Gustave Courbet, scogliere nella neve

Sulle rive ventose e carezzate dal Mare del Nord vive una donna. Nulla sappiamo della sua vita: come sia arrivata in quello scorcio di terra investito dalla natura, se mai abbia provato l’abbraccio caldo dell’amore nelle gelide notti scozzesi, quali siano i suoi sogni. Sappiamo, però, che nel corso della sua vita ha partorito due figlie. La prima, bionda, cresciuta florida e splendente come un raggio di sole; l’altra, dai capelli neri, offuscata dall’abbagliante perfezione della sorella tanto da doversi adattare all’ombra degli sconfitti.

Il tempo continua così ad inseguire se stesso in un stillicidio senza posa lambendo le esistenze immutate delle due sorelle, finché un giorno tutto cambia: da un paese lontano, tanto distante da non riuscire a ricordarne più il nome, arriva un bellissimo cavaliere. E, nel percorrere tutta la sua strada, un solo pensiero accarezza la sua mente: offrirsi alle due fanciulle come corteggiatore. Nel porgere il proprio amore, il cavaliere sembra impacciato; si comporta in maniera diversa in base alla ragazza con cui ha a che fare. In particolare, con una delle due sembra fare sul serio: la affascina con bigiotteria e doni preziosi, anelli, guanti finemente ricamati. Sembra fatta per questo amore arrivato da lontano in una terra sconosciuta.

Il cavaliere, nel fondo del proprio cuore, ama perdutamente e sopra ogni altra cosa una ragazza. Ma, subito, scopriamo che l’affetto non è rivolto alla ragazza a cui ha donato i beni materiali.

L’ordine delle cose, nello spazio e nel tempo di questa storia così ristretti da risultare asfittici, sembra ribaltarsi. Il cavaliere ama, ma non la ragazza che ci saremmo aspettati. La sorella dai capelli neri, sotto il guanto di seta indossa l’anello ora pesante del cavaliere, e osserva il suo amore allontanarsi con la sorella dai capelli luminosi: è lei l’inaspettata scelta del cavaliere.

Qualcosa scatta nell’animo, ormai nero come i capelli, della ragazza. Riflette un istante, un minuto, un’ora, un tempo inquantificabile, poi chiede alla sorella di accompagnarla sulla scogliera vicina a casa per assistere al passaggio imperioso delle imbarcazioni. È un passaggio cruciale: tutto si è deciso nel momento stesso in cui sono vibrate le corde vocali della fanciulla. Il destino ha incominciato a prendere forma.

The cruel sister
(credits: deviantart)

Una volta giunte sulla scogliera, niente può distrarre la sorella dai capelli neri dal suo compito. Non l’ostile paesaggio, né la calma impazienza delle onde al passare delle navi. Sposta l’attenzione della sorella con uno stratagemma infantile, suggerendola di guardare lì, proprio lì in basso, e quando la ragazza bionda si sporge, quella dai capelli neri la spinge giù gettandola nel vuoto.

La ragazza, disperata, invoca pietà; chiede soccorso alla sorella pregandola di aiutarla: la drammaticità dell’evento è fortissima. Le chiede di aiutarla a vivere. La fanciulla bionda piange tendendo la mano alla sorella che la osserva finché le forze non abbandonano la poveretta appesa alle rocce. Il volo è spaventoso e fatale. La ragazza muore sul colpo.

Improvvisamente, la scena cambia: due menestrelli camminano sulla riva. Intonando alcune strofe proseguono nel loro viaggio tracciato dal destino. Ad un certo punto vedono il corpo della ragazza galleggiare come un cigno, elegantissimo, trasportato dalla corrente. Alla vista di quest’immagine così straziante e perfetta, pensano bene di omaggiare la morte della giovane. Con le sue ossa decidono quindi di costruire un’arpa, l’arpa più bella che il Mondo avesse mai visto, dal suono così melodioso da poter commuovere anche le pietre, usando come corde i lunghi capelli biondi.

Si recarono quindi al palazzo del padre della ragazza (ecco spuntare, come un tenue paesaggio da dietro la nebbia, un altro tassello della vita dei protagonisti) per suonare al matrimonio tra il cavaliere e la sorella dai capelli neri, rimasta unica pretendente. Ma proprio nel momento in cui appoggiano l’arpa su una pietra, questa comincia a suonare da sola. Tutta la corte si ferma, niente conta più. La prima corda, muovendosi dolorosamente, accusa la sorella dai capelli neri di aver buttato giù dalle scogliere la sorella bionda; al suono della seconda corda la sposa si siede terrorizzata: tutti gli occhi, accusatori, sono puntati ora su di lei; al suono della terza la sorella cade in terra, ormai smascherata del delitto.

John Faed, The Cruel Sister, 1851
John Faed, The Cruel Sister, 1851

“The Cruel Sister”: questo è il titolo della ballata medievale inglese, classificata come Child Ballad #10[1], di cui avete appena letto la tragica vicenda. In realtà, questa ballata è soltanto una delle 21 varianti (nella sola lingua inglese) dell’originale “The Twa Sisters”, definita murder ballad[2], e attestata per la prima volta in Scozia su un broadside[3] nel 1656 con il titolo “The Miller and the King’s Daughter”.

L’origine della ballata è comunque più lontana: si parla della Svezia o più in generale dei paesi scandinavi. E le attestazioni in lingua inglese sono chiaramente dovute ad una successiva diffusione anche nelle isole britanniche.

Leggendo le varie versioni della storia è possibile notare che l’elemento magico non è presente in tutte le versioni. In questa, invece, sì; anzi, ricopre un ruolo fondamentale: l‘aspetto soprannaturale di questa ballata risiede, però, quasi esclusivamente nello strumento musicale, connotato da un’aura mistica e magica. L’arpa, infatti, non viene incantata dal musicista (come, invece, è molto comune trovare in altre ballate celtiche) ma è un mezzo autonomo, all’interno della narrazione, per fornire giustizia in un racconto in cui l’equità sarebbe altrimenti impossibile.

Tutti i personaggi coinvolti, poi, sono elementi standardizzati, privi di caratterizzazione complessa. Essi non rappresentano un particolare individuo: proprio per questo la loro posizione sociale così elevata non è insolita, anche se la posizione di alto lignaggio delle due sorelle non è stabilito all’interno della narrazione fino a quando i versi di chiusura, quando il padre e la madre sono indicati come il re e la regina. I personaggi di alto lignaggio abitano in molte occasioni la tradizione delle ballate: statisticamente, infatti, i signori e le signore superano in numero i personaggi di basso rango sociale e i servitori.

Ma tutte queste informazioni sono dati tecnici e, in qualche modo, fuorvianti. Depistano dalla bellezza insita nelle immagini, nelle parole e nei suoni del testo: per godere veramente dell’atmosfera di questa ballata serve della musica. E questo è un concetto non molto distante dal considerare lo studio come step successivo di una prima fase di approccio alla materia letteraria: dovremmo prima innamorarci perdutamente dell’oggetto dei nostri studi prima di riuscire a interiorizzarlo e capirne davvero ogni sfumatura.

Ecco, dunque, come accompagnamento musicale la versione di “The Cruel Sister” registrata dalla band Old Blind Dogs nel 1993 e inserita nell’album Close to the Bone, senza dubbio la mia preferita[4]. Lasciatevi trascinare dalla corrente: buon ascolto!


Mattia Lo Presti
Mattia Lo Presti

Cercatore d’Essere; Ignobile scrittore di poesie; Fanatico lettore onnivoro. Sono nato a Como nel 1993. Mi sono diplomato al Liceo Classico A. Volta lottando principalmente contro la pigrizia e la matematica. Dimenticavo: sono recidivo. Per questo, forse, mi sono laureato in Lettere Moderne (indirizzo filologico-letterario) presso l’università degli studi di Pavia. Ora vivo a Barcellona.

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