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Dunya Mikhail e la poetica ironica del dolore

Pablo Picasso, Guernica, 1937, olio su tela, 349×777 cm, Museo Nacional Centro de Arte Reina Sofia, Madrid.
Pablo Picasso, Guernica, 1937, olio su tela, 349×777 cm, Museo Nacional Centro de Arte Reina Sofia, Madrid.

La gemma

Non è più sul fiume
non è in città
non è sulla carta
il ponte che era
il ponte che eravamo
abituati ad attraversare
il ponte
l’ha gettato nel fiume la guerra
come una signora
la sua gemma azzurra
da sopra il Titanic
.

Quando c’imbattiamo in un poeta come Dunya Mikhail, donna irachena nata a Baghdad nel 1965, rimaniamo colpiti dai suoi versi, nei quali la paura della guerra e della morte permea tutte le parole che li compongono, conferendo al loro suono un che di lacerato e amaro, come i grani di sale quando capitano per caso sotto i denti.

La poesia  La Gemma, che ho messo in apertura, è un piccolo gioiello d’armonia tra significato delle parole e suono. L’anafora Non sembra esprimere la paura e la necessità di fuggire, di non esserci, neanche sotto forma di carta o di parola scritta. Questi versi raccontano tutta la storia e la sofferenza di Dunya e del suo popolo, incarnati dalla gemma, che «Non è più …» perché  «il ponte che eravamo / abituati ad attraversare / il ponte / l’ha gettato nel fiume la guerra».                                            

Bombardamenti a Baghdad (credits: Oliver Coret, NBNC newa)
Bombardamenti a Baghdad (credits: Oliver Coret, NBC News)

Se il ponte è stato abbattuto dalla guerra, c’è sempre una gemma che galleggia sopra la nave che affonda, una gemma che non ci farà mancare la sua luce azzurrognola e la sua speranza di vita: è la poesia, è la cooperazione e l’incontro tra la cultura araba e quella occidentale. Dunya, da quando risiede negli Stati Uniti, è impegnata nell’ambito della cooperazione e dello sviluppo tra arabi e occidentali, facendosi portavoce per le migliaia di suoi connazionali con la sua poesia. Nel 2001 ha ricevuto dalle Nazioni Unite il Premio per la Libertà di scrittura.

La guerra lavora molto

La guerra
com’è
seria
attiva
e abile!

Sin dal mattino
sveglia le sirene
invia ovunque ambulanze
scaglia corpi nell’aria
passa barelle ai feriti
richiama la pioggia dagli occhi delle madri
scava nel terreno
dissotterra molte cose dalle macerie
alcune luccicanti e senza vita
altre pallide e ancora vibranti.

Suscita più interrogativi
nelle menti dei bambini.

 […]

In questo componimento molto lungo, dalla metrica bizzarra, non vi sembra di vedere Guernica, il famoso quadro di Picasso, rappresentato in versi? Le parole emanano la luminosità gelida della morte e l’indomabile speranza della vita. La guerra subisce un processo di personificazione del tutto originale, intenzionalmente ironico, che trova il suo culmine nei versi di chiusura:

La guerra lavora molto
non ha simili
ma nessuno la loda.

La guerra lavora molto non si stanca mai, puntualmente uccide e disintegra città e villaggi, non risparmia nulla, neppure l’ospedale, neppure l’innocenza dell’infanzia. La guerra ha i suoi obiettivi e serve a tutti i potenti di ogni cultura, razza e religione e quel «nessuno la loda» è un’accusa pesante, su cui dovremmo riflettere.

In questo lungo componimento sulla guerra, non poteva mancare la figura del dittatore. Noi sappiamo che probabilmente Dunya Mikhail si è ispirata a Saddam Hussein, dal quale è riuscita miracolosamente a fuggire nel 1990, ma è interessante notare come questo dittatore non abbia un volto o un luogo, svuotato della persona fisica dalla poesia e ironicamente enfatizzato:

Bombardamenti nel quartiere di Karrada, a Baghdad. (credits: Kbia)
Bombardamenti nel quartiere di Karrada, a Baghdad. (credits: Kbia)

[…]

il dittatore non rilascia la fattura
quando ti prende la vita
il dittatore ha un cuore
e anche un cranio
un cranio enorme
che non somiglia a nessun altro cranio
moltiplica la morte per milioni
e ottiene la patria
il dittatore
è il regista di una grande tragedia
ha anche un pubblico
un pubblico che applaude

un applauso
che scuote le ossa

[…]  

Chi avrebbe mai pensato di accostare il concetto di fattura commerciale a un dittatore?  La magia della poesia consente di mettere insieme parole dai significati più disparati, che hanno un senso profondo, perché dietro quella fattura e quel dittatore c’è la storia dell’Iraq e del Medio Oriente, le sue contraddizioni e le sue grandezze, che non hanno prezzo e non sono fatturabili, le quali, invece, sono state addirittura svendute. Il popolino, che al  «regista di una grande tragedia» applaude, non è il grande popolo arabo, orgoglioso delle sue origini e della sua storia, è un pubblico anonimo, il cui applauso «scuote le ossa».

Per la guerra si lavora molto, come per null’altro su questo pianeta, ma, proprio perché si tratta di guerra, c’è alle sue spalle un vergognoso lavoro sommerso, che  è come una partita a scacchi.

La partita

È soltanto una pedina
mossa da una regina demente

 […]

È soltanto un giocatore
mosso da una vita vuota

[…]

È soltanto una vita
mossa da un dio confuso
che un giorno ha provato a giocare con l’argilla
È soltanto un dio
che non sa come uscire dal guaio in cui si è cacciato.

Dunya Mikhail
Dunya Mikhail (twitter)

La partita è una splendida poesia allegorica di cui trascrivo solo alcuni versi, che consiglio di leggere tutta . È la storia dell’Umanità, rappresentata in una partita a scacchi, dove l’anafora È soltanto, scandita come il rintocco di una campana, è il limite, il confine dell’intelligenza umana, dove la vita è «mossa da un dio confuso … che non sa come uscire dal guaio in cui si è cacciato».

Dunya Mikhail nasce a Bagdad nel 1965 da una famiglia irachena-cristiana, dopo gli studi, ha lavorato  in un giornale indipendente  The Baghdad Observer. Nel 1990 è stata costretta a fuggire con l’aiuto di amici intellettuali e a rifugiarsi negli Stati Uniti. Una volta in America si è iscritta alla Waine State University di Detroit. Parla e scrive in arabo, neo-aramaico, siriano e inglese.                              

Attualmente Dunya vive in Michigan e lavora come coordinatrice delle risorse arabe presso le scuole e le Università.

Dunya Mikhail ha pubblicato il suo primo libro nel 1999, The Diary of a wave outside the sea (Diario di un’onda al di fuori del mare, mai pubblicato in Italia) e nel 2005 The War works hard (La guerra lavora duro), il testo dal quale ho tratto queste poesie,  tradotto in Italia nel 2011 da Elena Chini per le Edizioni San Marco dei Giustiniani.

Ho un diploma magistrale e lavoro come impiegata nella scuola pubblica da oltre vent’anni. Sono sposata con due figli, di cui uno disabile psichico. Sono impegnata per i diritti delle persone disabili, delle donne e sindacali. Scrivo per diletto ed ho al mio attivo due libri e numerosi premi di poesia e narrativa.