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Storia di un’Heidi irrisolta

Milano, corso Vittorio Emanuele

Milano, corso Vittorio Emanuele

Non fatevi ingannare dal titolo: non sto per parlarvi della celeberrima serie animata, in cui i verdeggianti monti svizzeri sorridono alla dolce bambina che porta al pascolo le caprette. O meglio, in qualche modo c’entra anche lei, ma l’Heidi di cui vi parlo oggi è una donna che nella realtà si chiama Chiara, ha trentacinque anni e come ogni milanese che si rispetti lavora dodici ore al giorno. Suo padre, devastato dalla demenza selettiva, è convinto di essere il vecchio dell’alpe, con grande premura si preoccupa delle sorti di Fiocco di neve e di Nebbia, oltre a rivolgersi a sua figlia come se fosse Heidi.

Chiara è una donna irrisolta, che lavora allo sfinimento alla mercé di un capo viscido che si rivolge a Siri, l’assistente del cellulare, con più gentilezza di quella che riserva a tutti i suoi sottoposti. Oltre al lavoro ha veramente poco tempo per vivere, si nutre di cibi preconfezionati e alla sera crolla a letto appena arriva a casa. Insomma, vita a metà, che si complica quando il padre Massimo viene cacciato dalla casa per anziani in cui era ricoverato, e lei si ritrova all’improvviso con un anziano difficile da gestire e con cui per giunta non aveva mai avuto il benché minimo rapporto, per di più in un momento di ingiusti e spietati tagli al personale. Quando sembra che non riuscirà mai a trovare una badante per accudire suo padre, arriva Thomas, salvatore di una situazione sul punto di esplodere da un momento all’altro.

Non so se vi è mai successo di innamorarvi perdutamente di un personaggio di un film o di un romanzo. A me è capitato tre volte: con Todd Anderson ne “L’attimo fuggente”, con il mitico giovane Holden Caulfield e con Thomas. Non voglio svelarvi altro, ma posso dirvi che questo personaggio costituisce già di per sé una buona ragione per leggere questo romanzo.

Heidi di Francesco MuzzopappaÈ una storia dal sapore dolceamaro – l’autore, Francesco Muzzopappa, è noto per il suo stile umoristico e intelligente – che ci regala uno sguardo ironico su Milano e i suoi abitanti:

Apriamo un piccolo capitolo sul milanese in pausa pranzo. L’esemplare più evoluto è in grado di trasformare il momento del suo sostentamento, vitale per la sua sopravvivenza, nel diorama di un sacrificio sull’altare del lavoro. Il lavoratore milanese è capace di mangiare davanti al computer senza mai staccare le dita dalla tastiera. Può mangiare panini a tempo indeterminato, recapitati a mano da quei poveri ragazzi in bici di Foodora, Just Eat, Glovo, o con elicotteri, droni e altri mezzi futuristici.

Il milanese medio è descritto così bene che non potrete più andare nella capitale della moda e del design senza ripensare a questi brillanti racconti (se invece siete milanesi, penso che possiate immedesimarvi senza alcuno sforzo).

Niente di strano: un milanese medio cammina fino a cinquecento chilometri l’anno. La mattina soprattutto, li vedi che schizzano per le strade con le loro tenute Decathlon ultra aderenti, ricoperti di quella tecnologia aerospaziale che la NASA ha progettato per loro, perché sappiano con precisione quanti passi fanno, la velocità di crociera, il sudore già prodotto, quello da produrre, frequenza cardiaca, situazione renale, riserve idriche residue e come sta la vescica.

Come avrete intuito se avete letto fin qui, i temi trattati sono seri: rapporto padre-figlia, malattia, precarietà lavorativa. Eppure, è un libro veramente comico…o tragicomico, se vogliamo essere precisi. Tutto sembra andare storto a Chiara, ma lei, con uno spirito autoironico invidiabile, riesce incredibilmente ad affrontare ogni situazione complessa. E forse, è proprio questo il messaggio che ci vuole lasciare Francesco Muzzopappa: di essere tutti un pochino più Chiara quando siamo attanagliati da grovigli di smog e preoccupazione. Non resta che provarci.

 


Francesco Muzzopappa è nato a Bari ma vive a Milano. Nel 2013 ha pubblicato per Fazi Editore Una posizione scomoda, e nel 2014 Affari di famiglia. Heidi è il suo nuovo romanzo, edito sempre da Fazi nella collana Le Meraviglie. 

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Vittoria Pauri

Vittoria Pauri

Mi chiamo Vittoria e ho diciotto anni. Se questo fosse un questionario di Proust, alla domanda "qual è il tuo motto?" non avrei esitazione a citare la frase di Gandhi che, tradotta piuttosto liberamente, recita così: il miglior modo per trovare se stessi é perdersi nel servizio degli altri. Mi riassume perfettamente. Le due cose di cui non posso fare a meno sono la curiosità di capire ciò che mi capita intorno e un quadernetto, da cui non mi separo mai, su cui scrivo tutto quello che mi passa per la testa e su cui colleziono frammenti di libri, poesie e conversazioni.
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