Il rimedio miracoloso

H. G. Wells fotogragato da Yousuf Karsh, 1843

H. G. Wells fotogragato da Yousuf Karsh, 1843

La tendenza del guadagno moderno si basa sull’abilità di prevedere che tra poco la tal cosa diventerà necessaria e sul fatto di riuscire a toglierla dalla circolazione in modo da mercanteggiare la propria ricchezza.

Questa lucida visione del commercio e dell’economia si applica perfettamente alla situazione odierna: per ottenere dei guadagni bisogna scommettere sull’emergere di una tendenza e riuscire ad anticiparla. In realtà è una riflessione scritta più di un secolo fa, nel 1909, ed è riferita agli albori del capitalismo, e non a quello odierno, ormai allo stadio maturo. Ci troviamo dinnanzi ad un grande classico, Tono-Bungay di H.G. Wells, ripubblicato da Fazi Editore con il titolo Il rimedio miracoloso (ed una veste grafica decisamente accattivante!), che si rivela universale ed estemporaneo.

H.G. Wells è noto per essere un precursore della fantascienza, ricordato insieme a Verne per essere i padri del romanzo scientifico: tra i suoi capolavori fantascientifici vanno sicuramente ricordati La macchina del tempo, tra i primi romanzi ad introdurre il concetto di viaggio intertemporale, e La guerra dei mondi.

Il rimedio miracoloso si distacca totalmente da questo genere: si tratta di una satira sociale e politica, di un romanzo di stampo autobiografico, della realistica fotografia di un’epoca.

H. G. Welles Il rimedio miracoloso

Fin dalle primissime righe assistiamo al trionfo della coscienza del protagonista, nonché voce narrante, George Ponderevo, che espone una sorta di dichiarazione programmatica sugli intenti del suo libro, di cui ha un’idea “aperta piuttosto che severa” e in cui si propone di racchiudere tutto ciò che nella sua vita lo ha colpito e divertito e le sue impressioni, volendo tuttavia evitare di fare uno “spezzatino di aneddoti ed esperienze”.

Dopo una poderosa introduzione, iniziamo ad immergerci nella serie di realtà ingovernabili della vita di George, la cui esistenza, per varie circostanze, si intreccia con quella di suo zio, un soggetto assai curioso con un gran fiuto imprenditoriale, che lancia sul mercato un prodotto, il Tono-Bungay, che ottiene un successo stratosferico. Si tratta in realtà di un mix rinvigorente di varie sostanze piuttosto comuni, pubblicizzato con slogan che lo spacciavano come elisir e cura contro ogni male. Ecco allora che George si trova a dover scegliere tra lavorare per lo zio, ottenendo una rendita sicura ma vendendo un prodotto di dubbia utilità, quindi in qualche modo ingannando tutti gli acquirenti, o continuare un percorso di studi che procedeva a rilento e soprattutto non offriva alcuna solida prospettiva… trionfa in ultima analisi la prima scelta, che lo condurrà per un percorso completamente inaspettato, quello del lavoro appassionato e del successo.

La fragile costruzione finanziaria del Tono-Bungay è però intrinsecamente destinata a crollare, così come il primo matrimonio di George, che racconta tutte le oscillazioni della sua vita in modo talvolta fin troppo minuzioso e meditabondo, ma sicuramente sottile e, superata la prima fase di più difficile lettura, anche appassionante.

Come al solito, per concludere, oltre a consigliarvi questa lettura, vi lascio con qualche altra parola del romanzo, per farvene percepire l’essenza:

Non so che cosa sia l’amore. È fatto di cose di ogni genere… di una dozzina di fili attorcigliati in un migliaio di modi.

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