Juli Zeh continua a stupirci

Lanzarote

Si B, Lanzarote, 2018 (credits: Flickr)

Di notte i vulcani apparivano ancora più fiabeschi, ombre di un nero profondo contro un cielo nero scintillante, era come se stessero viaggiando attraverso lo scenario di un film fantasy. La luna era sdraiata sulla schiena, sottile come un’unghia tagliata, le stelle erano innumerevoli e luminose…

Juli Zeh torna in libreria con un altro successo, L’anno nuovo, avventurandosi nell’ambito della psicologia, in particolare della fenomenologia dei ricordi traumatici.

Elizabeth Loftus, psicologa cognitiva ed esperta di memoria umana, sostiene che quest’ultima sia componibile e la paragona ad una pagina di Wikipedia, modificabile sia da noi sia da altri: le parole altrui possono contaminare i nostri ricordi, modificandoli o aggiungendone di nuovi. Le scoperte della Loftus, oltre ad aver messo in crisi i sistemi giudiziari di tutto il mondo sottolineando che le informazioni fornite dai testimoni potrebbero essere distorte e che non possono dunque costituire prova affidabile, sono interessanti per cercare di comprendere meglio come funziona la memoria. Capita a tutti di credere di ricordare alcuni episodi dei primi anni di vita in modo nitido e dettagliato, ma spesso non si tratta che di falsi ricordi, impiantati in momenti successivi nella memoria grazie a racconti evocativi o fotografie. Juli Zeh affronta questo affascinante tema psicologico in modo magistrale, raccontando il momento in cui alcune esperienze sepolte in angoli reconditi vengono rievocate da un luogo o da una situazione, e riaffiorano pian piano, per poi rimanere a galla, scombussolando le certezze di una vita intera.

Juli Zeh L'anno nuovo copertinaIn tutte le foto nell’album di famiglia sua sorella sorrideva mostrando una finestra sdentata: non aveva più i due incisivi. Henning aveva sentito raccontare la storia di come sua sorella li avesse persi un milione di volte: aveva due anni, aveva preso velocità con il triciclo ed era caduta prima che la madre facesse in tempo a fermarla. Questo episodio si era sedimentato nella sua memoria, e non ne aveva mai messo in dubbio la veridicità, prima della vacanza a Lanzarote.

Henning aveva deciso che avrebbe portato sua moglie e i suoi figli a Lanzarote per le feste natalizie. Provava un’attrazione inspiegabile per quel luogo. Nonostante le abbondanti lamentele della moglie, la difficoltà di viaggiare con due figli piccoli, il vento inclemente, erano arrivati sull’isola e avevano iniziato le loro ferie a misura di bambino in quel posto incantevole. La descrizione di loci amoeni è cifra stilistica dell’autrice, che riesce a catturare perfettamente l’essenza di quell’isola delle Canarie fatta di vulcani e tramonti; anche nel suo romanzo precedente, Turbine, tutto ha inizio con il racconto di Unterleuten, un paesino tedesco in cui la vita scorre placida e idilliaca, lontana dalla frenesia del mondo.

Henning aveva deciso di godersi la vacanza, cercando di liberarsi da LA COSA, una sorta di attacco di panico che lo coglieva di tanto in tanto, paralizzandolo e soffocandolo. In fondo però non aveva nulla di cui lamentarsi: una bella famiglia, un lavoro che gli piaceva, e anche la salute; aveva solo bisogno di rilassarsi. Il suo piano viene però stravolto dall’improvviso riaffiorare di ricordi di infanzia, di traumi che fino ad allora erano stati sepolti da qualche parte nel suo cervello e che non era mai riuscito a ricordare. Scopre allora che i dentini di sua sorella non erano caduti per un incidente sul triciclo, ma in circostanze molto più tragiche, proprio lì, sull’isola di Lanzarote… I colori, i sensi e gli oggetti aiutano Henning a riappropriarsi di un frammento della propria infanzia, di quei giorni in cui lui e la sorellina, bambini di quattro e due anni, erano stati al confine tra la vita e la morte.

Una storia da leggere tutta d’un fiato, entrando nella testa del personaggio, condividendo nella prima parte le fatiche della quotidianità dell’età adulta, e ripercorrendo poi i suoi ricordi dagli occhi del bambino che era. Non posso quindi far altro che concordare con il commento del Der Tagesspiegel «Con una penna leggera, Juli Zeh combina un’intelligente riflessione sul ruolo dell’uomo moderno al cupo racconto di un trauma infantile che si trasforma in un thriller psicologico» e augurarvi, come sempre, buona lettura.

 


Juli Zeh (Bonn, 30 giugno 1974)  vive e lavora come scrittrice e avvocato a Lipsia. Autrice pluripremiata e tradotta in 35 lingue, ha scritto una decina di romanzi. In Italia sono stati pubblicati da Fazi Editore: Aquile e angeli (2005), Gioco da ragazzi (2007) e il suo trionfo letterario, Turbine, che abbiamo recensito l’anno scorso. 

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