Il Salone del Libro 2019, tutto quello che è successo (e la nostra opinione)

L’ultima edizione del Salone del Libro di Torino verrà probabilmente ricordata come la più turbolenta della storia di questa manifestazione. Le ragioni, come si sa, sono legate alla partecipazione di una casa editrice, Altaforte Edizioni, che, data la sua dichiarata vicinanza a posizioni fasciste, ha suscitato grandi proteste: il collettivo Wu Ming ha rifiutato di partecipare al Salone, e con loro si sono schierati artisti come Zerocalcare, intellettuali come Carlo Ginzburg, fino al Museo di Auschwitz. Al punto che la direzione del Salone del libro si è vista costretta a escludere la casa editrice.

Cosa è successo nel dettaglio? E perché questo fatto è così importante?

Chi è Altaforte Edizioni

La prima domanda è spontanea: chi diamine siano questi, e da dove saltino fuori. Come spiega esaustivamente Wired, si tratta di una casa editrice di estrema destra, guidato da Francesco Polacchi, condannato a un anno e quattro mesi per aver partecipato agli scontri di Piazza Navona nell’ottobre del 2008, in cui dei membri di Blocco Studentesco aggredirono gli studenti dell’Onda con delle spranghe, inneggiando al fascismo e al Duce. Inoltre fu indagato (poi prescritto) nel 2007 per aver accoltellato un uomo fuori da una discoteca, dopo un litigio, e fu autore di una serie di scontri e aggressioni tra cui un’irruzione negli studi della Rai. 

Francesco Polacchi, scontri di piazza Navona 28 ottobre 2008

Francesco Polacchi, riconoscibile al centro della foto, durante gli scontri in Piazza Navona il 28 ottobre 2008 (credits: Dinamopress, particolare)

La casa editrice è dichiaratamente dell’area di estrema destra, e pubblica Il Primato Nazionale, una delle riviste di riferimento di quell’area e diretto da Adriano Scianca, uno degli intellettuali più in vista dell’estrema destra italiana, autore di diversi libri di stampo revisionista. Con una oculata strategia comunicativa, pubblica assieme a libri sull’Oriente e fumetti su Jan Palach e Massoud, anche uno su Mussolini e un altro su Sergio Ramelli, dall’eloquente sottotitolo «Quando uccidere un fascista non era reato»; e ovviamente possiamo trovare libri dal titolo L’alba della rivoluzione fascista; La marcia ideale sul mondo della civiltà fascista; Fascismo al femminile; Viva la muerte!; Diario di uno squadrista toscano, e via di questo passo con titoli che neanche si peritano di velare la loro nostalgia.

E, come se tutto questo non bastasse, ha pensato lo stesso Polacchi a buttare il carico da novanta, definendo Mussolini come «Il più grande statista», e affermando: «Non posso dire che sono fascista? E invece sì, sia teoricamente, sia tecnicamente» (Fatto Quotidiano). Quando alla trasmissione radiofonica La Zanzara gli viene chiesto cosa pensasse della dittatura, Polacchi ha ribadito serafico: «A volte servono le maniere forti» (Repubblica). Infine, a Un giorno da pecora, afferma: «L’antifascismo è il vero male di questo paese». (Corriere)

Il libro di Matteo Salvini

La casa editrice in questione non si sarebbe limitata a presenziare proponendo i suoi libri nostalgici, ma avrebbe presentato nientemeno che un libro-intervista su Matteo Salvini, e organizzando una presentazione a cui il Ministro dell’Interno avrebbe partecipato.

Come ha fatto notare lo stesso direttore del Salone del Libro, Nicola Lagioia, in un post su Facebook, la presentazione non è mai stata inserita nel programma ufficiale del Salone: anzi, la direzione ha espressamente chiesto a tutti gli uomini politici di astenersi dal presentare propri libri, perché questo significherebbe implicitamente fare campagna elettorale, e il Salone voleva essere al di fuori di ogni strumentalizzazione politica.

La richiesta, dice ancora Nicola Lagioia, «è stata rispettata da tutti gli uomini politici con cui abbiamo avuto un’interlocuzione, diretta o mediata». Il ministro Salvini, dunque, sarebbe stato l’unico uomo politico presente con un suo libro al Salone. Con evidente assenza di ogni par condicio, viste le imminenti elezioni europee e amministrative.

La protesta degli antifascisti

Nello stesso post di Facebook, Nicola Lagioia, con tutto il comitato editoriale del Salone, afferma: «Crediamo che la comunità del Salone possa sentirsi offesa e ferita dalla presenza di espositori legati a gruppi o partiti politici dichiaratamente o velatamente fascisti», e invitava a un dibattito su questo tema.

Ma il comitato editoriale non ha l’autorità per decidere se escludere o meno Altaforte Edizioni, e la palla è passata al comitato d’indirizzo, presieduto da Maurizia Rebola, direttore del Circolo dei Lettori, e a cui partecipa lo stesso Lagioia. In una nota, pubblicata anche su Facebook, il comitato d’indirizzo si richiama all’articolo 21 della Costituzione, e dunque alla libera manifestazione del pensiero «con ogni mezzo» e aggiunge che se Altaforte non è stata condannata per apologia di fascismo, non si può negarle il diritto di «acquistare uno spazio al Salone e di esporvi i propri libri».

È così che inizia una lunga serie di defezioni. Il collettivo Wu Ming annuncia che non andrà al salone del libro; Christian Raimo si dimette dal comitato editoriale, e nel frattempo arriva la rinuncia della Presidente nazionale dell’ANPI, Carla Nespolo; nei giorni seguenti anche il fumettista ZeroCalcare, la casa editrice People, il sindacato CGIL, lo scrittore Carlo Ginzburg.

Il caso diventa nazionale, e si accende una polemica con forti contrasti. La scrittrice Michela Murgia propone di andare comunque al Salone, «contendendo» la piazza, per così dire, ai fascisti. I giornali di destra difendono la casa editrice Altaforte, e ovviamente anche il ministro Matteo Salvini.

La goccia che fa traboccare il vaso è però la rinuncia del Museo di Auschwitz, con parole lapidarie: «Non si può chiedere ai sopravvissuti di condividere lo spazio con chi mette in discussione i fatti storici che hanno portato all’Olocausto, con chi ripropone una idea fascista della società».

A questo punto, la direzione del Salone del Libro è costretta a fare un passo indietro. Il Salone rischia di essere un flop colossale: dopo una settimana di polemiche, e dopo delle rinunce così importanti, questa sarebbe stata una delle edizioni più difficili da portare a termine, soprattutto da un punto di vista economico. Ogni rinuncia equivale a una gigantesca perdita economica.

La direzione, dunque. non può fare a meno di escludere la casa editrice dal Salone.

Lungi dal calmare le acque, l’esclusione della casa editrice ha provocato forti reazioni: i Wu Ming parlano di una vittoria; vi è stato chi, come il giornalista Luca Telese e diversi editori, hanno invece criticato questa scelta. Sull’opposto versante più di cento librai Feltrinelli chiedono che il libro di Salvini venga tolto dagli scaffali. E poi ci sono ovviamente loro, i fascisti di Altaforte, che con un certo sprezzo del ridicolo si sono paragonati alle vittime dell’Olocausto.

La nostra opinione

Bisogna innanzitutto dire che questo secondo noi è un fatto rilevante.

Qualche anno fa sarebbe stato impensabile che un ministro dell’Interno scegliesse una casa editrice fascista per un suo libro. Sarebbe stato impensabile che una casa editrice fascista venisse accolta, e almeno sulle prime, difesa da una delle manifestazioni più importanti in Italia. Questo evento segna un passaggio storico di non secondaria importanza nel nostro paese. Fotografa un’Italia che accetta, passo dopo passo, che certe idee abbiano diritto di cittadinanza, e si diffondano.

La casa editrice Altaforte è solo la punta dell’iceberg. Se si fa un giro in edicola, si scoprono decine e decine di pubblicazioni di sapore nostalgico, che nel silenzio vengono diffuse. Oltre a case editrici come Ferrogallico, Eclettica, Il primato nazionale, tutte legate ad Altaforte e a Casapound, vi sono case editrici importanti, conosciute, che pubblicano materiale e analisi fasciste e parafasciste.

Calendario di Mussolini

Calendario di Mussolini. Uno dei tanti simpatici gadget che si possono trovare in edicola. (Credits: MilanoToday)

Il silenzio generale fa bene a certe idee. Permette loro di crescere, di maturare, di strutturarsi. È vero che la protesta antifascista ha dato una grande visibilità a una casa editrice prima del tutto sconosciuta, ma è anche vero che questa visibilità, finalmente, ha spaventato, ha indignato, ha fatto sì che il problema finalmente emergesse, forte e chiaro.

Il fascismo non è una delle tante posizioni politiche: è la negazione delle posizioni politiche. Il fascismo è innanzitutto dittatura, dominio del più forte su tutti gli altri. Il fascismo storico ha schiacciato e represso nel sangue ogni possibilità di dissenso.

È importante ricordarlo. È importante ricordare che chi si richiama al fascismo, si richiama a chi ha ucciso in nome del dominio del più forte, in nome dell’azzeramento di ogni diritto, in nome della morte, come dice uno dei loro slogan. L’hanno detto, e l’hanno fatto. Il fascismo è stato non solo complice, ma promotore delle leggi razziali. I campi di concentramento, di lavoro, e di sterminio, li abbiamo avuti anche in Italia (e qui potete trovare una loro mappa). Chi non è stato fatto schiavo o ucciso in Italia è stato mandato in Germania, in Polonia, in Austria.

Chi si richiama al fascismo oggi rivendica questi fatti, oggi li rinnega. Oggi piagnucola parlando di “censura”, domani sarà censore lui stesso. E non solo censore. Se Polacchi è autore di una serie di aggressioni come quella che gli è valsa la condanna, non è certo l’unico, anzi, possiamo dire che è in buona compagnia.

I fatti di Casal Bruciato, oppure lo stupro a Viterbo da parte di un consigliere di CasaPound, basterebbero già da soli a dire che sì, in Italia c’è un problema, e questo problema è il fascismo. Ma, se andiamo indietro con la memoria, scopriamo che le aggressioni fasciste sono tantissime. Proprio in questi giorni dei ragazzi di Pavia stanno ricevendo minacce, insulti, e qualcuno è stato pure picchiato, e non è la prima volta; l’omicidio di un ragazzo nero a Firenze lo scorso anno; il raid razzista a Macerata; l’irruzione fascista in un’associazione a Como. Sono tantissimi questi casi. Così tanti che è stata fatta una mappatura, che si infittisce ogni giorno di più.

Mappa delle aggressioni fasciste

Mappa delle aggressioni fasciste

È per questo che noi, quest’anno, non siamo andati al Salone del Libro.

Noi siamo un piccolo blog, che si occupa di letteratura e di arte. Anche se non siamo soliti a ridurre l’arte a un fatto politico, ci rendiamo conto che l’arte non è fine a se stessa. Ha senso se riporta chi la fa e chi ne fruisce nella vita. Riteniamo che si debba prendere una posizione, a volte anche politica. È per questo che abbiamo scritto, e continueremo a scrivere, un ciclo di articoli sul fascismo: perché bisogna combatterlo.

E combatterlo non vuol dire semplicisticamente censurarlo. Significa impedire che cresca, che si strutturi. Evitare, per esempio, che una casa editrice possa guadagnare un mucchio di soldi vendendo il libro del Ministro dell’Interno. Promuovendo altri libri, altri scrittori, altre realtà. Denunciando gli abusi e i crimini dei fascisti. Spingendo le persone a pensare

E, nel nostro piccolo, contribuendo a costruire una cultura diversa. Una cultura che ricordi, sempre, la piena e inviolabile dignità dell’uomo e dell’esistenza.

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