Marcia su Roma e dintorni di Emilio Lussu – La Storia che insegna

Sul Fascismo – Parte V

È difficile, in politica, stabilire punti fissi. Un democratico ha in sé i germi di infinite evoluzioni; con impeccabile logica, può diventare comunista o fascista.

Perché è importante, a quasi cento anni dai fatti narrati in questo libro, rileggere Marcia su Roma e dintorni di Emilio Lussu, classe 1890?

Perché troviamo la spiegazione a certi avvenimenti del nostro presente, alla confusione politica e allo smarrimento morale.

È importante, proprio alla luce degli eventi politici, maturati quest’estate, costatare quanto la Storia del secolo scorso ha insegnato alle donne e agli uomini di oggi.

Forse a qualcuno è tornato in mente il discorso di Mussolini alla Camera dei deputati, del 16 novembre del ‘22, raccontato da Lussu, che all’epoca era onorevole, dopo la Marcia su Roma?

Discorso, con il quale il futuro dittatore esordì, ammutolendo il Parlamento, e quel silenzio che decretò la fine di quella pur pallida democrazia.

Chiedo i pieni poteri.

La dittatura.

E si attenne alle norme della tattica classica per cui è indispensabile lasciare l’avversario sotto l’impressione della inferiorità e del terrore.

L’importanza della storia e della memoria di fatti già successi, che la letteratura serve come ancella devota, hanno illuminato il pensiero ai nostri litigiosi politici e non solo loro, per nostra fortuna! Non c’è però da star tranquilli e dormire sugli allori. Bisogna stare attenti, perché come dice un ufficiale superiore di Stato Maggiore, nel libro:

è molto strano che pretendano la legalità e il rispetto della Costituzione proprio quelli che volevano la rivoluzione.

Non vi tintinnano le orecchie sul rispetto della Costituzione, invocato da chi tentava spudoratamente di violarla? Negli ultimi anni è successo spesso.

La Storia si ripete, cambiano le facce, cambiano i costumi, ma l’uomo resta la bestia feroce, che è sempre stata. Solo la Cultura della Memoria, racchiusa nei libri, raffigurata nei quadri, suonata dalle note musicali, può salvarci dal ripetere gli stessi errori.

Dice Lussu: È difficile, in politica, stabilire punti fissi.

Mai come di questi tempi, se ci soffermiamo a parlare con la gente comune di varie estrazioni sociali, di varie etnie e quant’altro del nostro variegato mondo globalizzato, è vera questa massima, dove oltretutto la parola- politica– suona male, stride, e si vede dagli sguardi, carichi di sospetto di chi ci ascolta. Questo perché, così come all’avvento del fascismo, tra la gente comune prevale il senso di sfiducia e di confusione, nel quale si confondono i principi fondamentali con le logiche dei partiti.

Se da un lato siamo persuasi di esserci lasciati alle spalle il Novecento e le sue ideologie di fatto ne siamo ancora prigionieri, perché facciamo fatica a evolverci, a prendere coscienza, ad acculturarci nel senso che intendeva il buon maestro Pasolini.

Leggere Lussu oggi, è rimanere sbalorditi dell’attualità di certi comportamenti e di certe reazioni dei politici, della stampa e soprattutto della gente. Ora come allora si corre dietro allo smargiasso di turno, che millanta credito senza alcun titolo.

Leggere Lussu oggi e tutta la letteratura che riguarda questi argomenti, serve a farci apprezzare ancor di più la Costituzione, i cui padri costituenti dovrebbero essere onorati, come divinità laiche.

Il fascismo non veniva considerato un partito politico, ma una forma di brigantaggio protetto dallo Stato.

I Sardi, popolo fiero e combattivo, avevano d’istinto capito cosa fosse il fascismo, ma anche nel resto d’Italia non era ben visto, come racconterà nel libro il nostro autore.

Se cinquecento antifascisti avessero assalito i ministeri, tutta la città li avrebbe sostenuti, e Mussolini avrebbe perduto il potere con la stessa rapidità con cui l’aveva conquistato.

[…]

Ma l’insurrezione era un problema estraneo alla psicologia ed alla mentalità dell’antifascismo dirigente.

L’Italia non era fascista, era individualista e opportunista, usciva da una guerra e cercava ordine ma non violenza e repressione. Gli antifascisti si dimostrarono incapaci di gestire con autorevolezza e competenza la situazione, perdendo un’occasione unica.

Lussu si slancia in una feroce critica alla sinistra dell’epoca che all’arroganza di Mussolini e del fascismo, non seppero far fronte, mettendo in atto una messinscena da teatrino, con il famoso ritiro sull’Aventino, come signorinelle indispettite, invece di combattere in aula e nelle piazze.

L’esperienza di quest’estate ha dimostrato l’importanza di conoscere la Storia, perché solo la conoscenza tiene aperte le porte della sapienza.

Il fascismo è un mosaico in cui la diversità dei colori e il multiforme aspetto dei dettagli dànno maggiore splendore all’insieme.

Così descrive il fascismo, un Comandante, mandato in Sardegna, regione che proprio per la sua distanza fisica dal Continente, fu la più riluttante a piegarsi al fascismo e non lo fece mai del tutto.

Nel discorso, di cui ho riportato poche parole, c’è l’essenza dell’ideologia confusa e pericolosa del fascismo. È in quell’apparente diversità di colori, di contraddizioni e di spettacolarizzazione, che accattiva le masse.

La drammaticità è che il fascismo non ha subito alcun cambiamento, è rimasto tale e quale e continua da sempre a trascinare dietro di sé le masse, quando vengono meno le certezze economiche, morali e ideologiche. Un po’ come quei Virus cattivi che prendono il sopravvento, quando il sistema immunitario è debole, e necessitano di medicine altrettanto aggressive e potenti per poterli sconfiggere o quantomeno ridurli al silenzio, con anticorpi forti e capaci.

Sembrerebbe paradossale, ma non lo è, le masse popolari, per lo più analfabete degli anni Venti/Trenta, seppero opporre una resistenza al Fascismo, più di quanto facciano oggi, che in teoria hanno comunque frequentato almeno dieci anni di scuola. Nonostante la scolarizzazione l’italiano comune non ama leggere libri, men che meno giornali e trae le sue informazioni dai social e dalla televisione, orpello perennemente acceso in quasi tutte le case moderne.

È quella gente sfiduciata a finire per credere ai falsi proclami. È la cassiera con un salario da fame, è il disoccupato tatuato che non ha nulla da perdere, é la moglie del professionista, abituata a ben altri agi prima della crisi del 2011.

Ed è sempre la stessa gente che in giro la sentite dire:” io non sono né di destra né di sinistra “, oppure “ io di politica non mi interesso; io ho da lavorare, tanto sono tutti uguali” e cose simili? Gente che pensa di esprimere il suo dissenso non votando, perché è più comodo starsene a casa o al mare, a lamentarsi di quel che non va, sentendosi innocente per quanto accade, solo perché si è astenuta dal votare.

Mentre la Sfida del Secondo Millennio è nella partecipazione a 360° del cittadino, legato da un filo invisibile a una rete d’informazione, che rende il mondo più piccolo. Un cittadino attento e critico, che ha sussunto il concetto di politica, mondata da ideologie appiccicose e mere questioni individualistiche, legate alle lotte partitiche.

La verità è che, senza accorgersene, incominciamo a formarci una psicologia da schiavi.

Chi più di noi, vittime del potere dell’immagine e del consumo, donne e uomini completamente diversi da quelli, cui Lussu si riferisce, eppure così simili nel tragico destino, reso ancor più subdolo dall’apparente libertà di scelta, possiamo comprendere il significato di questa frase. Un’epoca la nostra in cui scegliere è diventato ancora più difficile, dal momento che per operare una scelta, è necessario avere strumenti cognitivi, che purtroppo sono stati lasciati incustoditi da anni alle intemperie emotive e irrazionali e ormai sono arrugginiti dalla salsedine consumista, liberista e becera di questi ultimi trent’anni.

La tragedia, spesso, non è nel battersi ma nel non potersi battere.

Vignetta fascista di Mario Sironi inneggiante alla violenza e all’umiliazione dell’avversario politico. 

Questa è la condizione che vivono tutti quelli che fanno tesoro di ciò che leggono, della storia passata e presente, che ascoltano le parole che volano sulle strade, che vedono al presente ciò che li inorridì del passato. Alcuni più coraggiosi si avventurano per mare o per terra, a portare soccorsi di ogni genere. Purtroppo i più non sono eroi e si adoperano con marce, raccolta di firme e simili, che sono gocce nel mare.

Ma durerà questo fascismo? Dappertutto dittature … Il mondo va a destra! … Il mondo non va né a destra né a sinistra. Il mondo continua a girare attorno a se stesso con regolari eclissi di sole e luna.

Non sembra anche a voi che questo sia un discorso senza tempo, che c’investe e ci sgomenta.

Gli Stati Uniti, l’Inghilterra, l’Ungheria, il Brasile, la Turchia, la Siria e la Libia e … il mondo va a destra! E con la destra si torna a parlare di Genocidi e la Turchia, che ancora non ha ammesso quello armeno, torna a fagocitare il popolo curdo, con la sua cultura aperta e moderna; rimbombano allora nelle nostre orecchie i versi del grande poeta armeno Daniel Varujan, di cui abbiamo parlato tempo fa, nella sua famosa poesia Il carro dei cadaveri, da cui estrapolo questi quattro versi, così intensi, così familiari a chi ha amato le descrizioni di Manzoni, che sono eterne e si perpetuano nel dolore dell’umanità.

Sono uno sull’altro i cadaveri, il figlio
nei riccioli della madre avvolto.
Uno ha ficcato l’intero pugno

nella calda ferita aperta dell’altro….

(Daniel Varujan, Il canto del pane)

Una ferita, il genocidio, mai rimarginata nel popolo armeno e per nessuno di noi, come umanità che uccide se stessa. Quello armeno rimane una macchia oscura che in Turchia si sottace, il mondo ancora lo sottace, stretto tra gli interessi economici e politici, consente al perpetrarsi di nuovi genocidi ai danni dei Curdi, così come in Africa da anni scorrono fiumi di sangue, il cui grido nessuno ascolta.

Ma durerà questo fascismo?

Se lo chiedono tutte le persone sensate, ma alla luce degli avvenimenti di questi giorni, sembra una domanda senza risposta.

Fascisti che bruciano il giornale Il Paese

Ecco perché dobbiamo ascoltare la storia e la lezione di questi uomini di valore, per non smarrirci come marinai senza nocchiero. I loro insegnamenti sono il faro, il porto sicuro e sepolto, l’unico che può guidarci in queste notti fredde, nebbiose e scure.

Anche quando siamo stanchi e vicini alla sfiducia non c’è altro se non la lotta cui fare affidamento. Rimettersi all’alto è capitolazione, sempre.

In una lettera a un amico del 1957, Lussu ci testimonia la caparbietà degli uomini di un tempo, una caparbietà che è venuta meno in questi anni di mollezze, ma che sta risorgendo nei nuovi giovani e giovanissimi, come una fenice dalle sue ceneri.

Sono le nuove generazioni che, cresciute negli anni del declino morale, politico ed economico che abbraccia ormai tutti i continenti, da quelli capitalisti a quelli presunto-comunisti, si trovano a fare i conti con gli enormi danni ambientali, prodotti in questi ultimi cento anni, che ben poco lasciano sperare nel futuro. I ghiacciai si stanno sciogliendo, il buco dell’ozono e la desertificazione delle terre emerse, per non parlare della foresta amazzonica, polmone del mondo, minacciata dalle politiche del regime di Bolsonaro, tanto per parlare di destra reazionaria.

Non sono più ideali astratti a muovere le nuove masse di giovani, ma la certezza di avere le ore contate. Greta Thumberg, una mente sicuramente superiore alla media, con la sua protesta ha dato voce a tutta la gioventù di questo pianeta, ormai oppresso da vecchi senza speranza e senza futuro. Con la sua testimonianza ha dato coraggio e voce a un Pianeta di gente oppressa da un destino e da una vita non più sopportabile.

Fridays for future, per la salvezza del Pianeta Terra, è un movimento interessante da appoggiare e seguire con interesse. È nato per una giusta causa, la salvaguardia dell’ambiente e della salute collettiva di tutto l’ecosistema, ora in grave pericolo. È un collante per tutti donne e uomini di ogni parte del mondo, che potrebbe, come mi auguro, imporre nuovi stili di vita, nel rispetto dell’ambiente e della salute. Bisogna avere piena coscienza che Noi siamo in tanti, Noi facciamo la differenza se lavoriamo in rete per il bene comune. Questa sarebbe la migliore rappresentazione di quanto si apprende dalla conoscenza, l’unica che può dare a questo Pianeta verde e bellissimo e a tutte le sue creature animali e vegetali un futuro.


Emilio Lussu è nato a Cagliari nel 1890, ha combattuto la Prima guerra mondiale, come ufficiale di Fanteria della brigata Sassari. È stato il fondatore del Partito d’Azione Sardo nel 1919, fu deputato nel 1921 e nel 1924 partecipò all’azione aventiniana, che poi criticò aspramente. Antifascista fu arrestato, come ci racconta lui stesso, e confinato a Lipari, dove incontra Carlo Rosselli e Fausto Nitti con i quali fugge, in modo roccambolesco e dopo lunghe peripezie approdano a Parigi, dove fonderanno il movimento Giustizia e Libertà. È stato un dirigente della Resistenza e dopo la guerra ha ricoperto la carica di senatore nelle prime tre legislature. Muore a Roma nel 1975.

Ha pubblicato numerosi libri : 1930 La catena, 1932; Marcia su Roma e dintorni;1936: Teoria dell’insurrezione , Per l’Italia dall’esilio; 1938 Un anno sull’Altipiano e nel 1950 Teoria dell’insurrezione: saggio critico.

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