Guy Fa(w)kes: la Congiura delle Polveri e la verità dietro la maschera

Remember, remember
the Fifth of November:
Gunpowder, treason and plot.
For I see no reason
why Gunpowder Treason
should ever be forgot[1].

Ogni 5 di novembre, i sudditi di Sua Maestà si ritrovano per festeggiare. Sebbene ogni città avesse elaborato una propria tradizione, e non tutte si siano mantenute nel corso degli anni, rimane ancora ben ricordato ed apprezzato l’evento cardine della celebrazione: l’accensione di un grande falò attorno a cui ritrovarsi in letizia, nonché il lancio di fuochi d’artificio. La notte del 5 novembre è per questo nota nel Regno Unito come Bonfire Night, la Notte del Falò, e viene celebrata in Gran Bretagna, in alcune contee dell’Irlanda del Nord, nonché a Terranova e nel Labrador.

Tra le ritualità più diffuse, c’era l’usanza di bruciare sul falò un fantoccio mascherato. Oggi questa parte della tradizione si è pressoché perduta, ed è un fatto curioso, visto che proprio il soggetto raffigurato è stato suo malgrado l’ispiratore di questa ricorrenza. Il fantoccio infatti ricorda un certo Guy Fawkes, un inglese vissuto nella seconda metà del XVI secolo, noto principalmente per essere stato un cruciale, benché non certo l’unico, partecipante alla Congiura delle Polveri, un tentativo di assassinare re Giacomo I Stuart all’apertura della sessione del Parlamento.

L’episodio della Congiura delle Polveri è rimasto confinato per anni nei limiti della cultura anglosassone, salvo guadagnare un’inaspettata popolarità in tutto il mondo a partire dagli anni ‘80 del secolo scorso. Responsabile di questa riscoperta non è stato né uno storico né un divulgatore, ma un fumettista di prim’ordine: si tratta niente di meno che di Alan Moore, considerato a buon diritto tra i più grandi maestri della Nona Arte. In una delle sue opere maggiori e più celebri, una miniserie intitolata V for Vendetta e disegnata da David Lloyd, Moore mette in scena un enigmatico personaggio in lotta contro il governo fascista di un’Inghilterra distopica, e ne esalta il mistero raffigurandolo sempre col volto coperto dalla maschera di Guy Fawkes. La stessa figura del cospiratore diviene un motivo ispiratore per l’ignoto V, che sceglie la data del 5 novembre per mettere a segno i suoi attentati contro i simboli del potere e si richiama esplicitamente alla Congiura delle Polveri.

Ancor più che il fumetto, a sancire la fama e la pervasività di questa rilettura è la trasposizione cinematografica uscita nel 2005 sotto il medesimo titolo. Diretto da James McTeigue su sceneggiatura delle sorelle Wachowski, il film ha riscosso un clamoroso successo globale, ampio apprezzamento di critica e riscontro di pubblico. Alan Moore, noto per non apprezzare gli adattamenti delle sue opere, si è dichiarato profondamente deluso dal risultato finale e si è dissociato dal film, che peraltro prende una piega discretamente personale e distinta rispetto al fumetto originale.

George Cruikshank, Guy Fawkes posa la traccia, illustrazione per il romanzo Guy Fawkes di William Harrison Ainsworth, 1840.
George Cruikshank, Guy Fawkes posa la traccia, illustrazione per il romanzo Guy Fawkes di William Harrison Ainsworth, 1840.

Esempio preminente di ciò è la reinterpretazione dell’ideologia del personaggio di V, che passa dall’essere un attivista dell’anarchia al venir considerato un’icona di libertà: il V del fumetto è permeato dell’anarchismo di Moore e lo spinge al parossismo, arrivando a sacrificare tutto, compresa la propria umanità, per il raggiungimento del suo obiettivo; la determinazione per conseguire i suoi scopi lo fa diventare sanguinario quasi quanto il regime che combatte, e il suo motto potrebbe tranquillamente essere “Fiat Anarchia et Pereat Mundus.

Assai diversa è la resa del V cinematografico: non solo la raffigurazione di un lato più umano e melanconico lo avvicina a noi e lo allontana dal titanismo della sua controparte; al contempo, la scelta di rinunciare all’ideologia anarchica e di combattere nel nome di una libertà non meglio definita contro l’oppressione non meglio definita di un governo non meglio definito, e spogliato del connotato apertamente fascista attribuitogli da Moore, lo rende una figura più vuota, e meno connotata, più facile a rivendicare e riconoscersi perché non sono manifesti i valori alla base delle sue azioni, e nemmeno il prezzo che occorrere pagare per realizzarle. Naturalmente è questa versione ad essere più conosciuta, e da allora la maschera di V ha preso parte a numerose proteste di piazza in tutto il mondo, dalle primavere arabe agli Indignados, come stendardo dei gruppi antagonisti, ed è stata adottata quale simbolo dell’organizzazione Anonymous.

Quando la cultura popolare si impadronisce di un episodio storico e lo rielabora, tende spesso a caricarlo di significati assenti nel fatto originale, e che costituiscono piuttosto proiezioni di chi riporta quella storia. Occorre quindi fare attenzione e domandarsi se davvero quei caratteri che si stanno elogiando erano presenti, o se piuttosto non siamo stati noi a collocarli in quel frangente, allo scopo, non sempre conscio, di validare le nostre aspirazioni. Ciò è maggiormente valido se il fatto in questione nasce come un episodio oscuro e sconosciuto ai più, e l’occasione più ricorrente in cui viene appreso è la sua rielaborazione.

Se domandassimo al proverbiale uomo della strada da dove proviene quella bizzarra maschera col pizzetto e gli zigomi definiti, otterremmo spesso come risposta: “È la maschera di V”, ma non molti intenderebbero il fumetto, ancora meno saprebbero ricondurla ad un personaggio storicamente esistito e non fittizio, e pochissimi ne conoscerebbero la vera storia. Occorre dunque armarci di pazienza ed addentrarci nelle pieghe del Tempo, per restituire a Guy Fawkes un ritratto veritiero, e sincerarci se davvero corrisponde al mito che ha generato.

Il contesto in cui ci troviamo è uno scorcio tanto noto in apparenza quanto poco approfondito: siamo a Londra all’alba del XVII secolo, nel pieno della stagione delle guerre di religione e del consolidamento degli Stati Nazione. Elisabetta Tudor, la Grande, la Regina Vergine, è morta senza lasciare eredi, ed il trono è passato al suo parente Giacomo Stuart, già re di Scozia, che diviene il primo a regnare su tutte le isole britanniche. È un’epoca di prosperità economica, in cui vengono poste le basi della successiva egemonia britannica, e di straordinaria fioritura artistica, cui contribuisce lo stesso Giacomo, sponsorizzando una traduzione in volgare della Bibbia che porta il suo nome ed è ancora in uso presso la Chiesa d’Inghilterra.

Crispijn van de Passe il Vecchio, I cospiratori della Congiura delle Polveri, circa 1605, incisione, National Portrait Gallery, Londra.
Crispijn van de Passe il Vecchio, I cospiratori della Congiura delle Polveri, circa 1605, incisione, National Portrait Gallery, Londra. Benché probabilmente l’artista olandese non abbia mai visto o incontrato direttamente i partecipanti alla congiura, la sua raffigurazione di otto dei quindici cospiratori è divenuta ugualmente una delle rappresentazioni più popolari.

La principale tensione che agitava allora il regno nasceva dai conflitti di fede: i predecessori di Giacomo, Enrico VIII ed Elisabetta I, avevano stabilito come religione ufficiale d’Inghilterra il protestantesimo di matrice anglicana, mentre in Scozia si era affermato il calvinismo a seguito della predicazione del riformatore John Knox. Il tentativo di Maria, primogenita di Enrico, di ristabilire il cattolicesimo in Inghilterra si era tradotto in una violenta persecuzione, con il rogo di quasi trecento nobili protestanti, e la regina ne aveva ricavato l’epiteto di “Sanguinaria” con cui è ancora ricordata. Lo stesso Giacomo, sebbene battezzato cattolico alla nascita, era stato in seguito allevato nella fede riformata, riconosciuta come ormai predominante nel suo reame. I cattolici rimasti in Inghilterra erano soggetti a varie discriminazioni, che andavano dall’impossibilità di rivestire pubblici uffici a multe pecuniarie, fino a contemplare carcere e tortura per i recidivi.

Questa distinzione, che oggi ci appare insensata e provoca sgomento, era all’epoca ritenuta necessaria per più di un motivo: non solo per gli uomini della prima Età Moderna la religione non era un fatto privato, ma costituiva un carattere essenziale e dirimente dell’uomo in ogni suo aspetto; si riteneva, e non senza ragione, che i cattolici rimanessero per definizione legati in fedeltà al papa – che all’epoca era un capo di Stato straniero e bellicoso – e quindi passibili di dubbi sulla loro lealtà alla corona. Peraltro, simili discriminazioni erano consuete in tutta l’Europa della Controriforma, alimentate dal nascente sentimento dell’Assolutismo monarchico: l’idea di accentrare la sovranità in una singola figura, che giungeva così ad incarnare il potere dello Stato, non poteva tollerare il dissenso di alcun genere, e il non conformismo religioso era visto come una minaccia all’integrità del regno prima ancora che un’offesa a Dio; non c’era spazio per la diversità, nella costruzione identitaria di una Nazione sola, con un solo Re ed una sola Fede.

È in questo contesto che visse il nostro Guy Fawkes. Nato a York nel 1570, si era convertito al cattolicesimo in giovane età. Poco più che ventenne, si era recato sul continente per combattere nella Guerra degli Ottant’anni che opponeva la Spagna asburgica alle ribelli Province Unite d’Olanda[2], schierandosi dalla parte cattolica contro gli insorti che richiedevano libertà. Occorre rimarcare come, sebbene l’Inghilterra non fosse attivamente coinvolta nel conflitto, era ancora in guerra con la Spagna, che pochi anni prima aveva tentato un’invasione in forze dell’isola. Per Fawkes prevale quindi l’elemento religioso sull’elemento patriottico: si sente maggiormente affine ai correligionari spagnoli che ai compatrioti riformati, al punto da prestare servizio e salire di rango nell’esercito di una potenza straniera ed avversa, e prende l’abitudine di adattare il proprio nome all’italiana, presentandosi come Guido Fawkes.

George Cruikshank, Guy Fawkes nella grotta di Ordsall, illustrazione per il romanzo Guy Fawkes di William Harrison Ainsworth, 1840.
George Cruikshank, Guy Fawkes nella grotta di Ordsall, illustrazione per il romanzo Guy Fawkes di William Harrison Ainsworth, 1840.

Nel 1604 Guy Fawkes era tornato in Inghilterra. L’anno prima si era recato in Spagna cercando vanamente di raccogliere fondi e sostegni per suscitare una ribellione cattolica oltre Manica. In quella primavera, entrò in contatto con un gruppetto di ricusanti[3] guidati da Robert Catesby, coi quali iniziò a pianificare un complotto contro re Giacomo, volto a riportare sul trono un monarca cattolico. Nonostante le promesse di tolleranza, ed un alleviamento delle sanzioni imposte da Elisabetta, Giacomo I aveva comunque mantenuto buona parte delle restrizioni contro i cattolici; peraltro, tale tolleranza era stata corrisposta da alcuni falliti tentativi di assassinio da parte di chierici radicali. Per i cospiratori quindi il re doveva essere eliminato, allo scopo di porre sul trono uno dei suoi figli ancora bambini – la candidata prediletta era Elisabetta Stuart, da crescere nella fede cattolica.

Le condizioni propizie iniziarono a manifestarsi verso la fine del 1604. Thomas Percy, uno dei cospiratori, era stato nominato tra i gentiluomini della guardia del re, e come tale aveva un motivo plausibile per installarsi a Londra. Trovata casa a Westminster, in breve tempo scovò lì vicino uno scantinato dismesso di cui riuscì ad assicurarsi l’uso, situato precisamente sotto la Camera dei Lord. La trama fu presto delineata: Percy aveva fornito l’opportunità, Catesby avrebbe assicurato i rifornimenti; la cantina sarebbe stata riempita di barili di polvere da sparo, cui Guy Fawkes avrebbe dato fuoco al momento opportuno. L’attentato avrebbe avuto luogo in occasione dell’inaugurazione della nuova sessione parlamentare[4], allorché il re avrebbe presenziato nella Camera dei Lord assieme ai membri del suo concilio, e presumibilmente ai due figli maggiori.

La scelta di Guy Fawkes come esecutore materiale del colpo aveva diverse ragioni: in primo luogo, la sua esperienza militare gli aveva insegnato a maneggiare esplosivi con una certa sicurezza; sopratutto, la lunga lontananza dall’Inghilterra aveva reso il suo volto pressoché sconosciuto, facendo di lui l’uomo più indicato ad operare in incognito. Nominato da Percy come portiere della sua casa a Londra, sotto lo pseudonimo di John Johnson, Fawkes prese a trasportare sul posto i barili di polvere nera che avrebbero permesso il colpo. Nel frattempo gli altri cospiratori fornivano il materiale, allargavano il cerchio dei partecipanti alla congiura, e pianificavano il rapimento di Elisabetta per assicurarsi il controllo del futuro sovrano.

Il primo contrattempo si presentò alla fine dell’anno: un focolaio di peste imperversava nella capitale, e il parlamento decise così di ritardare la propria convocazione prevista per il febbraio 1605 fino al successivo novembre. Questa dilazione, tuttavia, non avrebbe pregiudicato l’operazione dei cospiratori, che andò incontro al fallimento in ben altra maniera. Considerando la minore età della piccola Elisabetta, era parsa subito chiara a tutti la necessità di affidare il governo del regno dopo l’attentato ad un protettore, scelto tra i lord di comprovata fede cattolica. Il candidato in questione era il conte di Northumberland, parente di Percy e di simpatie cattoliche. Nondimeno, il suo rango gli avrebbe richiesto di presenziare all’inaugurazione, col rischio di rimanerne ferito. L’eventualità che confratelli cattolici rimanessero vittime dell’operazione era nota fin dal primo momento, e nonostante i cospiratori avevano tentato di rassicurarsi e di considerarli un prezzo accettabile, nel gruppo rimanevano molti timori.

Gordon Frederick Browne, L'arresto di Guy Fawkes 1605, senza data, litografia, collezione privata.
Gordon Frederick Browne, L’arresto di Guy Fawkes 1605, senza data, litografia, collezione privata. Il vestiario di Fawkes, elemento ripreso fedelmente nelle varie illustrazioni, fu la causa della sua scoperta: le guardie si insospettirono di vedere un sedicente portinaio vestito con cappello, mantello e speroni, abiti più adatti ad una fuga a cavallo che ad un compito di rappresentanza. La decisione di sorvegliarlo avrebbe poi portato alla scoperta dell’esplosivo.

Accadde così che, pochi giorni prima della data fissata, lord Monteagle ricevette una lettera anonima e sgrammaticata nel cuore della notte, presumibilmente inviata da Francis Tresham, uno dei cospiratori e cognato di Monteagle. Nella lettera, questi veniva avvisato di assentarsi con una scusa e non presentarsi in Parlamento, dove sarebbe stata punita la malvagità dei tempi. Monteagle mise subito al corrente il consiglio privato del re, e infine anche Giacomo fu avvisato del rischio di un attentato. Lord Suffolk, ciambellano del re, annunciò di aver controllato l’intero palazzo, ma il re non ne fu convinto. La notte del 4 novembre, un drappello comandato da sir Thomas Knyvett colse sul fatto Guy Fawkes, che si aggirava per la cantina dotato di una lanterna e micce a lenta combustione. Fawkes venne arrestato e condotto alla Torre di Londra, dove in seguito alle torture rivelò l’identità sua e degli altri congiurati. Arrestati, i cospiratori furono processati e condannati per tradimento all’inizio del 1606, e infine giustiziati di fronte al Parlamento che avevano cercato di distruggere.

Lo scampato pericolo e la salvezza del re furono festeggiati a Londra con grandi falò, e un mese dopo il mancato attentato la ricorrenza fu proclamata festa nazionale. Il sentimento antipapista ne fu rafforzato, e la condizione dei cattolici si aggravò ampiamente. Ben presto divenne parte rituale dei festeggiamenti di gettare nel fuoco un’effige del papa o di altre figure odiate. Verso la metà del XVIII secolo, venne recuperata la memoria di Guy Fawkes, identificato come il personaggio più iconico della congiura, e i fantocci da bruciare presero le sue fattezze.

Chi era dunque Guy Fawkes? Non certo l’amante della libertà che si crede abitualmente. Se lo analizzassimo con le categorie di oggi, parleremmo di lui come di un fondamentalista religioso, un terrorista, un foreign fighter. Ma sappiamo bene che applicare acriticamente le categorie dell’oggi ai fatti di ieri sarebbe un torto alla verità, e porrebbe nuove proiezioni al posto di quelle che vogliamo sfrondare. È anche comprensibile che la sua leggenda si sia distaccata sensibilmente dalla sua storicità; del resto, i miti nascono proprio quando un fatto storico viene caricato di un significato simbolico.

Ma dobbiamo comunque prestare attenzione alle storie d’origine, per evitare che possano ritorcersi contro le cause che cerchiamo di sostenere. È certamente lodevole l’amore per la libertà di V, e alcuni possono anche condividere le sue idee sul rapporto tra governo e governati – e d’altronde è assai più semplice farlo una volta che quelle idee sono state spogliate della loro caratura ideologica. Ma il volto prestato a questa causa è quello di un uomo che non credeva affatto che «I popoli non dovrebbero avere paura dei propri governi, sono i governi che dovrebbero avere paura dei popoli[5]». Guy Fawkes non agiva nel nome del popolo e della libertà, e anzi ha cercato di reinstaurare un regime assoluto sull’esempio delle monarchie del continente. La scelta del Parlamento come luogo dell’attentato trascende il suo carattere pratico per divenire quasi simbolica: benché enormemente lontani dalla nostra idea di democrazia, quei lord e quei deputati erano i primi germi di un contrappeso all’autorità regale, e i cospiratori li avrebbero volentieri sacrificati tutti, inclusi i correligionari per i cui diritti dicevano di agire, pur di raggiungere il proprio scopo.

Claes Jansz Visscher, L'esecuzione dei cospiratori della Congiura delle Polveri (Guy Fawkes), 1606, acquaforte, National Portrait Gallery, Londra.
Claes Jansz Visscher, L’esecuzione dei cospiratori della Congiura delle Polveri (Guy Fawkes), 1606, acquaforte, National Portrait Gallery, Londra. La pena per l’alto tradimento era particolarmente efferata e crudele: il condannato veniva impiccato fino a perdere i sensi, sventrato da vivo e squartato, e le parti del suo corpo messe in mostra in varie parti del regno a monito.
Guy Fawkes riuscì, come ultimo atto di sfida, ad anticipare il boia: una volta ricevuto il cappio, balzò giù dal patibolo e si ruppe il collo, morendo sul colpo. Il suo cadavere fu nondimeno suppliziato ugualmente.

Quando Moore ha riadattato il suo personaggio[6], l’ha fatto con una sensibilità d’artista e non da storico. D’altronde, il V del fumetto è una figura nondimeno oscura e violenta, più vicina alla tradizione dei nichilisti russi e dei bombaroli che non all’anarchismo libertario, e l’anarchia di cui si fa promotore non presenta alcuna certezza di star edificando un futuro migliore, se non la speranza. Nella sua ambiguità, il richiamo al dinamitardo è già più lecito. Ma il ritratto cinematografico presenta V come un eroe senza macchia, e Guy Fawkes come «un grande cittadino [con la speranza] di ricordare al mondo che l’equità, la giustizia, la libertà sono più che parole: sono prospettive». Non è così: Fawkes non combatteva per l’equità, ma per scalzare un gruppo dominante ed installarne un altro al suo posto; non ricercava la giustizia, ma intendeva operare una sopraffazione violenta; non ha lottato per la libertà, ma ha attivamente cercato di schiacciarla, nelle Fiandre prima e a Londra poi.

Ricordati sempre del Cinque Novembre. Non esiste ragione per cui la Congiura delle Polveri debba essere dimenticata. Pare invece che sia successo proprio questo. Abbiamo dimenticato come si sono svolti i fatti. La maschera di Guy Fawkes si è svuotata della propria veridicità e ha assunto l’aura impalpabile del mito, rinascendo a nuova vita e a nuovo senso. Ma le storie vivono fin quando vengono raccontate, e spetta a noi decidere quale versione. A volte una bella bugia è più affascinante della grigia verità; altre volte una verità disadorna e spoglia colpisce di più di una bugia ornata ed avvincente. Guy Fawkes cercò di assassinare re Giacomo I, fallì e fu giustiziato. Non lo fece per compassione o per anelito di libertà, ma per imporre con la forza la propria religione, per invertire con la violenza una transizione ormai consolidata. La difesa dei diritti dei cattolici, per cui dichiarava di agire, non avrebbe avuto per lui giusto esito in una tolleranza paritaria, ma nella restaurazione della Chiesa romana quale unico orizzonte di fede. Ricordatevi sempre del Cinque Novembre, e ricordatevi di cosa accadde davvero.

 

In copertina: Paul Sandby, Festeggiamenti al castello di Windsor durante la notte di Guy Fawkes, circa 1776, acquatinta con acquaforte.


Seguendo l’edizione italiana, si è fatto riferimento a V for Vendetta per indicare il fumetto e a V per Vendetta per indicare il film.

Il romanzo storico Guy Fawkes, o la Congiura delle Polveri di William Harrison Ainsworth (Guy Fawkes, or the Gunpowder Plot, 1840), la prima opera a presentare il cospiratore sotto una luce empatica, è disponibile liberamente su Progetto Gutenberg.

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Alessandro Sergio Martino Gentile

Quando ero bambino, chiedevo che mi raccontassero delle storie. Mi affascinavano tutte, dai miti greci ai racconti dei cavalieri, dalle fiabe alle avventure di pirati. L'esito inevitabile era finire a studiare la Storia, con la s maiuscola, per tentare di capire da dove veniamo. Nel frattempo sono stato maestro di scuola e volontario del servizio civile, e collaboro dentro e fuori il palco del teatro con Associazione Studio Novecento. Amo il silenzio e la musica classica, la lettura e le camminate, la buona cucina di mano mia o altrui.