Gabriele Stilli

Gabriele Stilli

Classe 1993, abita a Milano, ma è cresciuto in un  paesino minuscolo sperdutissimo tra campi palazzi e papaveri nel sud est milanese, Pantigliate, verso cui nutre sentimenti contrastanti. Verso i nove o dieci anni un suo maestro di scuola gli mise davanti agli occhi un certo sonetto di Dante, quello che fa: Guido, i’ vorrei che tu e Lapo ed ioe gli effetti si possono ancora vedere. Altre letture dell’epoca: Salgari, Verne, vari libri di Storia, amore sconfinato per Leonida. Poi liceo classico, dove iniziò a essere politicamente irrequieto. Tuttora è irrequieto, e non solo politicamente.

Quella specie di discorso in cui si va a capo spesso e si dicono tante cose vere e forti continua a tenerlo in suo potere, e così, di quando in quando, scribacchia poesie, con esiti altalenanti. Da molti anni si è rassegnato ad ascrivere la letteratura a disciplina umanistica, e non al rigoroso ambito delle scienze. Nutre ancora qualche dubbio, però. Ama la sua città, ma da sempre è stregato dell’Oriente, medio ed estremo.

Ora lo si può incontrare in quel lembo di mondo tra Pantigliate, Milano e Pavia, dove si è laureato su un poeta stranissimo e mezzo matto, Umberto Bellintani, che in effetti gli somiglia un po’. O lui ha iniziato a somigliargli da quando lo studia. Va’ a sapere.

Per contattarmi: stilligabriele(at)gmail.com[1]