Jalna: alla scoperta di Mazo de la Roche

Quando all’inizio di un romanzo c’è una pagina dedicata all’albero genealogico o all’elenco dei nomi dei personaggi, vengo assalita da una sorta di timore: riuscirò a seguire il filo della narrazione? Entrerò nella storia o dovrò continuare a tornare alla pagina iniziale per consultare legami di parentela e ricostruire la situazione? Nel caso di Jalna di Mazo de la Roche i dubbi sono subito svaniti: la potenza evocativa delle descrizioni, l’appassionata indagine degli animi dei personaggi e delle dinamiche familiari catturano il lettore a tal punto da non lasciar spazio alla minima confusione.

Il perno attorno cui ruota l’intera narrazione è Jalna, una dimora che eclissa qualunque altra abitazione della contea, ribattezzata con il nome della città indiana dove si erano conosciuti i capostipiti della famiglia Whiteoak, il capitano Philip Whiteoak e la moglie, Adeline.

In un accesso di romanticismo, Philip e Adeline la battezzarono Jalna, in ricordo della postazione militare dove si erano conosciuti. Tutti lo trovarono un nome grazioso, e Jalna si rivelò pervasa da un’atmosfera di allegria e inespugnabile benessere. Sotto quel grappolo di camini dalla foggia pittoresca […] i Whiteoak erano felici come possono esserlo degli esseri umani.

Svariati decenni dopo la sua costruzione, Jalna è ancora lì, come anche Adeline, autorità indiscussa, che alla veneranda età di novantanove anni tiene testa ai tre figli e ai sei nipoti. Una famiglia numerosa, somma di tante individualità estremamente diverse ma indissolubilmente legate e pronte ad attraversare insieme il gioco della vita.

Jalna di Mazo de la Roche, copertina

Jalna era come un frutto maturo nella luce dorata, avvolta in un rosso manto di vite vergine, circondata da prati appena rasati.

Come in ogni saga familiare che si rispetti, arriva improvvisamente un punto in cui l’equilibrio domestico ormai consolidato si incrina irrimediabilmente. L’armonia di Jalna è messa a dura prova per ben due volte, quando due giovani donne entrano a far parte della famiglia, unendosi in matrimonio a due Whiteoak. Le due sono molto diverse tra loro: Pheasant è una ragazzina selvatica e silenziosa nata da un matrimonio illegittimo, Alayne un’amabile donna in carriera che arriva da New York ed è ansiosa di stabilire una connessione con ciascun membro della famiglia; la prima viene accolta con la freddezza del disonore, l’altra in pompa magna, così come si addice ad una giovane di famiglia rispettabile. La vita a Jalna subisce così inaspettati cambi di rotta, nessuno dei quali sfugge alla lucida matriarca, che tra un pasto luculliano e un pisolino improvviso riesce comunque a rendersi conto di ogni pensiero che attraversa la mente di ciascun membro della sua numerosa discendenza.

Mazo de la Roche fu un’autrice piena di contraddizioni, già a partire dal nome, spagnolo e francese, nonostante le sue origini inglesi e irlandesi; visse in solitudine, ricevendo però centinaia di lettere dai suoi ammiratori da tutto il mondo; rappresentò il Canada per una generazione, ma nonostante ciò il Canada si dimenticò di lei. Mazo de la Roche è una donna straordinaria che riesce a raccontare con abilità le infinite sfaccettature dell’essere umano, risultando attuale anche a quasi un secolo dalla sua pubblicazione.

Mi sento di consigliare questa lettura a chiunque voglia iniziare a seguire le avventure della famiglia Whiteoak, aspettando impazientemente i capitoli successivi di questa appassionante storia che coprirà cento anni di vita a Jalna, o a chi, come me, ha la predilezione per le saghe familiari e per i loro congegni narrativi, che permettono di raccontare epoche intere filtrandole con la lente della quotidianità e rendendo ogni relazione descritta sorprendentemente universale.

E a Jalna il gioco della vita proseguì…

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