Storia di Roque Rey

Storia di Roque Rey

Sulla copertina di Storia di Roque Rey, edito da Fazi Editore nella collana Le Strade, campeggiano alcuni colibrì svolazzanti e sgargianti, che, oltre ad essere un’azzeccata scelta grafica, s’intonano perfettamente all’indole del protagonista, Roque Rey: come i colibrì, infatti, Roque compie delle migrazioni erratiche, che se nel caso dei minuscoli uccellini sono dettate dalla fioritura, per il ragazzo dipendono dall’indole meditabonda, dal caso e dalle persone in cui s’imbatte.

Lo sventurato e innocente protagonista incarna uno dei desideri più reconditi da cui ciascuno di noi è naturalmente ed ineluttabilmente attratto: quello della fuga. Ma se normalmente la fuga rimane pura astrazione, allettante e dolce fantasticheria, per Roque si concretizza più volte nel corso della vita. Nel momento in cui pare aver trovato stabilità nella consuetudine, se ne va, vagabonda, ricomincia da capo. È in grado di abbandonarsi completamente ai sensi e agli impulsi, che lo travolgono con tale veemenza da fargli abbandonare tutto e da farlo salire su un bus, andandosene per sempre. Abbandona nel corso della sua vita gli zii, padre Umberto, i Los Espectros, Vryzas, spesso seguendo semplicemente «un fare vuoto e puro che non rispondeva a nulla né cercava nulla».

Il fulcro della storia, nonché la legge di gravità della vita di Roque, è l’errare, «quel perdersi segreto, quella camminata misteriosa per territori altrettanto misteriosi», che talvolta è sfogo inarrestabile, altre volte è puro deambulare ipnotico, e in molti casi è un errare solo mentale, un vagare in un labirinto di indecisione interiore e profonda. Nel corso delle sue camminate e dei suoi viaggi, prima in bus, poi, da adulto, in macchina, Roque s’imbatte nel paesaggio, che è in grado di interiorizzare o trasfigurare, rendendolo manifestazione visibile dei suoi dolori. È in grado di contemplare ciò che lo circonda talmente intensamente da arrivare al punto di «farsi divorare l’anima.»

Roque Rey

Le vicissitudini di Roque si mischiano con la Storia argentina, che Romero cita raramente in modo diretto: ne narra le conseguenze più tangibili, i pestaggi, l’iperinflazione, l’apertura della bara della moglie di Roque da parte di un gendarme per accertare che non avesse ferite da armi da fuoco. Così ripercorriamo le ferite dell’Argentina della seconda metà del ventesimo secolo: la dittatura militare di Perón, la crisi economica, la brutale dittatura militare con il tristemente celebre fenomeno dei desaparecidos, fino al governo Alfonsín.

Talvolta Romero indugia su particolari morbosi e perversi, che conferiscono un’aura barocca e oscura ad ogni storia. Così al realismo magico si aggiunge un’ombra scabrosa che impregna ogni pagina.

È una storia profondamente introspettiva, uno di quei romanzi che fanno acquisire una diversa percezione di noi stessi, facendo emergere la nostra inclinazione meditabonda. Insomma, è il libro di evasione perfetto per far farci ritrovare la nostra, seppur celata, indole da colibrì.

 


Ricardo Romero è nato a Paranà nel 1976, vive a Buenos Aires ed è una delle voci più interessanti della lettura argentina odierna. Ha pubblicato cinque romanzi e una raccolta di racconti e ha diretto la rivista letteraria Oliverio. Storia di Roque Rey è il suo ultimo romanzo, pubblicato in Italia questo novembre da Fazi. 

Vittoria Pauri
Vittoria Pauri

Alla domanda “Qual è il tuo motto?" non avrei esitazione a citare una frase di Gandhi: il miglior modo per trovare se stessi é perdersi nel servizio degli altri. Le due cose di cui non posso fare a meno sono la curiosità di capire ciò che mi capita intorno e un quadernetto su cui scrivo tutto quello che mi passa per la testa e su cui colleziono frammenti di libri, poesie e conversazioni.