Luce, Nuvole e Melancholia

Lars Hertervig Island Borgoya, protagonista di Melancholia di Jon Fosse

Fare letteratura è questione di luce; di luce e di nuvole.

Puoi perdere i tuoi giorni alla ricerca della sfumatura perfetta, o saper cogliere l’essenza pura di ogni immagine,  la verità che trapassa l’essenza come un raggio di sole tra la nebbia. Questo processo, a dire il vero, è valido per ogni forma d’arte e per molte faccende della vita quotidiana. Forse, ce ne dimentichiamo; noi rincorriamo le bucce, le cover, le apparenze. Ci accodiamo insieme alle inconsapevoli vittime degli Iphone.

Non scomparire, sommersi come siamo dalle ricorrenze e dagli scorni della realtà, è un lusso per pochi. Lars Hertervig, pittore dell’Ottocento e protagonista di Melancholia (1995), libro edito dalla Fandango, ma praticamente sconosciuto in Italia, fu un giovane artista promettente, dalla carriera  radiosa e dal cuore ancora acerbo.

Proprio quando i suoi quadri iniziavano ad essere venduti nei circoli artistici della Norvegia, quando l’amore tra lui e la bellissima Helene era sul punto di esplodere, quando ancora il desiderio di far prevalere la propria Arte su quella dei coetanei, quell’ambizione dura e dolorosa degli artisti, insomma, quando ancora Lars non aveva ancora iniziato a vivere davvero, impazzì.

E, certamente, questa è una di quelle cose che ti sconvolgono i piani: impazzire, certe volte, mette di fronte a tutti i limiti e alle catene della realtà. Per mia fortuna, comunque, sono cose che posso solo immaginare.

Lars Hertervig, protagonista di Melancholia di Jon Fosse
Dipinto di Lars Hertervig (particolare)

Il pittore Lars Hertervig, ancora ventiquattrenne, scoprì la vera essenza della realtà e vi sfumò dentro. Come le ultime note di una sinfonia, incominciò a confondersi col silenzio della sua mente e a sparire nel labirinto delle incertezze, delle ripetitive paranoie di uno schizzato.

E questo, questo Lars proprio non lo poté accettare: lottò, schiavizzò i suoi pensieri per riacciuffare la verità; lui che, in realtà, ci era sprofondato dentro. Le pagine di Melancholia rivelano tutta la maestria di Jon Fosse, autore norvegese del libro, nel sapere scavare (in questo senso il cognome è premonitore).

Non sotto alle cose: a far questo sono bravi tutti. Fosse è capace di scavare sopra le cose, di rovistarci sopra. Lui, come Hertervig, conosce l’abisso e la miseria della vita sotto di noi e per questo solca quello che sta sopra; osserva tutto quello che la nostra mente crea per noi- chiamandolo ambizione, futuro, speranza- con occhi talmente spalancati che lacrimano rigando il viso.

Non è mia premura raccontare quello che succede ad Hertervig nel libro, l’intimità rivelata all’interno della trama. Sarebbe come spifferare un segreto di un amico dopo aver giurato di mantenerlo: no, proprio non me la sento. Fossi in voi, mi accosterei a quest’opera con sospetto. All’inizio apparirà ostica e introversa ma, se saprete pazientare vi svelerà il lato più sincero dell’Arte e della Vita.

Ed è proprio su questo punto che vorrei chiudere: ho detto più volte che Hertervig scoprì la vera essenza e che la Letteratura è una mera questione di luce e di nuvole. Probabilmente è solo una mia fantasia, e ha senso solo nella mia testa, ma pensare alla Letteratura come ad una silhouette imperfetta della Vita è piacevole tanto quanto osservare le nuvole generarsi a vicenda; in quanto non esiste una linea netta e non esiste imitazione. Vita e Letteratura sono parte di un unico sentire e la possibilità di non saper cogliere linee di divisione nette tra loro è un dono che mi fa sentire davvero felice di essere vivo, anche oggi.

 


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Mattia Lo Presti

Cercatore d’Essere; Ignobile scrittore di poesie; Fanatico lettore onnivoro. Sono nato a Como nel 1993. Mi sono diplomato al Liceo Classico A. Volta lottando principalmente contro la pigrizia e la matematica. Dimenticavo: sono recidivo. Per questo, forse, mi sono laureato in Lettere Moderne (indirizzo filologico-letterario) presso l’università degli studi di Pavia. Ora vivo a Barcellona.