L’anima delle bestie

Storie di animali nel Medioevo – II

Il processo della scrofa di Falaise, come scoperto per caso in Normandia qualche mese fa, è solo uno dei casi più noti e meglio documentati di questa categoria di avvenimenti, di quelle decine di processi agli animali che oggi ci fanno storcere il naso, lasciandoci increduli, ma che costellarono l’autunno del medioevo e che, anzi, proseguirono ben oltre le soglie della modernità.

Un fenomeno curioso che nei mesi successivi a quella scoperta mi ha condotto in giro per le biblioteche e gli archivi sparsi per mezza Italia e che si è conclusa con l’incontro fortuito, in un caffè di Milano, con un esperto della storia degli animali, certo Luigi Gallo, al quale dopo qualche birra sono riuscito a strappare un’intervista che vi trascrivo qui sotto risparmiandovi, vi vedo già sorridere sotto i baffi, dalla lettura delle mie estenuanti ricerche ahimè prive di mirabolanti colpi di scena.

Inizierei dalla domanda che ha dato origine alle mie ricerche: perché intentare un processo ad un animale? Per quale motivo?

L’animale, nel Medioevo, ha un ruolo centrale nella vita dell’uomo, lo si trova ovunque: nell’araldica, nei proverbi, nelle canzoni, nelle chiese. La cultura medievale, almeno nell’Occidente cristiano, è nel complesso curiosa dell’animale e questa curiosità si esprime attraverso due correnti di pensiero: la prima usa l’animale in opposizione all’uomo, il secondo creato ad immagine e somiglianza di Dio, il primo forma di vita imperfetta e sottomessa; la seconda, con meno seguaci, coglie una relazione privilegiata tra animale e uomo che affonda le sue radici nel pensiero aristotelico e paolino. Da Aristotele, infatti, deriva l’idea di una comunità degli esseri viventi che nobilita l’animale, mentre dall’interpretazione dell’Epistola ai romani di San Paolo nasce l’idea che, poiché anche le bestie saranno liberate dal peccato, così come gli uomini, nel giorno del Giudizio, allora è giusto ipotizzare che abbiano un’anima pure loro. Da qui l’inserimento degli animali tra i figli di Dio, da qui tutta una serie di domande sulla presenza dell’anima nelle bestie, sulla possibilità di una vita futura per loro, da qui l’inserimento, per esempio, del maiale nella sfera della moralità. Hanno gli animali una responsabilità morale? I processi agli animali sembrano dire di sì. Inoltre, e ciò lo si deve tenere sempre in mente, il processo ha valore esemplare più per l’uomo che per l’animale.

I maiali, in effetti, sembrano essere quasi i protagonisti assoluti di questi processi.

Sì, è vero. Il caso meglio documentato è quello della scrofa di Falaise ma se ne contano molti altri. Anzi, benché gli animali chiamati a processo siano molti – ricordo alcuni processi fatti ai cavalli, ad esempio – il maiale è una sorta di principe del foro, presente nove volte su dieci. Ci sono molteplici ragioni. Il maiale, innanzitutto, è il mammifero più diffuso in Europa sul finire del Medioevo ed è anche il più vagabondo, lo si trova ovunque, per le strade, nei giardini, nei cimiteri a tentar di dissotterrare cadaveri. Ai nostri occhi potrebbe sembrare un’invasione! Ma forse la ragione più interessante è la sua parentela con l’uomo, per l’uomo medievale di certo più serrata di quella con l’orso o con la scimmia. Tale idea viene confermata dalla storia della medicina: per molto tempo, infatti, si sono dissezionati maiali anziché uomini sia a causa dei divieti ecclesiastici sia a causa della somiglianza tra il corpo suino e quello umano. E se il corpo del maiale, se le sue viscere sono così simili a quelle dell’uomo non può esserlo anche l’anima?

Già, l’anima degli animali. Prima hai concluso dicendo che la presenza dell’anima nell’animale lo qualifica come soggetto morale, responsabile delle azioni che compie e di conseguenza punibile. Cosa hanno scritto a riguardo i giuristi e i teologi del tempo?

Sino al Cinquecento inoltrato molti giuristi ritengono sia giusto condannare gli animali; Philippe de Beaumanoir alla fine del XIII secolo, ad esempio, afferma che i processi agli animali sono delle perdite di tempo, “giustizia sprecata” ma è per lo più ignorato. Pierre Ayrault, negli anni Settanta del Cinquecento, scrive che probabilmente gli animali, privi di ragione, non possono capire ciò che viene loro fatto ma vanno lo stesso giustiziati perché servano d’esempio agli uomini, i quali devono prestare maggior cura alle proprie bestie e ai propri familiari. Per i teologi, ancora, gli animali vanno giustiziati in quanto colpevoli e impuri.

Per parte di questi, nello specifico, l’animale è anche parzialmente responsabile dei suoi atti perché possiede un’anima, un’anima non solo vegetativa, come quella delle piante, e sensitiva ma anche, almeno per quanto riguarda gli animali “superiori”, anche intellettiva. Per Tommaso d’Aquino però, sebbene per lui l’animale superiore sia dotato di conoscenza sensibile oltre che della capacità di provare affetto, non percepisce comunque l’immateriale, non pensa l’astratto. In altre parole, l’animale percepisce solo ciò che è contingente, mentre ogni nozione astratta, anche religiosa, gli è interdetta. Di qui la condanna da parte del santo dei processi agli animali. Ma, comunque, come ho detto all’inizio, per molti teologi e giuristi gli animali hanno responsabilità morale e per ciò vanno processati.

Dunque, in conclusione, si può dire che nel tardo medioevo i processi agli animali vengono fatti soprattutto per il loro valore esemplare, per indicare agli uomini la giusta via da percorrere, per ricordare loro che nulla sfugge alla giustizia, neppure l’animale. Oltre al maiale, su cui ci siamo concentrati, quali altri animali venivano processati?

Be’, negli ultimi secoli medievali vennero intentati dei processi agli altri animali domestici come asini, bovini, cavalli, cani. In questi casi l’animale è considerato come singolo. Ci sono poi processi fatti ad animali considerati collettivamente: lupi e cinghiali che devastano il territorio oppure roditori o addirittura insetti che devastano interi campi coltivati. Quest’ultima tipologia di processo si concentra sull’arco alpino ed è un fenomeno che ha una durata secolare; gli ultimi testimoniati sono dei primi del Seicento, ad esempio.

I processi agli animali rappresentano certamente uno dei fenomeni più curiosi tra quelli giuntici dall’epoca medievale e anche uno dei meno conosciuti. Ma l’animale, come detto all’inizio dal caro Luigi, è il protagonista non solo della storia giuridica ma pure di quella letteraria e artistica, del folklore medievale. A tal proposito è molto interessante la storia dei bestiari medievali e, su tutte, la storia di come il re degli animali sia effettivamente diventato re, una storia di cui potremo discutere un’altra volta.


Luigi Gallo è un personaggio di fantasia così come l’intervista che avete appena letto. Gli argomenti trattati, invece, sono il frutto di anni di studio dello storico M. Pastoureau. 

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Salvatore Ciaccio

Salvatore Ciaccio

Nato a Sciacca in provincia di Agrigento nel 1993, ho frequentato il Liceo Classico nella mia città natale per poi proseguire gli studi a Pavia, dove mi sono laureato in Lettere Moderne con una tesi dedicata all'architettura normanna in Sicilia.