Mosca Riccardo Tripodi

Se per qualche strana ragione, doveste capitare nel paesino di provincia in cui vivo, vi suggerirei di visitare la piccola chiesa nel centro del paese. Lì, una volta entrati, vi troverete davanti ad un grande cero… pasquale, direte voi, miei 25 lettori (cit.); no, quella è la candela che mia nonna e mia mamma hanno acceso, pregando per la mia incolumità, quando ho annunciato che sarei partito per una vacanza in quella immensa nazione che occupa quasi un emisfero: la Russia.

In un mio precedente viaggio, conobbi una ragazza russa fantastica che mi invitò a visitare la sua città: Mosca. Spinto dalla curiosità e dalla voglia di vedere nuovi luoghi e nuove società accettai con entusiasmo il suo invito. Comprai i biglietti e partii.

Immaginate il mio entusiasmo al momento della partenza:una sensazione che tutti quelli che- come me- amano viaggiare, conosceranno molto bene. Leggermente meno entusiasti erano i miei genitori, convinti fino a poche settimane prima della partenza che stessi scherzando.

Tremila chilometri più tardi, io e il mio zaino ci trovammo a Mosca, una “cittadina” di 10 milioni di abitanti e occupante la posizione numero sette nella lista delle città più grandi del mondo.

Lenin Mosca
Questo signore mi ha accompagnato per tutto il viaggio, lo troverete ovunque… ovunque!

Vi confido un segreto: nella mia limitata mente di grezzo ragazzo di provincia, ho sempre immaginato Mosca come un enorme ammasso grigio, severo, pericoloso, dominato da immense forme geometriche rettangolari anch’esse grigie che chiamano case, e guidato ancora segretamente dal fantasma di Stalin.

In effetti il mio immaginario non cambiò all’uscita dalla stazione della metropolitana di Novokosino, situata nella periferia moscovita dove avrei soggiornato: palazzi grigi e immensi si proiettavano davanti ai miei occhi; lettere di un alfabeto incomprensibile dominavano cartelli ed insegne; personale della metropolitana- ma anche normali moscoviti- mi squadravano sapendo che non ero “uno di loro” (e la cosa non migliorava quando cominciavo a parlare); automobili mai viste, forse costruite con materiali di scarto di ex fabbriche di carri armati sovietici, sfrecciavano sulle gigantesche arterie che attraversano la città… se in quel momento fosse partito a gran volume l’inno sovietico da altoparlanti sparsi per la città, non me ne sarei affatto meravigliato.

Ma, cari lettori, come in quasi ogni fatto della vita, nulla è come sembra.

Nei giorni successivi, girovagando per la città, mi accorsi che l’immagine distorta e stereotipata che mi ero creato della città, poco a poco svaniva insieme ai miei timori per lasciare il posto ad una nuova, più nitida e colorata fotografia. Ora, non vorrei deludere nessuno (brusii tra i lettori): i miei non saranno articoli descrittivi riguardo ad una specifica città (alcuni cominciano ad allontanarsi dalla sala), il mio intento è di farvi provare, almeno in minima parte (altri se ne vanno), l’atmosfera dei luoghi e delle persone che ho visto ed incontrato (ne tornano indietro tre).

Le rosse mura made-in-italy del Cremlino
Le rosse mura made-in-Italy del Cremlino

Anche perché, scusate, che divertimento ci sarebbe altrimenti? Vi direi semplicemente: andate a pagina tot della vostra Lonely Planet e leggetevi la parte dove si spiega- ad esempio- che molte strutture, all’interno del Cremlino, furono progettate da architetti italiani, ma non direi niente riguardo allo stupore che mi ha colto quando le gentilissime signore del banco informazioni hanno cercato di spiegarmelo a gesti e in una lingua per me incomprensibile.

Vi racconterei di quale meraviglia architettonica sia la Cattedrale dell’Intercessione, chiamata più comunemente San Basilio, e delle sue imponenti torri avvitate multicolori, ma non direi nulla di quanto la figura di Ivan il Terribile (lo zar che la volle costruire) mi abbia affascinato. Costui fu etichettato per sempre con la traduzione errata “Terribile”, invece ho imparato che fu un sovrano eccellente e “terribilmente giusto” (traduzione letterale). Vi potrei inoltre dire di cercare che cosa sia il Kvas… bene, ora che l’avete scoperto, immaginate la faccia della ragazza russa che mi ospitava, mentre scoppiava a ridere nel vedermi deglutire con estremo ribrezzo una delle bevande nazionali.

Tutto questo, e molto di più, è Mosca. Oltre alle bellissime opere architettoniche, oltre alle più belle stazioni metropolitane che-a mio parere-siano mai state costruite, oltre ai palazzi neo gotici di Stalin, Mosca va vissuta anche solo passeggiando per le sue strade e i suoi parchi. Mangiate dei Bliny con la melassa alla mattina per colazione, passeggiate davanti al granitico mausoleo di Lenin sulla Piazza Rossa, fate un giro al vivacissimo parco Gorky, informatevi sulla storia dei cosmonauti, visitate case, musei, piazze, fermatevi a leggere “Il maestro e Margherita” nel parco dove lo stesso Bulgàkov aveva immaginato le vicende raccontate e alla fine capirete che Mosca è entrata in voi, nel vostro animo, nella vostra testa. Tutti i pregiudizi sono caduti, tutte le paure svanite. E, quando ritornerete a casa, vi sembrerà di aver lasciato lì un pezzo di voi.

Si va!

Поехали!”

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Riccardo Tripodi

Polìtropo, paradossale, impressionista, catarifrangente: tutti aggettivi di cui non conosco il significato, ma mi pare contribuiscano a fare una bella entrata ad effetto, no? …No? Liceo classico e indirizzo universitario umanistico in lettere moderne all’Università degli Studi di Milano caratterizzano il mio percorso di studi. Vivo dalle parti di quel ramo del lago di Como che Manzoni si è dimenticato di raccontare; che poi è anche quello che dà il nome al lago. Classe 1992, mi definisco un ragazzo molto semplice e solare. La mia passione per i viaggi e le città d’arte è ben radicata e possiede parecchi anni di esperienza alle spalle grazie anche al supporto dei miei genitori.

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