La Sepoltura della Letteratura

Morire negli anni Venti

Morire negli anni Venti

«Perché le tombe dovrebbero dare una sensazione di vanità? L’ho sentito dire tanto, e Gray è così convincente, ma in un certo senso non ci trovo nulla di disperante nel fatto di avere vissuto- tutte le colonne spezzate, le mani giunte, e le colombe e gli angeli significano storie d’amore- (…) spero che la mia

Oltre le colonne

Oltre le colonne

Trittico per Asterios – I   Incomincio rivelandovi un segreto: per quest’articolo avevo preso in considerazione i titoli “Polypea” e “Orfeo e Polypice” (e vi ho risparmiato le Polyporfosi, le Noctes Polypae, i Polypomena…). Non sto scherzando. Con un incipit del genere, avrò modo di dire qualsiasi cosa senza sembrare più idiota di quanto non sembri

Le visitatrici di Vargas Llosa

Le visitatrici di Vargas Llosa

All’inizio volevo raccontare questa storia seriamente. Ho scoperto che era impossibile. (Mario Vargas Llosa, Pantaleón e le visitatrici, 2001, Giulio Einaudi Editore, quarta di copertina) Lo guardi, lo apri, ti metti a leggere. Alle prime pagine non capisci niente; però ti avvince, e continui. Vargas Llosa, premio Nobel, meriterà leggerlo, meriterà andare oltre la prima

Mistero Giotto

Mistero Giotto

Una volta entrati nella Basilica di San Francesco ad Assisi ci troviamo circondati da pareti non interrotte di affreschi, scene in cui vivono e respirano soggetti della storia biblica e della leggenda francescana sullo sfondo di case, quinte teatrali, grossi macigni, borghi medievali e cieli una volta lucenti d’oltremarino. Procedendo innanzi ci voltiamo a destra e a

C’era una volta un fiore

C’era una volta un fiore

A tutti immagino sia capitato di camminare in un bosco o di raccogliere un fiore, ma quanti si sono mai resi conto della enorme presenza che le piante occupano all’interno delle fiabe e della tradizione di qualunque popolo? Si può addirittura affermare che siano una sorta di portale accessibile da entrambi i lati: il nostro

I frammenti di verità

I frammenti di verità

«Nam Sibyllam quidem Cumis ego ipse oculis meis vidi in ampulla pendere, et cum illi pueri dicerent: “Σίβυλλα, τί θέλεις”; respondebat illa: “ἀποθανεῖν θέλω”». «Infatti ho visto la Sibilla con i miei occhi, a Cuma, pendere in un’ampolla, e quando i ragazzi le chiedevano: “Sibilla, cosa desideri?”, ella rispondeva: “Morire”».  (Testo latino: Petronio, Satyricon, 2011, Mondadori, Milano, p.124. Traduzione: Gabriele

Una rumba di periferia

Una rumba di periferia

Se proprio vi interessa mi chiamo Aniello, Salvatore Aniello e mi chiamano Totò.      Dicono che somiglio a quello dei film da ridere perché mi metto la pomata sui capelli, ho gli occhi nerineri e la parlata napoletana che con le ragazzke non aiuta proprio. A me mi piace cantare e non so se

Perché non dobbiamo soffrire, se c’è tanta sofferenza?

Perché non dobbiamo soffrire, se c’è tanta sofferenza?

La frase che dà il titolo a questo articolo venne scritta da Ruth Maier su un biglietto inviato alla poetessa Gunvor Hofmo, dalla nave che la portava ad Auschwitz, dove morì. Erano amiche e forse amanti, ma la delicatezza del loro rapporto e la tragica fine della Maier segnarono per sempre la vita della poetessa. Gunvor Hofmo,

La notte di Paul Klee

La notte di Paul Klee

Klee ha un’anima romantica e dionisiaca, come alcune sue letture e qualche pagina dei Diari sembrano suggerire o è piuttosto uno spirito classico che aspira all’equilibrio tra natura e storia, individuo e società? (Federica Pirani, Klee, in Art Dossier a cura di G. Carlo Argan, Giunti, Firenze-Milano, 1990 p. 5) Il quesito posto da Federica