Chi è il vero autore di Nightmare before Christmas?

Nightmare Before Christmas

Chi è il vero autore di Nightmare before Christmas? Tim Burton, saremmo tentati di dire, e la questione finirebbe qui, con tanta fretta e poco clamore.

Se questo fosse uno dei molti articoli che infestano la rete, trapunti di pubblicità molesta e con il solo obiettivo di racimolare visualizzazioni partendo da premesse capziose, questa risposta apparente – che non sembra sfatare l’opinione assodata – arriverebbe tra due pagine dopo vacui giri di parole per non dire nulla che il lettore non conoscesse già. Ma non è questo il modo di fare di Storie Sepolte: crediamo nella possibilità di riflettere sulle forme dell’arte anche nelle opere sorte dalla cultura pop, e che scavare in profondità senza accontentarsi sia il modo per riportare nuova vita in questa moltitudine di racconti che ci circonda fin quasi a sovrastarci. Per questo motivo, la domanda posta nel titolo è autentica, e se avrete la pazienza di accompagnarci scopriremo come il rapporto tra un autore e la sua creazione possa essere meno immediato di quanto appare.

Tim Burton’s The Nightmare before Christmas – così recita il suo titolo originale – è un lungometraggio animato del 1993, divenuto ben presto un autentico cult ed un classico del periodo autunnale. Lo ha prodotto la Touchstone Pictures, vale a dire il marchio civetta usato come copertura dai Walt Disney Studios per distribuire film ritenuti non appropriati al loro consueto pubblico di bambini. Deliziosamente gotico e pervaso di macabra ironia, il film è realizzato con la tecnica del passo uno (meglio nota con il nome inglese di stop-motion) e ha ricevuto una nomination all’Oscar per i migliori effetti speciali, il primo film d’animazione a raggiungere tale traguardo.

La trama è presto raccontata: sul Paese di Halloween, abitato dai mostri e dagli incubi, regna Jack Skeletron, il Re delle Zucche, che ogni anno guida i suoi sudditi entusiasti nel preparare celebrazioni sempre più grandiose e spaventose per la grande ricorrenza. Pure, proprio Jack inizia ad essere stufo e disamorato del suo ruolo e della festa di Halloween, desiderando di scoprire qualcosa di nuovo e stupefacente. Vagabondando perso nei suoi pensieri, Jack finisce nella Città del Natale, ed estasiato dalle calde atmosfere della festività – così diverse da quelle lugubri cui è abituato – decide che sarà lui ad organizzare il prossimo Natale, mobilitando le creature di Halloween per preparare nuovi regali che il Re delle Zucche in persona consegnerà ai bambini del mondo la notte del 24 dicembre. Ovviamente, questa sovrapposizione non può che portare guai, e toccherà a Jack rimediare ai suoi errori per salvare il Natale.

Ma torniamo ora alla questione cruciale dell’articolo: chi è l’autore di Nightmare before Christmas? A questo punto, probabilmente vi sentirete presi in giro: il senso comune non trova forse conferma fin nel titolo originale? Come possiamo ostinarci a dichiarare che Tim Burton, maestro del gotico e regista sopraffino, non sia l’autore di un film che porta il suo nome? Chi altri mai potrebbe contestargli la paternità di questo film? La risposta, tanto semplice quanto straniante, è Henry Selick, amico e collega di Burton, e sopratutto regista di Nightmare before Christmas.

Ebbene sì: nonostante l’opinione comune, Burton non ha potuto dirigere personalmente il film che molti ritengono più identificativo del suo stile. In quel frangente, il celebre animatore americano era impegnato con la post-produzione di  Batman – Il Ritorno, lasciando quindi a Selick il compito di supervisionare la realizzazione di Nightmare before Christmas; Selick è dunque colui che ha accompagnato il film dall’ideazione fino alle sale:

È come se [Burton] avesse deposto l’uovo, ed io lo avessi covato. Lui non era coinvolto direttamente, ma la sua mano è presente. Il mio lavoro era di farlo apparire come “un film di Tim Burton”, che non è così differente dai miei film[1].

Tuttavia, non bisogna pensare che il nome di Tim Burton sia stato speso unicamente a scopo pubblicitario: questo film rimane pur sempre una sua creatura. Nightmare before Christmas nasce infatti originariamente come una poesia scritta da Burton nel 1982, quando era ancora impiegato presso gli Studi Disney. Partendo dai ricordi della sua infanzia in California, dove il passare delle stagioni era segnalato unicamente dal cambio delle decorazioni sugli scaffali dei negozi, Burton portò alla luce l’insoddisfatto Jack Skeletron, il suo desiderio di novità e la confusione che seguì al furto del Natale. Attingendo a classici americani dell’immaginario natalizio come il cortometraggio animato Rudolf the Red-Nosed Reindeer, il racconto illustrato How the Grinch stole Christmas e la poesia A Visit from St. Nicholas – il cui celebre verso iniziale «’Twas the night before Christmas» viene omaggiato nel titolo di Burton – si lavora a rovesciare le aspettative riguardo il Natale, equivocando il vero significato della festività e incrociandolo con le atmosfere orrorifiche di Halloween.

Mettere a confronto il poema originale con il film che ne è scaturito è un esercizio illuminante. Nei versi di Burton si ritrovano in nuce gli archi portanti del cartone: la noia e la solitudine di Jack Skeletron, la scoperta delle meraviglie del Natale e la decisione di impossessarsene, l’equivoca sovrapposizione tra le feste e il riconoscimento dei loro diversi meriti. Eppure, osservando con più attenzione, risulta evidente come la poesia di Tim Burton non costituisca altro che lo scheletro[2] del lungometraggio di Henry Selick, arricchito di temi, personaggi ed episodi: il Re delle Zucche acquisisce una personalità melanconica e sognatrice molto più profonda del semplice tedio; compare il personaggio di Sally, specchio e redenzione di Jack Skeletron; l’intero atto finale viene espanso e rivisto per assicurare una degna conclusione alla storia. A Selick infatti si deve la maggior parte della sceneggiatura oltre che la regia, il che vuol dire riconoscergli la paternità di molto di ciò che si vede e si sente.

A questo punto bisogna presentare un nuovo protagonista, ossia il terzo contendente per il titolo di autore di Nightmare before Christmas, che ci costringe a riprendere la riflessione sul rapporto tra autore ed opera, e sopratutto tra autore e medium. Finora infatti abbiamo osservato questo lungometraggio con le lenti dell’analisi cinematografica, adottandone quindi il punto di vista: solo nella Settima Arte la paternità di un’opera viene ascritta al regista e non allo sceneggiatore, privilegiando chi si occupa della messa in scena della storia rispetto a chi materialmente l’ha scritta. Non è certo così nel teatro tradizionale o nell’opera lirica, dove il regista viene visto come l’esecutore ed il presentatore della creazione di un diverso autore, sia egli il drammaturgo o il compositore: parliamo infatti dell’Amleto di Shakespeare o del Rigoletto di Verdi, al di là di chi li dirige e – nel caso dell’opera – di chi ne ha scritto i versi.

All’apparenza il nostro caso dovrebbe rientrare nella cinematografia. Tuttavia, osservando con attenzione ci si rende conto che, nonostante sia presentato su pellicola, Nightmare before Christmas sia più affine all’operetta: lo suggeriscono la presenza di ben undici canzoni in alternanza coi dialoghi e la rilevanza cospicua dell’accompagnamento musicale per sottolineare la cifra emotiva delle scene. La colonna sonora è una componente costitutiva di questo cartone ben al di là di quanto non succeda usualmente, ed ogni intermezzo cantato si dimostra vitale per scavare in profondità nell’animo dei personaggi e rivelare i loro desideri. Ci sembra dunque doveroso tributare il giusto riconoscimento a Danny Elfman, musicista, compositore e storico collaboratore di Tim Burton, e come avrete intuito autore della parte musicale del nostro film.

Ma il contributo di Elfman a Nightmare before Christmas va anche oltre quello che potremmo aspettarci. Non solo infatti la partitura di questo film si dimostra cruciale per sorreggerne la struttura narrativa ed arricchire la narrazione, ma in qualche misura la precede: Elfman ha composto le canzoni ancora prima che la sceneggiatura fosse completata, elaborando i temi accennati da Burton man mano che questi gli raccontava la storia. La colonna sonora dunque non è stata chiamata ad illustrare un racconto già esistente, ma ha operato demiurgicamente per portarlo a compimento. Inoltre, Elfman fornisce anche la voce del protagonista nelle parti cantate: una pratica questa non nuova nel cinema d’animazione, ma qui ancora più cruciale; dal momento che le canzoni erano state registrate prima, venne richiesto al doppiatore prescelto per il parlato, Chris Sarandon, di adattare la sua interpretazione a quella di Elfman, e non il contrario.

Tim Burton, Henry Selick e Danny Elfman. Tre artisti per una sola opera: colui che la ha immaginata, colui che la ha modellata e infine colui che le ha dato vita. Chi di loro potrebbe essere considerato il vero autore Nightmare before Christmas? Forse la sola risposta corretta è: tutti e tre. Nessuno di loro può venire ignorato cercando di addentrarsi in questo film, e il contributo di tutti è stato necessario per ordirlo. E questa probabilmente è una delle ragioni che contribuiscono alla sua grandezza e al suo successo: è un racconto ricco, brioso e corale, dove il genio creativo di tre grandi narratori del nostro tempo si riunisce per fare la sua parte. Nightmare before Christmas si è ritagliato una nicchia nei cuori degli appassionati per la sua macabra comicità, le atmosfere gotiche e sognanti e il decadente romanticismo; è entrato in risonanza con generazioni di spettatori imponendosi come un classico contemporaneo[3]. Per il suo fascino è debitore all’opera raffinata di ognuno dei suoi artefici, e riesce a creare un tutto ben maggiore della somma delle parti.

A voi lettori, felice Halloween, e buon Natale.

 


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Alessandro Sergio Martino Gentile

Quando ero bambino, chiedevo che mi raccontassero delle storie. Mi affascinavano tutte, dai miti greci ai racconti dei cavalieri, dalle fiabe alle avventure di pirati. L'esito inevitabile era finire a studiare la Storia, con la s maiuscola, per tentare di capire da dove veniamo. Nel frattempo sono stato maestro di scuola e volontario del servizio civile, e collaboro dentro e fuori il palco del teatro con Associazione Studio Novecento. Amo il silenzio e la musica classica, la lettura e le camminate, la buona cucina di mano mia o altrui.