La felice e violenta vita di Maribel Ziga

Maribel Ziga

Un memoriale di Itziar Ziga per D Editore

 

Noi donne siamo cresciute per secoli in un mondo costruito contro di noi, soprattutto da quando bruciarono le nostre sorelle sui roghi della cristianità. Quel femminicidio fondativo che fu la caccia alle streghe creò nelle nostre comunità la frattura necessaria a strapparci il potere sociale e sessuale e sottomettere il popolo.

Torno a parlarvi di un libro pubblicato da dEditore, questa volta però non si tratta di un libro come i precedenti, perché tocca un tema scottante, drammaticamente attuale: la violenza sulle donne.

Dall’inizio di quest’anno già quattordici donne sono state uccise per mano dei loro compagni o ex e, a parte indire tavole rotonde piene di belle parole, nei fatti gli assassini escono di prigione dopo appena due anni o poco più.

Il libro autobiografico di quest’autrice spagnola, che non conoscevo, ci catapulta nella Spagna della Dittatura con la nascita della madre l’affascinante Maribel, che in un racconto snello arriva fino ai giorni nostri. Di questa madre conosceremo il carattere, l’esuberanza, la forza di resistere e di sorridere, ma anche quell’amore sbagliato che fa perdonare, che rende schiave con la chiave in mano della catena, che non usiamo fin quando non ne prendiamo piena consapevolezza. Un processo di crescita e solidarietà che il femminismo ha rappresentato e rappresenta tuttora, nonostante qui da noi in Italia abbiano provato a manipolarlo. La spaventosa recrudescenza della violenza sulle donne, la messa in discussione della legge sull’aborto ha reso evidente che le conquiste non sono mai scontate e le tristi vicende dei paesi arabi e africani, non da ultimo l’uscita della Turchia dalla Convenzione di Istanbul, ci esortano a lottare senza mai abbassare la guardia. Per questo è fondamentale leggere libri scritti dalle donne come Itziar Ziga, che denunciano e nello stesso tempo infondono coraggio.

Maribel Ziga e la sua storia di donna nata alla fine degli anni trenta del secolo scorso che ci mette cinquant’anni a lasciare il marito violento. Cinquant’anni vissuti in una nazione governata da una dittatura machista, sopravvissuta all’ultimo conflitto mondiale, che è finita con la morte per vecchiaia del dittatore nel 1975.

Femminismo Maribel Ziga

Quando da noi il divorzio e poi l’aborto dopo lotte aspre, furono legalizzati e normati, in Spagna la condizione della donna era come da noi negli anni Cinquanta. L’ipocrisia borghese, legata a una chiesa cattolica asservita al potere dittatoriale, che fa del patriarcato il suo punto di forza, costringeva le donne a tacere la violenza e gli abusi sessuali subiti dai propri mariti, padri, fratelli, zii e cugini.

Itziar in questo libro ci pone, ponendoli a se stessa, tanti interrogativi sui processi mentali che vedono le donne imbrigliate in rapporti, nei quali saranno sempre e solo loro a perdere.

Continuo a non avere ben chiaro se sia meglio avvertire una donna innamorata che il suo principe le rovinerà la vita oppure no. Se glielo dici lei si allontanerà da te e non da lui, ma qualcosa le risuonerà dentro quando le cose inizieranno ad andare storte, perché nessuno inizia a maltrattarti dal primo giorno.

Quante volte ci siamo trovate davanti a una donna, quasi sempre un’amica, che ti presenta il suo ragazzo/uomo e tu, che non sei coinvolta sentimentalmente, t’accorgi del suo sguardo cattivo, del suo modo assurdo di ragionare e pensi che tra quei due è difficile che funzioni?

Non sempre sono riuscita a mettere in guardia un’amica, però l’importante è imparare a proteggerci l’un l’altra, la Ziga lo ripete spesso e mi trova pienamente d’accordo.

Femminismo Maribel Ziga 2

Il patriarcato è l’unico sistema nel quale oppressori e oppresse convivono mantenendo un vincolo affettivo

Non è facile essere donne, vivere costantemente con la consapevolezza di poter essere vittima di violenza di ogni genere da quella verbale a quella sessuale. Le donne sono discriminate sui posti di lavoro, sottopagate e tenute ancora ai margini delle carriere dirigenziali. Inoltre, la storia di Maribel Ziga è un esempio comunissimo anche dalle nostre parti, fino a non molto tempo fa, le mogli che dopo una vita di lavoro nell’attività del marito, che non le versava contributi pensionistici, si ritrovavano senza sostegno economico. Per non parlare delle migliaia di donne che al momento del matrimonio lasciavano il lavoro, per dedicarsi alla famiglia, chiudendo con una pietra tombale la loro emancipazione, già fragile e in costante pericolo.

Da anarchica so che la proprietà è un furto; e in quanto femminista so che la proprietà è un furto fatto alle donne.

Il femminismo non ha una vera connotazione politica storica, perché alle donne per secoli il patriarcato maschilista ha tolto diritti, dignità e parità, di qualsiasi idea politica fosse, l’uomo portava i calzoni e la donna pensava al resto.

Se resta qualche dubbio le donne costituiscono il 50% della popolazione mondiale, svolgono i tre quarti del lavoro, ma possiedono il 10% del denaro e l’1% della proprietà.

Femminismo Maribel Ziga

È agghiacciante quest’analisi di Itziar Ziga, una tostissima donna nata nel 1974 a Renteria, nei Paesi Baschi. Laureatasi in giornalismo, è stata un’attivista femminista molto impegnata in diverse attività e associazioni parapolitiche come il Front d’Alliberament Gai de Catalunya. La sua è una prosa asciutta, diretta. Una prosa che è donna e lotta, rivendica spazi, dignità. Nei suoi libri ha volutamente scelto la provocazione, per scuotere le coscienze e attirare l’attenzione sulla spinosa questione della violenza sulle donne.

… mi fa incazzare che si insinui che noi donne non ci siamo opposte al patriarcato con sufficiente durezza, perché non abbiamo deciso strategicamente di far fuori qualche uomo. Pure questo rimprovero ci piomba addosso.

Fa incazzare tutte noi questa subdola insinuazione, che odora di colpa e di giudizio. La sottomissione delle donne è fatta di coercizione psicologica, di violenza fisica, di sensi di colpa, di responsabilità e ignoranza, va studiata, prevenuta, capita.

Nelle società a forte matrice religiosa le donne hanno sempre un ruolo marginale, relegate a oggetto della riproduzione, angeli del focolare oppure streghe, puttane, folli da emarginare e rinchiudere nei manicomi, fin quando gli è stato permesso, almeno in Occidente. L’attuale momento storico di forte recessione economica, sta mettendo in crisi tante conquiste sociali delle donne, è importante rimanere unite.

Conoscono e temono la forza che abbiamo quando siamo unite, la precisione con cui identifichiamo il nemico, per questo provano e riprovano a metterci l’una contro l’altra.

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Una verità sacrosanta, infatti quando le donne si mettono insieme sanno andare dritte allo scopo. Non hanno falsi idealismi ma solide realtà. Non cercano scontri ma costruiscono battaglie con la sagacia tutta femminile d’intrecciare reti, meglio di qualunque pescatore. Il nostro problema è che spesso ci facciamo la guerra. Siamo diffidenti l’una con l’altra e questo da sempre fa il gioco del patriarcato e ci danneggia.

È giusto di poco tempo fa un fatto allucinante capitato a una donna, lo riporta il suo avvocato in una lettera al quotidiano La Repubblica. Una donna, vittima di violenza da parte del marito, ne parla spesso con le sue colleghe e alla fine decide di denunciarlo. Scatta la procedura e la donna chiama a testimoniare le colleghe, le quali invece di essere solidali con lei, si dimostrano indispettite. A questo punto la faccenda diventa orribile, in quanto la donna, così come le altre, erano a contratto determinato per un’azienda, che era in scadenza in attesa di essere rinnovato. La nostra piccola e indifesa eroe era riuscita a farsi coraggio a denunciare la violenza, proprio in virtù di questo posto di lavoro, che le garantiva l’agognata autonomia. Le colleghe infastidite non si sono limitate a non testimoniare, ma si sono fatte parte diligente affinché alla donna non venisse rinnovato il contratto.

Vi ho raccontato tutto questo perché nel libro della Ziga c’è questa entusiastica esaltazione della solidarietà femminile, che molte donne non capiscono, chiuse nelle loro sicurezze di fango e miseria umana. Purtroppo in Italia il femminismo ha avuto una battuta d’arresto, ma non si è arrestato, bisogna solo parlarne e come giustamente fa la nostra autrice trasmettere pillole di coraggio, di sorellanza che molte giovani donne sembrano aver smarrito.

Le lotte femministe non sono politicamente grandi per quello che non abbiamo fatto, ma per quello che abbiamo fatto.

 

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Itziar Ziga oltre a La felice e violenta vita di Maribel Ziga, ha pubblicato i saggi Devenir Perra , Un zulo Proper (Melusina, 2009), Sexual Herria (Txalaparta, 2011) e Malditas. Una stirpe transfemminista (Txalaparta, 2014). Ha anche collaborato all’antologia Transfeminismos. Episteme, attriti e flussi (Txalaparta, 2013) e in Vergini catodiche, puttane recalcitranti (Txalaparta, 2015).  

Silvia Leuzzi
Silvia Leuzzi

Ho un diploma magistrale e lavoro come impiegata nella scuola pubblica da oltre vent’anni. Sono sposata con due figli, di cui uno disabile psichico. Sono impegnata per i diritti delle persone disabili, delle donne e sindacali. Scrivo per diletto ed ho al mio attivo due libri e numerosi premi di poesia e narrativa.

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