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Derva l’edicula visin a la funtana, di Davide Romagnoli

T. C. Chiu, acquerello

T. C. Chiu, acquerello

 

                   Derva l’edicula visin a la funtana,
                   l’è amò prest, i giurnaj de fianc,
                   panchett de par lûr in campagneta,
                   un sciur, vêg, piegâ da la gravità
                   purtâ da l’umbra del so corp moll
                   slisa la brina del matin trop prest.
                   El rîd el fujam, bele mort,
                   ai rob ch’j turnaran amò indrè.
                   Schiscia el temp i rob de iêr

.
Apre l’edicola vicino alla fontana, / è ancora presto, i giornali di fianco, / panchine da sole nella campagnetta, / un signore, antico, piegato dalla gravità / portato dall’ombra del suo corpo molle / sfiora la brina del mattino troppo presto. / Ride il fogliame, già morto, / alle cose che torneranno di nuovo indietro. / Schiaccia il tempo le cose di ieri

 

Le foglie ridono, già morte, a tutto ciò che vorrebbe tornare indietro. Il vecchio apre la sua edicola, è ancora presto. El silensi d’i föj druâ, il silenzio dei fogli usati, si muove tra mezze tinte invernali-novembrine, sensazioni mancate, un senso di impalpabilità. L’orecchio oscilla nella lettura di questi versi cadenzati e lievi, che non si alzano mai in volo ma procedono rasoterra, seguendo i pensieri del poeta. Il vecchio è un’ombra curva che sfiora appena le cose. L’edicola dei giornali, le stesse panchine, sono parte di un mondo passato, schiacciato dal futuro. Il cambiamento che ha ritorto la visione del paesaggio, ne ha alterato il consueto viso. Rimane la brina, rimane il ricordo, come il ricordo di questa lingua, questo dialetto che sfiorisce sulle bocche dei vecchi. 

 


Davide Romagnoli, 29 anni, milanese. Insegna letteratura in una scuola privata superiore. Oltre a scrivere poesia, compone musica e scrive per il cinema. Ha pubblicato quest’anno El silensi d’i föj druâ, per Marco Saya Edizioni, raccolta di poesie in milanese, e, più in particolare, in quel particolare milanese che si parla (si parlava) nei paesi a sud-est della città. 

 

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Redazione

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Amiamo la letteratura, la poesia e l'arte. Ma da centocinquant'anni i poeti circolano senza aureola, e quanto alla letteratura, dicono che non si senta troppo bene. Sarà vero? Intanto, prepariamo ironicamente le nostre esequie per un'arte ancora lungi dall'essere morta...