Forti davanti alla forza della natura: gli islandesi di Askja

Ian Manook, Askja

Da ogni lato, la lava pietrificata da migliaia di anni è una marea immobile di onde nere e corrugate. Sembra la pelle di uno sharpei uscito dal catrame.

Ian Manook descrive così Askja, vulcano attivo al centro dell’Islanda, nonché titolo del romanzo. L’isola nordica, terra magica di geyser e vulcani, con la sua conformazione lunare, da sfondo a un duplice mistero: due scene del crimine ed alcuni indizi ma nessuna vittima.

La trama è fitta ed estremamente coinvolgente, e si allontana dai copioni più classici del romanzo giallo, rendendo la lettura assai piacevole e i colpi di scena tutt’altro che prevedibili. Le due indagini procedono in modo parallelo, senza che i cadaveri vengano trovati, e si intrecciano alle vite dei personaggi, che sono caratterizzati in modo distinto e lontani da ogni idealizzazione, in tipico stile nordico. Il protagonista, l’ispettore Kornelíus, è dipinto in profondità, in tutte le sfaccettature di un personaggio dall’enorme stazza ed arroganza, incurante delle regole, estremamente cedevole alle tentazioni carnali, ma anche estremamente brillante e fondamentalmente sensibile.

Al pari di ogni islandese, Kornelíus conosce la perfidia della landa. Quella terra simile a una meringa di lava, dove la minima screpolatura può fendere la roccia per parecchie decine di metri di profondità. Dove gli strati di muschio nascondono crepacci invisibili e si richiudono sugli sventurati che v’incappano, con la crudeltà silenziosa delle piante carnivore…

La natura è meravigliosa e allo stesso tempo perfida, e ogni islandese sa riconoscere questa duplicità. I personaggi di Ian Manook non fuggono la natura come l’Islandese di leopardiana memoria, ma nutrono un profondo rispetto nei confronti della loro spietata e maestosa terra. Proprio questo legame rende loro piuttosto insopportabile la presenza di orde di turisti provenienti da tutto il globo, che calpestano senza cura muschi secolari per raggiungere il punto migliore dove scattarsi un selfie, urlano incessantemente e contaminano ogni landa, anche la più desolata.

Ian Manook - Askja

È difficile allora non immedesimarsi nell’insofferenza degli isolani per questi vacanzieri chiassosi e disinteressati, che colgono la bellezza solo per catturarla con loro obiettivi, senza entrare in sintonia con la natura che li circonda. Viene altrettanto spontaneo ripercorrere le volte in cui anche noi siamo stati turisti ciechi, e riproporsi di fare più attenzione, la prossima volta, ad essere più rispettosi, meno forsennati, più pronti a lasciarci catturare dal luogo che visitiamo.

L’attenzione alla natura e la condanna di un turismo di massa indiscriminato che può distruggere interi ecosistemi sono temi che emergono in modo netto, e che arricchiscono ulteriormente di contenuto e profondità l’intero romanzo.

Infine, una nota di apprezzamento è da dedicare alle meravigliose descrizioni del paesaggio, che riescono nel difficile compito di disegnare nitide immagini degli orizzonti islandesi.

Il cielo è una garza a brandelli impregnata di pioggia.

Nel complesso, Askja ha superato ogni mia aspettativa, rivelandosi una lettura avvincente ma tutt’altro che disimpegnata, che non posso che consigliare caldamente anche a chi, come me, non avesse letto Heimaey, il primo libro della trilogia che precede Askja.

 


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Vittoria Pauri
Vittoria Pauri

Alla domanda “Qual è il tuo motto?" non avrei esitazione a citare una frase di Gandhi: il miglior modo per trovare se stessi é perdersi nel servizio degli altri. Le due cose di cui non posso fare a meno sono la curiosità di capire ciò che mi capita intorno e un quadernetto su cui scrivo tutto quello che mi passa per la testa e su cui colleziono frammenti di libri, poesie e conversazioni.

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