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L’ideale dell’ostrica di un NEET

Avvertenza: il linguaggio di questo romanzo è decisamente colloquiale, con ampio uso di turpiloqui e neologismi digitali. Decisamente inadatto ai puristi della lingua e a coloro per cui le imprecazioni sono tabù.

Settembre, il mese di grandi propositi e iniziative, l’estate agli sgoccioli… tutto cambia, ma non la mia tendenza a recensire romanzi che afferrano il ventunesimo secolo, lo stracciano e lo ricompongono a suon di ironia. Dopo avner parlato di turbine che rovinano l’idillio degli orizzonti intatti e di un’Heidi milanese, l’argomento di oggi sono i NEET. Anzi, uno in particolare: il protagonista de Le confessioni di un NEET di Sandro Frizziero.

Se vi state domandando cosa significhi questo acronimo, naturalmente anglofono, ecco qui: «not (engaged) in education, employment or training»; indica persone che non studiano, lavorano né sono in un programma di formazione. Ora che sapete ciò, probabilmente vi chiederete cosa c’entri l’essere un NEET, un «fuori dalle forze di lavoro», con l’ideale dell’ostrica verghiano, ossia con la convinzione che, per sopravvivere, i deboli debbano restare saldamente ancorati allo scoglio, senza tentare di migliorare la propria condizione; eccolo spiegato in due stralci di questo curioso romanzo:

Perché, mi chiedo, dovrei sopportare questo mondo fatto di immani cattiverie, di malapropismi grammaticali, di pance di puerpere decorate che condividono sui social le loro foto in posa plastica […]?

Infine, perché dovrei buttare via un’occasione unica nella storia umana, almeno dal Neolitico a oggi, prima riservata solo ai “giovin signori” figli di aristocratiche casate, ora appannaggio anche del figlio del più spiantato proletario, cioè quella di poter vivere da mantenuto? L’ideale dell’ostrica, certo, che resta attaccata al suo scoglio, nonostante tutto. Ma un’ostrica intelligente, assolutamente consapevole, che mai e poi mai si stancherà di resistere.

Nella democrazia competitivista di oggi, Sandro Frizziero tende a ridicolizzare comportamenti tanto diffusi quando assurdi, come la mania di fotografare qualunque cosa incroci il nostro sguardo o la volontà costante di viaggiare, per poi corroborare lo stereotipo dell’italiano che si lamenta dell’assurda assenza del bidet e rimpiange il caffè e la Gazzetta del bar. Affiorano allora ombre di autocritica e qualche interrogativo – sono anche io così? – seguite da una tenue volontà di cambiare; questo è il campanello che ci segnala che siamo in presenza di una satira sapientemente costruita con osservazioni calzanti. Potrebbe dunque scattare una presa di coscienza, anche se probabilmente non sarà mai radicale come quella del nostro protagonista, la cui battaglia «consiste nell’essere un piccolo bullone fuori posto, una scheggia che si fa maciullare dagli ingranaggi del motore che corre».

Se siete alla ricerca di un romanzo veramente leggero ma che in qualche modo vi illumini su un tema non così conosciuto, e se non vi siete sentiti chiamati in causa dalla mia avvertenza iniziale, Confessioni di un NEET potrebbe essere una buona scelta di lettura. In poco più di un centinaio di pagine viene infatti messo in luce su un fenomeno che è senza alcun dubbio di grande portata anche nel nostro paese, il cui tasso di disoccupazione giovanile oscilla intorno al trenta per cento, e dove, da qualche mese a questa parte, si sta sviluppando il fenomeno dell’hikikimori: giovani che tra i 14 e i 25 anni si recludono in casa, evitano i contatti sociali, non distinguono più il giorno dalla notte e sono totalmente dipendenti da internet. E allora questo romanzo è una sirena d’allarme, un’ironica denuncia di una situazione in divenire, che ci lascia con qualche domanda in più, tra cui una di dantesca memoria e grande pregnanza:

Ah Italia mia, benché ‘l parlar sia indarno, una cosa voglio chiedertela lo stesso: perché lasci fuggire così facilmente dal patrio suolo simili cervelli che davvero sono una risorsa preziosissima per il futuro della nazione?


Sandro Frizziero, classe 1987, insegna Lettere negli istituti superiori di Chioggia, la sua città. Confessioni di un NEET è un romanzo della collana Le Meraviglie, Fazi Editore.

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Vittoria Pauri

Vittoria Pauri

Mi chiamo Vittoria e ho diciotto anni. Se questo fosse un questionario di Proust, alla domanda "qual è il tuo motto?" non avrei esitazione a citare la frase di Gandhi che, tradotta piuttosto liberamente, recita così: il miglior modo per trovare se stessi é perdersi nel servizio degli altri. Mi riassume perfettamente. Le due cose di cui non posso fare a meno sono la curiosità di capire ciò che mi capita intorno e un quadernetto, da cui non mi separo mai, su cui scrivo tutto quello che mi passa per la testa e su cui colleziono frammenti di libri, poesie e conversazioni.