Ricordando Pasolini: conversazione con Patrizia Gradito

Un’anima in me, che non era solo mia,
una piccola anima in quel mondo sconfinato,
cresceva, nutrita dall’allegria

di chi amava, anche se non riamato.

Pier Paolo Pasolini, Il pianto del salice, poema in Le ceneri di Gramsci

Il giorno 26 ottobre alle ore 17,00 a Ciampino, in Via Principessa Pignatelli n. 21, sarà affissa una targa permanente, per ricordare l’esperienza didattica di Pasolini che, negli anni 1951-1954, insegnò nella scuola parificata “Francesco Petrarca”, un villino a due piani con la vigna intorno, sostituito poi con un palazzo.

Quei magnifici e difficili anni del nostro amato poeta, giunto da poco da Casarsa della Delizia, appena trentenne, saranno all’origine delle liriche e dei poemi presenti ne Le Ceneri di Gramsci, pubblicate nel 1957, conseguendo un eccezionale successo di pubblico in Italia e all’estero.

Le strade calcinate e polverose, ora sono state asfaltate, ma Roma rimane una città eternamente ricca di “borgate tristi, beduine, // di gialle praterie sfregate // da un vento senza pace[1],“ dove tutto è possibile nel bene e nel male.

Una città che è nata come punto d’incontro, di potere, eterna e multietnica, ricca di contraddizioni, così come di cialtroni e incapaci governanti e di sudditi indisciplinati. Una metropoli ormai dove le diverse culture, dialetti, etnie, non l’arricchiscono, eppure è nella sua diversa e cruda bellezza la sua unicità, che tanto amò Pier Paolo Pasolini, ma Roma ha mai amato Pasolini?

Pier Paolo PasoliniOggi non si fa altro che nominarlo, perché qualcuno rispolvera i suoi scritti e si accorge di quanto fosse avanti con il suo pensiero, di quanto avesse capito e spiegato l’evoluzione distorta della società italiana. Il consumismo stritolante, privo di morale, cui si è asservito ciascuno di noi, figli del Ridicolo Decennio, gli anni Sessanta, di cui ora paghiamo le conseguenze disastrose, sono stati i temi fondamentali del messaggio del nostro autore, una voce fuori dal coro, stritolata dalla macchina del silenzio, quel lontano 2 novembre del 1975.

Patrizia Gradito e Nicola Viceconti, scrittori e intellettuali, cresciuti a Ciampino, hanno ritenuto doveroso ricordare Pasolini, continuando l’opera di valorizzazione di quest’autore già iniziata con l’Archivio Pier Paolo Pasolini, a cura di Enzo Lavagnini, che è in stretto contatto con il Centro Studi Pier Paolo Pasolini di Casarsa delle Delizie (PN) e il Centro Studi PPP di Bologna che ha dato il patrocinio all’iniziativa che veniamo presentando.

Nicola Viceconti è noto ai lettori del nostro blog come raffinato scrittore e poeta civile. Prolifico autore, che a breve intervisteremo a proposito dei suoi ultimi lavori e attività letterarie.

Vorrei parlare con Patrizia Gradito, la sua compagna di vita, appassionata di letteratura, lettrice vorace, scrittrice, che per mestiere è coordinatrice del centro documentazione di un ente pubblico di ricerca scientifica. Raccontaci in breve la tua storia e cosa ti lega da sempre a Pasolini e alla scuola dei coniugi Bolotta.

Sono nata a Roma, ho studiato allo IULM di Milano e tranne brevi periodi di permanenza all’estero ho da sempre vissuto a Ciampino. Sono traduttrice e lavoro nell’ambito scientifico biomedico ma la letteratura, il cinema e le arti sono la mia passione. Collaboro con Nicola Viceconti a un progetto letterario da lui ideato, “Novelas por la identidad”, richiamandosi al “Teatro por la identidad”delle Abuelas de Plaza de Mayo. Temi centrali della nostra attività e produzione sono l’identità, i diritti umani, la memoria. Noi riteniamo che, chi scrive, abbia una responsabilità, oggi: la narrazione può toccare l’animo umano attraverso un approccio empatico e indurre a riflessioni profonde. Può insegnare a discernere, accompagnare a creare consapevolezza e a sviluppare un preciso dovere morale… per scongiurare l’indifferenza

Nicola Viceconti e Patrizia Gradito

Nicola Viceconti e Patrizia Gradito

Benissimo Patrizia, ora torniamo all’evento del 26, nella locandina dell’evento ci sono diverse personalità, come i suoi ex allievi Giulio Romani e Laura Bonifaci e appassionati e studiosi di Pasolini, come Enzo Lavagnini, Responsabile dell’Archivio Pier Paolo Pasolini di Ciampino e Roman Reyes, Presidente della EuroMed University di Madrid e l’attrice Adonella Monaco, che reciterà alcuni dei suoi versi.

Quale è stato l’impatto della notizia della commemorazione del 26 ottobre con la gente di Ciampino?

Si tratta di un’iniziativa privata di respiro pubblico con una forte valenza simbolica. Nicola Viceconti ed io ce ne siamo fatti promotori interpretando la volontà di molti ciampinesi. Dal punto di vista sociologico, infatti, la commemorazione del vissuto pasoliniano nella scuola media dei coniugi Bolotta, costituisce un fattore identitario importante, è un’opportunità di aggregazione e di ricostruzione della memoria.

È sorprendente notare come la collettività si sia animata e come abbia via via espresso un forte consenso all’iniziativa, ora in tanti stanno cercando di dare persino un contributo fattivo.

Il punto di partenza è stato il condominio di V. P. Pignatelli, n. 21 che, a luglio di quest’anno ha autorizzato il progetto all’unanimità. Alcune signore si sono offerte incaricandosi dell’accoglienza con la preparazione di dolci fatti in casa per un brindisi.

La notizia dell’evento è stata diffusa anche attraverso i social con il titolo “Mi alzo alle 7 vado a Ciampino”, una frase che Pasolini aveva rivolto all’amico e critico letterario Spagnoletti nel 1952. L’eco di questa notizia è giunta ai più importanti Centri Studi e Archivi dedicati a Pier Paolo Pasolini in Italia, che non hanno esitato a concedere il proprio patrocinio morale, dando una valenza nazionale all’iniziativa. La stessa partecipazione del professor Reyes a Roma in questi giorni in occasione di un convegno internazionale sull’influenza della cultura spagnola di Pasolini, di cui è relatore, accende i riflettori su Ciampino.

Secondo te, quanto è cambiata Ciampino, a parte i palazzi e le strade, da quei lontani anni in cui vi insegnava Pasolini?

Quando arrivò Pasolini, negli anni ’50, Ciampino era costituita da poche casette sparse nella campagna romana, popolata per lo più da vigneti. Sorta intorno all’aeroporto, l’unico di Roma fino al 1961 e legato a figure come Umberto Nobile e imprese come il decollo del dirigibile verso il Polo Nord. Era dominata da due costruzioni: la Distilleria, inaugurata nel 1938 e accanto alla Chiesa del Sacro Cuore di Gesù, il collegio femminile al centro della cittadina. Inagibile a causa dei bombardamenti subiti nel ’43, fu occupato da famiglie di sfollati; c’erano spazi aperti dove i ragazzi si intrattenevano a giocare a pallone. Qui il professore e i suoi alunni organizzavano le partite ed è qui che Pasolini è venuto in contatto con quella umanità dolente che consoliderà l’ispirazione per il romanzo “Ragazzi di vita”, pubblicato nel ’55, proprio un anno dopo aver lasciato l’insegnamento. I ragazzi amavano i giochi di cortile, i più grandi allestivano sale da ballo nei garage, nelle cantine. Negli anni Sessanta, i ragazzi di Pasolini come Pietrantonio, Giulio Romani, Vincenzo Cerami e mio padre si incontravano per ballare i rock, i twist e i lenti. Due dei “studenti di Pasolini” saranno presenti al momento dell’affissione. C’era poi la stazione ferroviaria che collegava la cittadina a Roma e a Frascati. Il treno è stato da sempre il mezzo utilizzato da molti ciampinesi.

Le trasformazioni di Ciampino sono quelle che hanno coinvolto anche la capitale. Ai tempi di Pasolini era un riflesso dell’Italia provinciale, contadina, operosa, a ridosso dei castelli romani, è diventato Comune autonomo nel 1974. I rapporti erano tipici dei piccoli agglomerati urbani. Ci si conosceva un po’ tutti. A seguito dell’esplosione demografica e di una certa cementificazione a tratti aggressiva, dagli anni Settanta in poi, la morfologia di Ciampino è mutata, fino a confondersi in una periferia romana. Ciampino ha visto, negli anni passati, la realizzazione di eventi culturali di grande levatura, come il Ciampino Jazz Festival, gli appuntamenti letterari o altre iniziative teatrali. Poi è subentrato un periodo di stasi da cui speriamo di uscire presto, chissà proprio a partire da iniziative come questa!

Nicola Viceconti

Nicola Viceconti

Patrizia cara, ora parlaci della poesia, scritta da Nicola e vincitrice di un prestigioso premio, che verrà letta il 26 ottobre, devo approfondire la conoscenza del poeta, finora conosco lo scrittore, ma immagino che l’impegno civile e morale sia il filo conduttore della sua poetica.

“Pensare era la mia ricchezza e il mio privilegio, più della metà dei miei versi sono stati pensati e scritti in treno” racconta Pasolini in Un paese di temporali e primule di Nico Naldini, suo cugino. Pasolini era solito andare in bicicletta in Friuli per raggiungere la scuola, per arrivare a Ciampino invece, era costretto a prendere più mezzi, l’ultimo il treno, dove ogni giorno si concentrava sulla lezione che lo attendeva, sui suoi scritti, sulle sue poesie.

Con “Il treno di Pierpaolo”, Nicola Viceconti ha ottenuto una menzione di merito alla XXXV Edizione del “Premio letterario Città di Cava de’ Tirreni” (SA) – sezione poesia, ed è stata l’occasione per raccontare dell’esperienza di Pier Paolo Pasolini a Roma e a Ciampino, della sua abilità di insegnante, del rapporto con i giovani e del suo profondo legame con Vincenzo Cerami. Erano gli anni di gestazione delle opere che gli sono valse la notorietà a livello internazionale.

Nel tributo al grande intellettuale del Novecento, Viceconti fa parlare il giovane uomo con le sue responsabilità e i suoi ideali, le sue ombre e le sue utopie, i suoi valori, spogliato di quello che sarà poi. Anche il nome nel titolo scritto affettuosamente in modo scorretto, tutto unito, lo avvicina a noi. La voce in prima persona tocca nel profondo e cuce le distanze temporali. La visione che ci restituisce in questi versi, ci svela i punti di contatto e l’eredità della poetica civile e militante pasoliniana: la concezione delle nuove generazioni come autentica potenzialità di rinnovamento.

(…) Penso ai loro sguardi,
vispi e liberi come questa campagna
fatta di case sparse e cavalli al trotto
che non smetto di ammirare.
Qualcosa cresce in me
nella scuola di Ciampino
(..)

La poesia fa parte di “Torneranno i Cavalli al galoppo. Versi di amore e di lotta”, una raccolta policroma che spazia su molteplici temi: da quelli civili a quelli memoriali, da quelli metafisici a quelli attinenti alla dimensione terrena, ricamati insieme dalla consapevolezza del mistero dell’esistere. Poesie di resistenza contro ogni omologazione culturale, contro ogni appiattimento, che confidano nella possibilità di rivoluzionare questo nostro mondo dilaniato dalle ingiustizie sociali con una proattività militante. Sembra raccogliere l’eredità del Maestro friulano Viceconti, con i suoi componimenti che rappresentano un anelito all’essenza, che cantano la ricerca della bellezza platonica, intesa come la congiunzione del bello con il vero e il giusto, quale principio fondante dell’esistenza: “È un canto la poesia che amo/un grido ribelle al cielo (da “La poesia che amo”). Con quest’opera Viceconti celebra la meraviglia di esistere, il Thauma della metafisica aristotelica, la capacità di lasciarsi sorprendere per scoprire il gusto di conoscere, di emozionarsi. Viceconti ama citare un verso del grande poeta spagnolo Gabriel Celaya per sintetizzare la forza dirompente e visionaria della poesia comparandola a “un’arma caricata di futuro”. I versi che aprono la raccolta “Parole da scrivere” condensano questa sua attitudine: “altra rivoluzione nascerà da queste parole fresche / (…) parole mai indifferenti alla fantasia/al sangue dei giusti e alla verità dei popoli / (…) varchi sui confini / (…) parole di lotta e di amore / per dire che io esisto e sono vivo / poi nulla più”.

Grazie per il tuo prezioso contributo Patrizia, ci hai regalato una lettura critica dell’opera poetica dell’amico Viceconti davvero interessante. Non rimane che darci appuntamento il 26 ottobre alle 17 in via Principessa Pignatelli n. 21 a Ciampino.

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