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Un piccolo mondo perfetto e imperfetto

piccolo mondo perfetto Avete mai sentito parlare del “marshmallow test” o “teoria delle caramelle”? Io, prima di imbattermi in Piccolo mondo perfetto di Kevin Wilson, non avevo la più pallida idea di cosa fosse; durante la lettura ho scoperto che è un esperimento che consiste nel far sedere un bambino in una stanza, mettere di fronte a lui un marshmallow o una caramella, e spiegargli che, se sarà in grado di attendere 15 minuti senza mangiarlo, oltre a quello ne riceverà un altro. Dopodiché, il bambino viene lasciato solo nella stanza per quindici minuti. La scelta è dunque tra un premio subito o due più tardi. Lo studio originale, condotto da Walter Mischel negli anni Sessanta, mirava a dimostrare che coloro che erano in grado di attendere i fatidici quindici minuti avrebbero ottenuto risultati scolastici e lavorativi migliori rispetto a chi non aveva saputo resistere, in virtù della loro pazienza e perseveranza.

Sebbene alcuni studi recenti abbiano confutato questo esperimento, sostenendo che il campione iniziale su cui si era svolto lo studio era troppo ridotto ed omogeneo per provenienza socioculturale, ho trovato questa idea molto interessante, come altre che sono riportate nel romanzo, che combina una narrazione lineare ad un’analisi psicologica molto ben costruita.

Kevin Wilson Piccolo mondo perfettoLa storia è alquanto curiosa: uno psicologo, Preston Grind, che si comporta sempre come se il mondo intero fosse degno d’amore, dà vita a un progetto rivoluzionario di educazione infantile; nove coppie in condizioni disagiate che hanno appena dato alla luce il loro primo figlio sono chiamate a vivere insieme in una tenuta per dieci anni, allevando i loro figli in una sorta di famiglia allargata, artificiale ed autosufficiente. Alle nove coppie si aggiunge Izzy, diciannovenne incinta del suo professore di Arte del liceo. L’esperimento comporta svariate difficoltà: i dieci bambini, per i primi anni del progetto, non sanno chi siano i loro genitori naturali e tutti sono chiamati ad amare ogni altro membro della famiglia in egual modo, lasciando da parte i legami biologici.

Quando i genitori, di tanto in tanto, escono dalla tenuta, la gente sorride loro come a voler dimostrare di essere abbastanza progressisti da accettarne la condizione, ma in realtà i membri della Famiglia Infinita sono totalmente incompresi: hanno scelto una strada profondamente anticonvenzionale, di condivisione di spazi e sentimenti con degli sconosciuti, e solo chi vive la medesima esperienza può capirla.

Putroppo, come in ogni altro angolo di mondo, presto nascono rancori e gelosie, sbocciano nuovi amori e, in alcuni casi, l’egoismo trionfa sul bene comune. Giungono allora dei colpi di scena inaspettati che accrescono enormemente il livello di curiosità e suspense, e si scopre che questo piccolo mondo perfetto e questa famiglia artificiale sono imperfetti esattamente come ogni altra famiglia che ci sia.

Le relazioni umane sono il cardine dell’intera storia, ed è forse per questo che il romanzo assume sfumature commoventi e riesce a smuovere corde profonde; è senza dubbio uno di quei testi che catturano il lettore dalla prima all’ultima pagina, che dopo un assaggio accrescono la voglia di essere divorati in un sol boccone. Assolutamente consigliato.


Kevin Wilson è tra i più talentuosi scrittori americani degli ultimi anni, autore di La famiglia Fang, romanzo pubblicato da Fazi nel 2012 e acclamato dalla critica italiana e americana, dal quale è stato tratto un film con Nicole Kidman e Christopher Walken. Piccolo Mondo Imperfetto è il suo ultimo romanzo pubblicato in Novembre da Fazi.

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Vittoria Pauri

Vittoria Pauri

Mi chiamo Vittoria e ho diciotto anni. Se questo fosse un questionario di Proust, alla domanda "qual è il tuo motto?" non avrei esitazione a citare la frase di Gandhi che, tradotta piuttosto liberamente, recita così: il miglior modo per trovare se stessi é perdersi nel servizio degli altri. Mi riassume perfettamente. Le due cose di cui non posso fare a meno sono la curiosità di capire ciò che mi capita intorno e un quadernetto, da cui non mi separo mai, su cui scrivo tutto quello che mi passa per la testa e su cui colleziono frammenti di libri, poesie e conversazioni.