cui l’utopia Solarpunk non è ancora compiuta ed è rappresentata come una tendenza piuttosto che come lo stadio definitivo del progresso umano.

Ciò che è davvero interessante dell genere Solarpunk (e più in generale della speculative fiction) è la sua capacità di dare forma ad una visione alternativa del nostro presente, prima ancora che del futuro. La scrittrice Ursula K. Le Guin ha definito la fantascienza come un’arte descrittiva, non predittiva. Con il loro lavoro gli scrittori di fantascienza creano metafore che ci aiutano a comprendere meglio il cambiamento in corso nel tempo presente, con le sue possibili traiettorie, complessità e frizioni. Il Solarpunk è un esempio paradigmatico del potere dell’immaginazione, il cui scopo è fornirci strumenti per navigare i tempi incerti in cui viviamo per costruire, piuttosto che prevedere, un futuro sostenibile e desiderabile.

Se non conoscevi il Solarpunk e vorresti scoprire di più di questo genere letterario, ti consigliamo di esplorare il catalogo della casa editrice Future Fiction, che negli ultimi anni ha tradotto i racconti di autori di questo genere da tutto il mondo.

 


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Giovanni Luca Molinari

Nato a Milano, ha studiato Lettere Moderne e Comunicazione tra Italia e Germania. Appassionato di cinema e letteratura, ma anche di arti visive, anime, meme, giochi da tavolo... In questo momento è particolarmente affascinato da quei punti di contatto tra vecchie forme espressive e nuove tecnologie.