Octavia Butler è la più grande scrittrice di fantascienza che (non) puoi leggere

Ci sono opere letterarie che incarnano alla perfezione lo spirito della loro epoca. I temi trattati, la visione del mondo espressa dai personaggi e dal narratore, lo stesso stile narrativo riescono, in qualche modo misterioso, a rendere alla perfezione lo Zeitgeist di un determinato periodo storico. Quando leggiamo questi libri abbiamo l’impressione che l’artista non sia un grande genio, una singolarità apparsa per caso in un tale momento della storia umana, ma che sia invece un mero esecutore, una mano attraverso cui le idee, le paure e i desideri di una certa società prendono forma. È ciò che capita quando leggiamo Il grande Gatsby di Fitzgerald: nessun opera riesce a trasmettere con la stessa vividezza la pulsante energia dei Ruggenti Anni Venti, arrivando addirittura a profetizzarne la tragica fine.

Da qui sorge spontanea la domanda: se dovessimo scegliere una singola opera letteraria che racconti l’epoca che stiamo vivendo, quale sarebbe?

La mia risposta è: il Ciclo della Xenogenesi di Octavia Butler.

Non è una dichiarazione da poco. Con una simile pubblicità, qualche lettore avrà magari provato l’impulso di chiudere l’articolo e andare a googlare il titolo per vedere di che si tratta, magari addirittura per ordinare l’intera trilogia su Amazon. Be’, potete rasserenarvi e leggere l’articolo fino in fondo, perché si dà il caso che quest’opera non sia disponibile in italiano.

Il Ciclo della Xenogenesi (ma anche questa denominazione è incerta, come vedremo tra poco) è un’opera in tre volumi dell’autrice afroamericana Octavia Butler pubblicata alla fine degli anni Ottanta. Il primo volume della saga, in originale Dawn (alba), venne pubblicato in Italia all’interno della celebre collana fantascientifica Urania con il titolo di Ultima genesi, che non può che fare stridere le orecchie a chi abbia letto l’opera completa. Il secondo volume Adulthood Rites (riti di passaggio all’età adulta) venne tradotto con il titolo Ritorno alla Terra mentre il volume conclusivo della trilogia, Imago, a quanto mi risulta non è mai stato tradotto. L’intero ciclo è stato poi pubblicato in lingua inglese in un volume non più disponibile con il titolo Xenogenesis, mentre oggi la saga prende il nome ufficiale di Lilith’s Brood, traducibile con “la nidiata/covata/stirpe di Lilith”.

Octavia Butler L'ultima Genesi

Lilith Iyapo è la protagonista del primo romanzo della serie. Giovane donna di colore che ha perso marito e figlio in un incidente, Llith si risveglia a bordo di un’astronave in quella che sembra essere la cella di una prigione: bianca, senza elementi d’arredo, in cui il cibo appare misteriosamente ogni volta che si risveglia. Unico contatto con l’esterno è una voce senza corpo che pone ancora e ancora le stesse domande. Poco alla volta riusciamo a ricostruire ciò che è accaduto: la Terra è distrutta, portata al collasso da una catastrofe causata dagli esseri umani, probabilmente una guerra nucleare. I pochi sopravvissuti sono stati salvati una una specie aliena, gli Oankali, che li hanno portati a bordo della loro nave spaziale mentre intervenivano per ripristinare l’ecosistema deturpato del pianeta. Da allora sono passati 250 anni e la Terra, leggermente “migliorata” è nuovamente pronta ad accogliere la vita umana. Lilith è stata scelta per addestrare gli umani che diventeranno i primi coloni di questo nuovo mondo, ma ad un prezzo…

A questo punto la creatura aliena decide che è giunto il momento di rivelarsi. Il suo aspetto è solo vagamente umano: gli Oankali hanno sembianze antropomorfe ma non sono dotati di occhi, naso, bocca o orecchie. La pelle, simile a quella di una creatura marina, è ricoperta di sottili tentacoli che fungono da organi di senso, e si muovono come vermi in direzione dell’oggetto della loro attenzione.

La prima reazione di Lilith è la repulsione. L’estraneità di questo radical other proveniente dagli abissi dello spazio cosmico la disturba. Tuttavia, una volta rivelatosi, l’Oankali non ha più intenzione di andarsene. Rimane con Lilith, dorme accanto a lei, fino a che, poco alla volta, la donna non supera le sue paure e arriva addirittura a toccarlo. A questo punto l’alieno decide che la giovane è pronta per lasciare la cella e vivere sulla nave spaziale insieme agli Oankali.

Gli Oankali sono una specie antica e con un complesso sistema riproduttivo. Hanno tre sessi: maschio, femmina e Ooloi e per evolvere hanno la necessità di ibridarsi con altre specie viventi. Gli Ooloi non producono gameti all’interno del loro corpo, ma hanno la straordinaria capacità di “leggere” e manipolare il DNA delle creature con cui entrano in contatto. Penetrando un organismo con i loro tentacoli , che possono diventare armi o organi sessuali a seconda delle necessità, gli Ooloi hanno totale padronanza sul patrimonio genetico della creatura. Possono curare malattie croniche, allungare la vita, rigenerare ferite o arti perduti, migliorare le facoltà fisiche e mentali per garantire maggiori possibilità di sopravvivenza. E possono combinare il DNA dei partner per produrre nuova vita.

Octavia Butler, Adulthood Rites

Gli Oankali chiamano questo processo “trading” (commercio/negoziazione/baratto). Per loro non si tratta di una scelta, ma del loro modo di essere. “Commerciando” con infinite specie di infiniti mondi diversi gli Oankali viaggiano per l’Universo modificando il proprio DNA ad ogni passaggio. Ora la loro attenzione è ricaduta sugli esseri umani. Il prezzo che l’umanità dovrà pagare per tornare sulla Terra è quello di scegliere di ibridarsi con gli Oankali, dando vita ad una nuova specie, nè Oankali nè umana.

Ecco la prima di una lunga serie di scelte etiche e morali che costellano tutto il Ciclo della Xenogenesi e che rendono con incredibile efficacia i dubbi ed i bivi che caratterizzano la riflessione filosofica della nostra epoca. Per salvare la specie umana Lilith deve decidere di sacrificare l’umanità: trasformare gli esseri umani in qualcosa di radicalmente diverso e inedito. Non solo. Gli Oankali sono particolarmente affascinati dagli esseri umani perchè vedono in loro un conflitto insormontabile, causa della loro grandezza ma anche della loro inevitabile fine. Nel patrimonio genetico degli esseri umani convivono due caratteristiche inconciliabili, una molto antica ed una molto nuova: la gerarchia e l’intelligenza.

Questa dissonanza umana insolubile assume anche forma biologica attraverso il cancro. L’umanità come “cancro” del pianeta è una metafora cara al discorso ecologista da parecchio tempo, ma qui compare con un’inedita forza simbolica. Come in un tumore le cellule di un organismo cominciano a riprodursi in modo incontrollato fino a portare al collasso tutto il sistema, così l’innato desiderio umano di prevaricare sugli altri degenera in un impulso all’autodistruzione. Per gli Oankali, però, questa caratteristica è un dono. Opportunamente controllato e indirizzato, il conflitto umano può portare gli Oankali ad un nuovo stadio evolutivo. Proprio grazie al cancro da cui Lilith è affetta e che ha portato ad una morte prematura tutte le donne della sua famiglia, Nikanj, l’Ooloi con cui Lilith decide infine di legarsi, ottiene la capacità di portare le sue capacità rigenerative ad un nuovo livello.

I due libri successivi della saga, Adulthood Rites e Imago, proseguono nella problematizzazione di questi temi. Entrambi sono ambientati sulla “nuova” Terra e hanno come protagonisti due figli di Lilith: Akin, il primo bambino maschio in parte umano e in parte Oankali, e Jodahs, il prim* ibrid* Ooloi (non essendo gli Ooloi né maschi né femmine, solitamente i personaggi utilizzano il pronome “it” quando si riferiscono a loro in lingua inglese). I rapporti complessi tra umani e Oankali e gli sforzi per costruire una nuova società sono il tema principale di questi libri. Se alcuni umani hanno infine accettato la convivenza con gli alieni, altri resistono al cambiamento, temono e odiano gli alieni e rapiscono i bambini ibridi più simili agli umani per allevarli come loro. Akin è il primo ibrido abbastanza umano e abbastanza alieno da comprendere le ragioni degli esseri umani, la loro spasmodica necessità che la specie umana continui ad esistere in quanto tale, ed è l’unico che riesca ad aprire una breccia di empatia nella comprensione inumana degli Oankali. Imago è invece il libro della sintesi, in cui il progetto degli Oankali raggiunge il suo compimento e l’umanità, ormai non più “umana”, è finalmente pronta a chiudere un ciclo per iniziarne uno nuovo.

Imago

Già in questa breve sinossi è impossibile non notare tante affinità con il dibattito filosofico ed ecologico contemporaneo, in particolare con quello che è diventato un po’ un saggio-manifesto del nostro tempo: Chthulucene di Donna Haraway. Secondo la Haraway, l’unica speranza che l’umanità ha per continuare ad esistere in un mondo già devastato dal disastro climatico ed ecologico e quello di adottare una nuova prospettiva: non più umanista, ma post-umanista e interspecie, che veda l’essere umano (spesso maschio, bianco, etero, in buona salute ed economicamente benestante) non come centro dell’universo, ma come parte di un sistema più complesso. L’invito dell’autrice è quello di tornare consapevoli dei legami che ci connettono alle altre creature della Terra, sviluppando nuove alleanze per affrontare insieme le sfide della vita su un pianeta malato. L’epoca dello Chthulucene è dunque l’uguale e contrario dell’Antropocene: se l’Antropocene è l’era geologica in cui l’essere umano è il maggiore agente di cambiamento nella struttura del pianeta Terra, lo Chthulucene diventa un’utopia in cui l’agency non è più prerogativa di una singola entità a discapito di tutte le altre, ma nasce proprio dall’interrelazione di tutte queste diverse soggettività.

Chi nell’ultimo periodo si sia interessato agli autori legati alla riflessione sul postumanesimo (Timothy Morton e Rosi Braidotti, tra gli altri) troverà nell’opera della Butler la resa narrativa di tante delle loro riflessioni, quasi un roman philosophique fantascientifico o, come direbbe la Haraway, un’opera di speculative fiction, con l’intento dichiarato di problematizzare questi argomenti. Tante immagini ricorrenti all’interno della trilogia della Xenogenesi sono le stesse metafore che compaiono più e più volte all’interno dei testi di questi autori come “device filosofici”: basti pensare alla metafora dei tentacoli, attraverso cui gli Oankali si connettono agli altri organismi condividendo pensieri, emozioni e geni, e che è stata usata proprio da Donna Haraway in Chthulucene, ma anche la metafora dell’ibrido, che insieme al cyborg è probabilmente l’immagine più ricorrente all’interno della riflessione postumanista. E anche tanti riferimenti più o meno velati ai grandi temi sociali irrisolti del nostro tempo: questione razziale, lotta per la parità di genere, decostruzione del modello patriarcale.

Ma ciò che è davvero sorprendente è che Octavia Butler non aveva letto nessuno di questi autori. Sia Iperoggetti di Morton che Il Postumano di Braidotti sono usciti nel 2013, mentre Chthulucene addirittura nel 2016. Imago, l’ultimo volume della trilogia della Xenogenesi, è stato pubblicato nel 1989, e la sua autrice è venuta a mancare nel 2006.

Octavia E. Butler
Octavia E. Butler

Come è possibile che l’opera letteraria più rappresentativa della nostra epoca sia stata scritta più di 30 anni fa? E per di più da una donna di colore affetta da una leggera forma di dislessia, che scriveva un genere, la fantascienza, considerato allora e in parte ancora oggi ai margini della “cultura alta”? Forse proprio perché la sua particolare posizione ai margini del sistema culturale del suo tempo le ha consentito di avere un punto di vista diverso rispetto a quello dei colleghi autori, più lontano e distaccato. Un’altra maestra della speculative fiction, Ursula K. Le Guin, ha detto che la fantascienza non racconta il futuro, ma il presente. Ma certi scrittori hanno una visione talmente profonda della realtà che riescono a captare e trasporre su carta un presente invisibile ai più, che comincia a disvelarsi ma che si rileva solo anni dopo.

Come Isaac Asimov ha inventato lo studio della robotica decenni prima che ingegneri e informatici cominciassero a parlare machine learning e intelligenza artificiale, così la Butler ha immaginato una soluzione alle tragedie del nostro tempo proprio nel momento in cui si cominciava a parlare di cambiamento climatico, reagendo con la paura e la consapevolezza che sembriamo aver raggiunto solo oggi. Una soluzione che non ha a che fare con qualche tecnologia futuristica, ma con un nuovo modo di percepire ed interagire con il mondo che ci circonda, non solo in ottica scientifica ed utilitaristica, ma empatica. Un’empatia che diventa la base per costruire nuove alleanze inter-speciste, basate sull’amore e la cura reciproca.

A ben pensarci il Ciclo della Xenogenesi è una saga Sci-Fi atipica. Ci sono gli alieni, ma si parla molto poco di tecnologia: l’elemento fantastico è dato interamente dalle capacità sovrumane di queste creature provenienti da un altro mondo, tanto da ricordare spesso più un racconto mitologico che di fantascienza in senso stretto. E i riferimenti alla tradizione ebraico-cristiana sono innumerevoli, a partire proprio dai nomi dei personaggi (Lilith, Joseph, Jesusa), ma anche nel nome degli Ooloi, che assonano curiosamente con gli Elohim (Eloha) dell’Antico Testamento in lingua ebraica.

Chiudiamo con un appello agli editori in ascolto: che traducano e pubblichino l’intera trilogia, per rendere disponibile ad un più ampio pubblico italiano un’opera che come nessun’altra è in grado di mostrarci la via per un altro futuro. Abbiamo buoni motivi per pensare che questo possa succedere presto: a settembre 2020 la casa editrice indipendente SUR ha pubblicato un altro titolo della Butler, Legami di Sangue (in originale Kindred), in cui si affrontano le spinose tematiche della lotta di genere, di colonialismo e postcolonialismo e della segregazione razziale. Il sistema editoriale italiano pare sufficientemente maturo per pubblicare in modo completo e con la giusta dignità anche la trilogia della Xenogenesi, anche se con più di trenta anni di ritardo. Oppure è sempre possibile leggerlo in inglese.

 


In copertina: illustrazione per la copertina di Wild Seed di Octavia Butler

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Giovanni Luca Molinari

Nato a Milano, ha studiato Lettere Moderne e Comunicazione tra Italia e Germania. Appassionato di cinema e letteratura, ma anche di arti visive, anime, meme, giochi da tavolo... In questo momento è particolarmente affascinato da quei punti di contatto tra vecchie forme espressive e nuove tecnologie.