Ivy Compton burnett il capofamiglia

«Ora nostro padre ci biasima perché abbiamo accettato senza batter ciglio il suo matrimonio. E anche io, ripensandoci, lo trovo deprecabile. Ma lui si è comportato come un dio in terra, e noi come tale lo abbiamo trattato. Ecco cosa succede quando nessuno critica le tue azioni. Gli dèi vogliono solo essere idolatrati e ci riescono; e così si assicurano il monopolio sulla saggezza».

Duncan è il capofamiglia o, per meglio dire, il despota, della famiglia Edgeworth. Anaffettivo ed irascibile, abituato a comandare e ad essere obbedito, Duncan è il perno attorno cui ruotano tutte le vicende. Ivy Compton-Burnett arricchisce una storia familiare di stampo vittoriano, ambientata nei primi inizi del Novecento, con un elemento assolutamente unico: l’attenzione magistrale al dialogo. L’intera narrazione è infatti basata su dialoghi incalzanti e pungenti, tra gli stessi membri della famiglia Edgeworth e tra loro e gli amici. La vita familiare scorre quasi interamente tra le mura domestiche, ad eccezione dell’imprescindibile appuntamento della messa domenicale.

È proprio in questa occasione che le vicende della famiglia sono al centro di commenti, sussurri, allusioni e illazioni da parte di tutti i membri della comunità, che esternano tutti i loro giudizi in allusioni più o meno esplicite e dialoghi frizzanti, in cui i pareri dei singoli si confondono e si fondono dando vita ad un chiacchiericcio impetuoso che si abbatte su ogni aspetto della vita degli Edgeworth.

«Però, restando vedovo, manterrebbe in vita l’atmosfera di una volta», disse Dulcia, nello sforzo deliberato di mantenere viva in Florence una scintilla di risentimento. «Così invece sembra che la sua memoria sia stata cancellata del tutto, sradicata dalle nostre vite».
«A questo ci pensa la morte, e non ha bisogno del nostro aiuto».
«Io non sono affatto favorevole ai secondi matrimoni», disse Beatrice guardandosi intorno. «Non capisco come possa una donna prendere il posto di un’altra».
«Non sembrava così sfavorevole, prima», le disse Gretchen.
«È mia opinione che la singolarità faccia parte dell’essenza del matrimonio», insistette Beatrice senza muovere gli occhi.
«Viverlo una seconda volta equivale a svilirlo», disse la signorina Burtenshaw, scaldandosi in volto.

Ivy Compton-Burnett, Il capofamigliaDulcia, Beatrice, Gretchen, e ogni altro personaggio vengono tratteggiati sulla base del proprio modo di esprimere opinioni e sulla loro propensione ad essere più o meno invadenti nella vita della famiglia Edgeworth. Ciascuno di loro sembra trovare un piacere particolare nel pettegolezzo, sebbene ognuno cerchi poi di nascondere la propria insaziabile curiosità dietro ad una solida maschera di interesse altruistico e sincera vicinanza.

Nella vita della famiglia Edgeworth, come in ogni famiglia, si susseguono vicende felici e sciagurati eventi, nascite e lutti, ma, in ogni circostanza, gli unici sentimenti che contano sono quelli del capofamiglia, in grado di influenzare quelli di tutti gli altri. Le emozioni delle due figlie, Nance e Sybil, e del nipote, Grant, sono sempre messe in secondo piano da ciò che pensa il padre: le loro vite sono satelliti che non possono che ruotare intorno a Duncan. Tutto è però destinato a cambiare con l’arrivo della seconda moglie di Duncan, Alison, giovane di grande bellezza e altrettanta insubordinazione, che fin dal primo giorno dimostrerà di non essere disposta a sottomettersi alla tirannide del marito. Il suo arrivo farà vacillare il monopolio sulla saggezza detenuto dal capofamiglia, che inizierà piano piano a perdere la propria aura di distacco ed invincibilità.

Dopo averci fatto immergere nell’amore delicato ed incondizionato tra i membri della famiglia Aubrey di Rebecca West, nelle ingarbugliate vicende dei Cazalet di Elizabeth Jane Howard, ecco che Fazi ci presenta un’altra sfaccettatura della famiglia, oppressiva e tirannica, con gli Edgeworth di Ivy Compton-Burnett, rimanendo nel solco dei romanzi familiari che raccontano il nostro tempo.

Il capofamiglia è dunque un’altra storia imperdibile per gli amanti del genere, la cui sagacia e vivacità rimangono intatte a distanza di quasi un secolo.

 


Ivy Compton-Burnett (Pinner, 5 giugno 1884 – Londra, 27 agosto 1969) è stata una scrittrice britannica. Scrisse venti romanzi di matrice autobiografica, riguardanti l’oppressione familiare. Nel Nel 1955, vinse il James Tait Black Memorial Prize per il suo romanzo Mother and Son. Fazi Editore ha pubblicato Più donne che uomini nel 2019 e nel 2020 Il capofamiglia.

Vittoria Pauri
Vittoria Pauri

Alla domanda “Qual è il tuo motto?" non avrei esitazione a citare una frase di Gandhi: il miglior modo per trovare se stessi é perdersi nel servizio degli altri. Le due cose di cui non posso fare a meno sono la curiosità di capire ciò che mi capita intorno e un quadernetto su cui scrivo tutto quello che mi passa per la testa e su cui colleziono frammenti di libri, poesie e conversazioni.