Piero Angela, la scienza col sorriso

Piero Angela

Molto si è detto e molto si è scritto sul progressivo degrado della televisione in Italia, e su come questo declino abbia penalizzato la vita intellettuale del paese. Nei suoi primi anni, la RAI ci aveva donato programmi di educazione come Non è mai troppo tardi che avevano contribuito ad alfabetizzare un paese di contadini, celebri sceneggiati e riduzioni dei grandi romanzi della letteratura europea – da I promessi sposi a I fratelli Karamazov – per portare le grandi storie della nostra tradizione ad un pubblico più vasto, giochi di intrattenimento assieme leggero e stimolante come Rischiatutto. Nel corso degli ultimi decenni, seguendo l’onda del successo della tv commerciale, le produzioni RAI hanno gradualmente abbassato il proprio livello e rinunciato a quell’ambizione educatrice che, seppur permeata di paternalismo, ne aveva contraddistinto l’attività precedente, abdicando al proprio ruolo di servizio pubblico.

In questo panorama desolante, spiccava una luminosa eccezione, un ultimo scampolo di quell’epoca in cui la RAI riempiva la totalità dello spazio televisivo, e tutta la sua programmazione aveva un intento di divulgazione. Piero Angela era uno tra i tanti grandi giornalisti cresciuti negli studi di viale Mazzini negli anni ‘60: era stato corrispondente di guerra in Vietnam e Medio Oriente, e aveva seguito da Cape Canaveral il decollo del razzo Saturn V che avrebbe condotto la missione Apollo 11 alla conquista della Luna. Ma tutti questi risultati, che basterebbero da soli a segnare una carriera di successo, per lui non furono che il prologo della sua avventura.

A partire dagli anni ‘70, intuendo le potenzialità della ricerca scientifica e come le scoperte tecnologiche avrebbero plasmato il futuro degli anni successivi, Piero Angela cominciò la sua attività di divulgatore, in un campo fin lì inesplorato: allora la letteratura scientifica in Italia era circoscritta e pensata unicamente per un pubblico specialista; nonostante il nostro paese avesse formato molti scienziati di prim’ordine, da Camillo Golgi a Enrico Fermi, la cultura di massa era ancora in difficoltà a recepire le scienze come un elemento del nostro patrimonio. La scommessa di Piero Angela fu di semplificare il linguaggio per far arrivare il messaggio, rendere la scienza familiare e piacevole presentandola con tono allegro e pacato, scevro di snobismo.

La prima grande pietra miliare arrivò il 18 marzo 1981 con il debutto di Quark – Viaggi nel mondo della scienza, introdotto dall’Aria sulla quarta corda di Johann Sebastian Bach, ben presto diventata un marchio di fabbrica dei programmi di Piero Angela. È lui stesso a spiegarci la ragione di un titolo divenuto iconico, all’epoca dal significato pressoché sconosciuto al grande pubblico:

Il titolo Quark è un po’ curioso e lo abbiamo preso a prestito dalla fisica, dove molti studi sono in corso su certe ipotetiche particelle subnucleari chiamate appunto quark, che sarebbero i più piccoli mattoni della materia finora conosciuti. È quindi un po’ un andare dentro le cose[1].

Quark è stata una trasmissione rivoluzionaria, con uno spiegamento di mezzi inaudito: venivano presentati i documentari naturalistici della BBC e di sir David Attemborough, i cartoni animati di Bruno Bozzetto e le interviste agli esperti per rendere più comprensibile agli spettatori gli argomenti trattati. La scienza e la tecnologia, l’ambiente e l’archeologia, le meraviglie del pianeta entravano nelle case degli italiani, presentate in maniera agile e brillante senza mai rinunciare al rigore e all’approfondimento. E in tutto questo, risaltava il contributo di Piero Angela come autore e presentatore, capace di raccontare con garbo e signorilità le innovazioni della ricerca e i segreti della scienza.

Ma anche di Quark possiamo parlare come del mero apripista e iniziatore di una fortunata serie: il programma avrebbe ricevuto non solo sette successive edizioni, ma un’intera famiglia di trasmissioni derivate, capaci di spaziare dall’antropologia all’economia, dalla letteratura alla storia. La consacrazione definitiva arrivò nel 1995, con la creazione di SuperQuark; a fronte della necessità di un programma di lunga durata capace di arrivare fino all’edizione del telegiornale notturno e contendere la serata alla concorrenza, Piero Angela e la sua équipe presentarono al pubblico qualcosa che andava ben al di là della richiesta di un semplice “Quark di due ore”: il nuovo programma, che avrebbe ottenuto un successo venticinquennale, portava al massimo affinamento l’esperienza dei suoi predecessori, presentando documentari internazionali assieme a servizi prodotti dalla redazione, mostrando i più recenti avanzamenti e le più ardite prospettive della ricerca scientifica, lasciando la parola a esperti del calibro di Danilo Mainardi e Giovanni Bignami, Carlo Cannella e Paco Lanciano.

SuperQuark divenne ben presto un appuntamento atteso e ricorrente, capace addirittura di vincere nella gara dell’audience programmi di intrattenimento più disimpegnato. Oltre alla stagione regolare – inizialmente invernale, ma dal 2000 stabilmente parte del palinsesto estivo e capace di attirare numeri insperabili per la stagione – furono prodotte ben 57 puntate speciali monotematiche di argomento storico, letterario e naturalistico. Il pubblico si affezionò al format e ai suoi membri, come dimostra l’apprezzamento quasi da rockstar riscosso da Alberto Angela – figlio di Piero, paleontologo e divulgatore in proprio di archeologia – e Alessandro Barbero – storico e accademico, e già consulente scientifico per i programmi storici della RAI.

Ma tra tutti loro è Piero Angela a trionfare per carisma. Il fascino dei suoi programmi e la straordinaria lealtà dei suoi spettatori non si spiegherebbero senza il suo garbo e la sua signorilità, il suo modo quieto e preciso di spiegare, la pacatezza e il sorriso di un vecchio nonno che racconta ai suoi nipoti la loro storia preferita e li incanta ogni volta. Piero Angela è stato il nonno degli italiani, una presenza discreta e costante che ci ricordava a cosa dovremmo mirare quando parliamo di cultura.

Personalmente, mi sono annoiato mortalmente a scuola e sono stato un pessimo studente. Tutti coloro che si occupano di insegnamento dovrebbero ricordare continuamente l’antico motto latino “ludendo docere”, cioè “insegnare divertendo”[2]

La capacità di tenere insieme la complessità dei concetti con la semplicità delle spiegazioni è forse la dote più importante che si può richiedere ad un educatore. Senza di essa, non c’è speranza di far crescere la mente ed il pensiero, e spaventati dalla difficoltà si finisce per rifugiarsi nel rassicurante rifugio del preconcetto. Ma c’è sempre una nuova meta all’orizzonte, qualcosa di mai immaginato prima da scoprire, un’altra storia da imparare. Per farlo, bisogna avere la mente aperta e lo sguardo rivolto al futuro di Piero Angela, capace di comporre un disco jazz a novant’anni e di spendersi sulla scena pubblica nel nome della scienza e della razionalità.

SuperQuark è una fievole candela nel buio: la televisione della scena contemporanea da tempo ha rinunciato al proposito di educare, e ha rivolto il suo straordinario potere di persuasione verso l’appagamento superficiale. Nei programmi attuali trivialità e scempiaggini trovano fin troppo spazio, e con la scusa di rappresentare il “paese reale” ne forniscono un ritratto grottesco e deformante, e fin troppo capace di riplasmare il pubblico a sua immagine e somiglianza. Ma una singola luce, per quanto fioca, basta a squarciare il buio e ad essere vista da lontano, e tenere alta quella luce è un atto di testimonianza. Con calma e gentilezza, Piero Angela ci ha mostrato le potenzialità dell’ingegno umano e i suoi straordinari successi. Ora dal vecchio stoppino si accenderà una nuova candela, sulle note dell’Aria sulla quarta corda.

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Alessandro Sergio Martino Gentile

Quando ero bambino, chiedevo che mi raccontassero delle storie. Mi affascinavano tutte, dai miti greci ai racconti dei cavalieri, dalle fiabe alle avventure di pirati. L'esito inevitabile era finire a studiare la Storia, con la s maiuscola, per tentare di capire da dove veniamo. Nel frattempo sono stato maestro di scuola e volontario del servizio civile, e collaboro dentro e fuori il palco del teatro con Associazione Studio Novecento. Amo il silenzio e la musica classica, la lettura e le camminate, la buona cucina di mano mia o altrui.