MEMEnto

memento: appunti sul fenomeno dei memeMadame e messeri della Sepoltura della Letteratura, buongiorno.

Lasciate che, nella mia continua ricerca di qualcosa di più o meno sensato con cui comporre gli incipit, mi attenga alle convenzioni sociali vigenti. Vi auguro un felice anno 2015[1].

Ormai un quindicennio è trascorso dallo scoccare dei due millenni, ed è da tre che attendiamo i Maya rimedino al loro imperdonabile errore di calcolo[2]. Tuttavia, mentre quei birbanti cavalcalama preparano la fine del mondo, eccovi il primo numero di Balloons di questo susseguirsi astrale di 365 giorni canonici.

L’anno scorso (sì, volevo dirlo. Problemi?) ci eravamo salutati con quanto di più vicino a un ipotetico “sublime” fosse consentito dai miei collegamenti fumetto/ resto del mondo. Roy Lichtenstein e il suo dolcevita avevano elevato (seppur in maniera paradossale) la letteratura a fumetti allo status di arte ben prima che Alan Moore potesse presentare la sua barba impertinente al mondo. Ora, volendo cominciare l’anno con qualcosa di significativo, ho deciso di sottrarvi all’Olimpo e farvi precipitare nel basso, nel torbido.

richard dawkins

Conferiamo all’articolo una parvenza di serietà: ecco Richard Dawkins…

Dimenticate opere del calibro di Watchmen e V per Vendetta (per un numero solo, eh). È ora che incontriate faccia a faccia quanto di peggio il medium para-fumettistico possa produrre. È ora che abbandoniate ogni vostra certezza inchiostrata per affrontare il vero terrore.

È ora, in poche parole, che vi scontriate con l’internet meme.

Nel suo libro “Il gene egoista” (1976), l’etologo inglese Richard Dawkins paragona il meme al gene, descrivendo entrambi come unità minime fondamentali di qualcosa: se il secondo è, ovviamente, il dominio dell’ereditarietà genetica, al primo spetterebbe lo status di mattoncino imprescindibile dell’evoluzione culturale. Considerate le premesse, avrete già realizzato che questa spiegazione degna di (e in parte scopiazzata da) Wikipedia sarà un unicum nell’articolo odierno. Ciò che oggi vorrei esaminare con voi, come già accennato, non è il concetto di solo meme, bensì quello di INTERNET meme.

Nel caso ve lo stiate domandando, questo è il momento di tapparvi le narici e saltare dal trampolino.

L’internet meme (per gli irriducibili italofoni “fenomeno di internet”), come suggerisce il nome stesso, è un’unità “culturale” la cui popolarità si deve proprio al medium informatico, a cui si trova imprescindibilmente legato; l’autrice inglese Susan Blackmoore è arrivata a definirlo “teme” per il suo necessario legame con la tecnologia. Entità polimorfa come poche, verrà in questa sede indagata nella sua faccia più strettamente “fumettosa”: l’immagine convenzionale, pop, realizzata da zero o sottratta al film o al gioco di turno per essere ricoperta da scritte, proprio come il corpo di Guy Pearce in “Memento”. Una sorta di microfumetto, insomma.

Presumo tutti voi abbiate in mente ciò di cui parlo. Fenomeno per sua stessa essenza imprescindibilmente moderno, il meme è uno dei grandi “tormentoni” delle nuove generazioni. Amico più o meno ignorante della comunicazione giovanile e della comicità immediata, esso richiede una chiave d’accesso, una partecipazione almeno passiva alla tempesta del trash informatico.

Proprio per questo il meme risulta quanto di più “basso” si possa trovare diffuso su larga scala al giorno d’oggi. Ciò che provvede a “nobilitarlo” (si prenda nota dell’ uso insistito delle virgolette) e il velo di autoconsapevolezza che lo avvolge, l’idea che nella sua voluta e ricercata ignoranza risieda la carica comico-satirica che lo rende uno strumento così efficace. E’ in tal contesto che la concisione e l’ortografia elementare se non errata risultano utili all’universalizzazione del messaggio.

meme

Da destra verso sinistra, i riferimenti vanno alla canzone “I Shot the Sheriff” di Bob Marley, alla frase di internet “Shit just got real” e… Beh, chiunque si possa definire anche solo vagamente videogiocatore o videogiocatrice probabilmente lo saprà da sé.

Esempio perfetto di questa “cultura underground” è proprio ciò che delle sue principali tendenze rappresenta la parodia, il contrario: i meme realizzati sull’autoritratto di Joseph Ducreux, pittore francese del XVIII secolo. Ad affiancare l’espressione burlesca e le movenze esagerate della figura dipinta, infatti, compaiono verbose ed eccessivamente sofisticate “traduzioni” di frasi celebri al giorno d’oggi, dalle rime aggressive d’un rapper fino alle stringatissime affermazioni tratte da altri meme. Di seguito alcuni tra quelli che più si sono dimostrati pericolosi per l’integrità della mia mascella.

Credo sarebbe impossibile se non inutile dilungarmi a illustrare, meme per meme, il vastissimo panorama della produzione di internet. Ciò che credo di poter fare è indicarvi sia il sito Know Your Meme, grandissima enciclopedia sul quale troverete classificato qualsiasi fenomeno possa saltarvi alla mente, sia (per i proprietari di iDevice o come si chiamano) l’applicazione Meme Generator , ottimo mezzo per aggiungere le vostre personali creazioni a una marea pressoché già illimitata.

Un saluto a tutti, e ancora auguri.


NB: l’articolo odierno presenterà dosi non risibili di inglese, per la mastodontica presenza di meme redatti in questa lingua. Mi scuso con quanti abbiano poco familiarità con esso, e di seguito includo le traduzioni italiane di tutti i fenomeni chiamati in causa, uno per uno. Vi invito comunque a consultarle in seguito, per non rovinarvi la sorpresa.

– “I fired upon the constable, but I deny firing upon his subordinate.“: “Ho sparato contro il gendarme, ma nego di aver sparato contro il suo subordinato.”

– “This feces is no longer figurative”: “Queste feci non sono più ipotetiche.”

– “I used to partake in activities, but all of a sudden, an arrow had been lodged into my kneecap“: “Ero solito indulgere in attività, ma tutt’a un tratto, una freccia era stata conficcata nel mio ginocchio.”. Per inciso, si tratta di un’affermazione tratta dal videogame “The Elder Scrolls V: Skyrim”.

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