Studio Ghibli, la città incantata

Lo Studio Ghibli, la casa di produzione cinematografica giapponese definita la “Disney d’Oriente”, sbarca sulla piattaforma Netflix. I suoi ventuno (più uno[1]) film sono così disponibili a un vasto pubblico, che forse finora non si era ancora interessato più di tanto a questo mondo e che ora invece vorrebbe conoscerlo.

Ma come affrontare al meglio questa mole di ore e ore di animazione? Ovviamente si può procedere in modalità casuale, scegliendo i titoli che più ispirano e seguendo l’istinto. Per chi invece aborre il caos e preferisce procedere con rigore in ogni cosa che fa, vi sono sempre i tre approcci classici:

1. Ordine cronologico: il più pratico ma mai banale, perché permette di cogliere l’evoluzione lineare di un grande progetto. Inoltre la contestualizzazione di un film nel periodo storico in cui è stato realizzato aumenta la consapevolezza del suo significato, per quanto comunque l’universalità di queste opere sia uno dei loro pregi maggiori.

2. Regista per regista: tutti i dieci imprescindibili film di Miyazaki, poi i cinque titoli di Takahata, infine i sette minori e ahimè dimenticati. È forse il miglior modo per conoscere in modo approfondito le idee e le tecniche narrative di ognuno di loro, immergendosi completamente nella loro visione del mondo.

3. Ordine tematico: per affrontare in modo organizzato e consapevole una vastità di argomenti sia leggeri che impegnati, e poter scegliere in base ai propri interessi o al proprio umore del momento.

Se preferite quest’ultima opzione, eccovi allora una pratica guida che suddivide in cinque categorie (più una) tutte le opere dello Studio Ghibli, con alcuni brevi commenti di contorno. Da quale pulpito, vi chiederete? Nessuno, semplicemente io li ho visti tutti (ma proprio tutti tutti, e anche più volte).

Uomo e natura

  • Nausicaä della Valle del Vento (1984), Hayao Miyazaki
  • Laputa – Castello nel cielo (1986), Hayao Miyazaki
  • Princess Mononoke (1997), Hayao Miyazaki
  • Pom Poko (1994), Isao Takahata

Quello dell’uomo che, nella sua spasmodica ricerca del potere, danneggia la vita della natura è un argomento molto caro al maestro Miyazaki. A distanza di quasi quarant’anni dal primo di questi film, l’attualità delle tematiche raccontate è allarmante e ci deve spingere a riflettere sull’impatto che il nostro stile di vita ha su ciò che ci circonda: la natura ha due vie, può reagire in modo violento oppure adattarsi e piano piano scomparire.

Per bambini ma non solo

  • Il mio vicino Totoro (1988), Hayao Miyazaki
  • I miei vicini Yamada (1999), Isao Takahata
  • Ponyo (2008), Hayao Miyazaki
  • Arrietty (2010), Hiromasa Yonebayashi

Il film di Takahata è singolare: si succedono vari quadretti familiari, intervallati da haiku recitati dalla voce narrante e caratterizzati spesso da un sapore dolce-amaro che forse coglieranno solo gli adulti. Ponyo invece si richiama al classico racconto di Andersen La sirenetta, con la straordinaria capacità di tramutare in fiaba anche un evento drammatico e catastrofico come uno tsunami (che tragicamente colpirà il Giappone solo tre anni dopo l’uscita del film).

Diventare adulti: la difficoltà e la bellezza di crescere

  • Kiki – Consegne a domicilio (1989), Hayao Miyazaki
  • Pioggia di ricordi (1991), Isao Takahata (ingl. Only yesterday)
  • I sospiri del mio cuore (1995), Yoshifumi Kondo
  • La storia della principessa splendente (2013), Isao Takahata

I primi due film in elenco mi hanno colpita, forse perché li avevo sottovalutati e non credevo fossero così profondi di siginificato (ma d’altronde visti i registi me lo sarei dovuto aspettare). The Tale of Princess Kaguya (titolo in inglese dell’ultimo in elenco) è una piccola perla preziosa, l’ultimo dono che ci ha lasciato il grande Takahata (scomparso nel 2018): andrebbe nella categoria “poesia visiva”, per il tratto delicato dei suoi disegni, e “poesia emotiva”, per gli insegnamenti sul senso della vita che sa trasmettere.

Amore e Magia

  • La città incantata (2001), Hayao Miyazaki (ingl. Spirited Away)
  • Il castello errante di Howl (2004), Hayao Miyazaki
  • I racconti di Terramare (2006), Goro Miyazaki

I due film più conosciuti e apprezzati dal grande pubblico, che hanno lanciato il “fenomeno Miyazaki” in Occidente all’inizio degli anni 2000, complice anche una statuetta vinta agli Oscar; non spenderò quindi altre parole per descrivere i mondi incantanti, i sentimenti, le risate, le riflessioni che regalano. Lascio invece un po’ di spazio al terzo film dell’elenco, opera prima di Goro, figlio di Hayao: che cosa significhi essere figlio di cotanto padre e approcciarsi alla sua stessa arte, sotto la sua guida, non possiamo nemmeno immaginarlo. Il film prende ispirazione da un ciclo di romanzi (così come anche Il castello errante di Howl, collocandosi proprio nella scia di questo) e a mio parere è un tentativo riuscito del giovane regista di ricavarsi un suo spazio personale.

Il dolore della realtà

  • Una tomba per le lucciole[2] (1988), Isao Takahata
  • Si alza il vento (2013), Hayao Miyazaki

Il primo film realizzato da Takahata venne rilasciato insieme al simpatico Totoro per tentare di smorzarne la carica emotiva devastante: soffrirete e non vorrete mai più vederlo, ma è necessario affrontarlo per aprire gli occhi sulle conseguenze meno visibili della guerra. In attesa di un nuovo titolo previsto forse per il 2021, Si alza il vento è l’ultima opera del maestro Miyazaki; una storia d’amore, ma questa volta senza magie e senza metafore, velata di malinconia.

 

Varie ed eventuali

  • Porco Rosso (1992), Hayao Miyazaki
  • Si sente il mare (1993), Tomomi Mochizuki (ingl. Ocean Waves)
  • La ricompensa del gatto (2002), Hiroyuki Morita e Reiko Yoshida
  • La collina dei papaveri (2011), Goro Miyazaki
  • Quando c’era Marnie (2014), Hiromasa Yonebayashi

Per quanto non volessi, quest’ultima categoria c’è e purtroppo ci sono finiti i film di registi poco conosciuti che hanno raccontato storie “adolescenziali”. Ma per fortuna anche che c’è questo gruppo, perché un’opera geniale come Porco Rosso non merita di essere incasellata, in quanto amore, guerra, avventura, magia, divertimento, politica (chi non conosce la battuta sui fascisti?[3]) si uniscono in una miscela esplosiva e indimenticabile.

Ma quindi, da dove partire? Andare avanti un blocco dopo l’altro o alternare le varie tematiche? Quali sono i più belli, i migliori di cui proprio non si può fare a meno? Su questo mi taccio, a voi l’ardua sentenza (e buona visione!)

Erica Maria Rinaldi
Erica Maria Rinaldi

Classe 1993, sono cresciuta a Novara dove ho frequentato il liceo classico, poi mi sono trasferita a Pavia per studiare Lettere e mi sono laureata in Filologia Moderna con una tesi su Mario Pomilio; amo leggere (ovviamente, sennò che ci starei a fare qui), mangiare, vedere film e quando possibile spettacoli teatrali, fare sport ed essere estremamente pigra a fasi alterne. Il mio motto: Il mondo è bello perché è vario!

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