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Sophie Gengembre Anderson, Prendi il viso fatato di una donna. 1869

Sophie Gengembre Anderson, Prendi il viso fatato di una donna, 1869

Cominciamo con un sondaggio: a quanti di voi piacciono i vecchi cartoni animati della Disney? Anche se non ho il piacere di potervi vedere di persona, immagino che a più di una buona metà della gente (qualunque sia la vostra età) si siano illuminati gli occhi ricordando la prima volta che avete visto “Cenerentola” o “La bella addormentata nel bosco”. Ora, in moltissimi di questi cartoni animati c’è sempre una figura che, nonostante le atroci angherie perpetrate dal nemico di turno, riesce a passare un senso di tranquillità e di sicurezza: questa figura (lo avrete già capito) è quella della fata, che arriva a risolvere con un elegante gesto di bacchetta qualunque problema si presenti. Sarebbe un bel vantaggio poterne approfittare anche noi, no? Voi dite? Io (nella mia consueta veste di distruttore di sogni) non ne sono così sicuro.

Nel mondo favolistico le fate sono presenti alla nascita di ogni bambino, e in quella circostanza gli presentano dei regali che, per tutta la vita, saranno propri del nascituro. Niente male, penserete voi. Perchè tutta quella negatività? Ecco, vedete, il fatto è che le fate non sono buone per definizione. I doni possono essere sia di grande aiuto sia di una terribile negatività e tutto questo dipende semplicemente dalla volontà propria dell’essere incantato.

Infatti, le fate sono le responsabili del destino ultimo di una persona. Ciò si può riscontrare dalla somiglianza tra le incombenze di queste ultime con le Parche della tradizione classica che sovrintendevano allo svolgimento della vita delle persone. L’aiuto delle fate durante la vita, poi, può essere fondamentale per una persona, basti pensare a tutte le fiabe dove il protagonista riesce a raggiungere il suo nobile scopo solo tramite l’ausilio di questi esseri. Bisogna tenere presente però che l’aiuto viene garantito se e solo se il comportamento dell’eroe è adeguato e appropriato: non è assolutamente possibile garantirsi la simpatia delle fate se voi in prima persona compiete degli sgarbi (volontari o involontari) nei loro riguardi.

Gaston Bussière, Ninfa

Gaston Bussière, Ninfa

Ora che ho attirato la vostra attenzione su questi esseri è un bene che impariate a conoscerli nel caso ne incontraste uno per la vostra strada.

Per quanto riguarda il loro aspetto, tutti noi abbiamo bene in mente le piccole fanciulle alate che si potrebbero incontrare nei boschi d’Irlanda; tuttavia, non è quello l’unico aspetto della fata in quanto tale. Esistono moltissimi generi diversi di queste creature: alcuni che appaiono come piccole fanciulle vestite di fiori o di acqua e altre molto meno gradevoli alla vista, che sembrano vecchie radici che camminano. La mia raccomandazione è di essere gentili e educati con tutte le creature che incontrate a prescindere dal loro aspetto fisico: non vorrete rischiare anni e anni di sventure per un saluto mancato, vero?

Per quanto riguarda i luoghi dove si possono incontrare è necessario che io vi rubi qualche secondo in più perchè la materia è delicata e di fondamentale importanza. Premetto il fatto che potreste incontrare una fata ovunque: dal vostro davanzale alla strada sterrata costeggiata da alti alberi e cespugli di ginepro che prendete tutte le sere per tornare a casa; certo, essendo esseri naturali è più facile incontrarli in mezzo alla natura, e, a questo proposito, vi invito a prestare particolare attenzione. È capitato (più di una volta in verità) in numerosi racconti che una persona che camminava in mezzo alla natura si ritrovasse in una riunione del Piccolo Popolo (comprendente le fate); se mai dovesse capitarvi, ricordate che quei luoghi normalmente sono dei cerchi magici da cui è molto difficile uscire una volta visti, dunque con calma e circospezione non lasciatevi affascinare da ciò che vedete e allontanatevi il prima possibile, in questo caso le fate non sono vostre amiche, ma vi costringerebbero a rimanere con loro senza più darvi la possibilità di tornare a casa.

Dopo avervi rovinato una delle più belle figure del vostro immaginario, vorrei solo concludere con una piccola nota di riflessione personale. Nonostante la componente non necessariamente buona a tutto tondo della fata, io la trovo fondamentalmente una figura di speranza; ciò perchè è la certezza che non si è mai soli fin dal momento della nascita, ma che qualcuno (nel bene o nel male) ritiene che ogni persona che viene a questo mondo sia degna di una particolare attenzione. Insomma, la presenza delle fate è la prova che noi tutti siamo, in fondo, speciali. Certo, trovarsi di fronte una fata arrabbiata non è certo la migliore delle situazioni, fortunatamente da qualche parte dovrei avere un libro dove sono scritte ricette di vari intrugli per proteggersi da queste creature; penso che andrò a cercarlo, sapete?

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Redazione

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Amiamo la letteratura, la poesia e l'arte. Ma da centocinquant'anni i poeti circolano senza aureola, e quanto alla letteratura, dicono che non si senta troppo bene. Sarà vero? Intanto, prepariamo ironicamente le nostre esequie per un'arte ancora lungi dall'essere morta...