A mio padre e a Piergiorgio

Padre che già ti trasformi in tuo padre,
muto animale ordinato che conta
i figli che ritornano alla cuccia

Padre cane che hai visto e lottato,
ti sei guadagnato il pasto migliore
in barba a chi ti voleva avvocato

Cane che hai fatto per anni il padrone
e ti soffiavo sul muso impotente
la puzza di paura e altre bestie

Ora taci sulla ciotola –
che una sola parola non scateni
il cucciolo coi denti più affilati,
che non rida di te, vecchio lupo consumato,
capobranco per ancora chissà quanto
finché il tuo occhio chiuso fa paura
e trattiene tutti i boschi e tutti i mari
e le bestie in agguato sulla culla.

Padre, alla conta di un padre stasera
manca un figlio che è stato mio amico
preso dai mostri che tu scongiuravi.

Stai ancora in silenzio
mentre la mamma mi abbraccia e mi dice:
“Adesso devi solo ricordarlo
e mantenerne viva la memoria
e poi sputare in faccia a quelle bestie
di cui non hai paura”.

 

Rare volte accade di dover presentare un’opera come quella di Eugenia Galli. Le parole, la loro forza, la loro capacità di scarnificare, di inchiodare, di farci vedere la figura di questo padre, col suo rigore e la catena al collo, e la difficoltà, l’incapacità di comprendere un dolore, a non incasellarlo secondo i suoi criteri morali. Alla conta di un altro padre, stasera, manca un figlio. È questo il centro, il tassello che incrina l’impalcatura delle convinzioni dell’uomo, che tuttavia rimane immobile, una sagoma scura. È la figura materna a profilarsi, in chiusura: il riconoscimento di quel dolore e il suo ricordo.

Sarebbe stato semplice indulgere al melodrammatico. Eugenia Galli non l’ha fatto: il sentimento è puro, e ogni parola, ogni accenno musicale del verso, concorre ad amplificarne la forza; e a noi non rimane che un lungo sospiro, un senso di vuoto, di sospensione, ma al tempo stesso di vividezza, di desiderio.

 


Eugenia Galli studia lettere classiche a Bologna, dove vive. È membro di Zoopalco, associazione che si occupa di poesia performativa e open music; partecipa inoltre a numerose gare di poetry slam.

Gabriele Stilli
Gabriele Stilli

27 anni, abita a Milano. In tenera età venne stregato da quelle cose che si scrivono andando a capo spesso, e gli effetti si vedono ancora. Si è rassegnato a includere l'arte tra le discipline umanistiche e non nel rigoroso ambito delle scienze. Nutre ancora qualche dubbio, però.

No Comments Yet

Comments are closed