In bilico tra suggestioni: Come diventai monaca

Wayne Thiebaud, Four Ice Cream Cones, 1964

Wayne Thiebaud, Four Ice Cream Cones, 1964

Questa sarà una recensione concisa, non per scelta ma per esigenza.

Il romanzo di cui parlerò oggi è infatti molto breve, ma soprattutto diverso, completamente e straordinariamente diverso da qualunque cosa io avessi mai letto in precedenza. Come diventai monaca di César Aira è un racconto di formazione, il diario di una follia, la confessione delle ossessioni nascoste nelle parti più recondite del subconscio.

Come in molti altri casi il titolo crea delle aspettative, dei binari che poi indirizzano e orientano la nostra lettura. Presto ci rendiamo conto però che leggere Aira non è seguire una strada lineare: si tratta piuttosto di avventurarsi su un viottolo tortuoso lungo il quale, di tanto in tanto, si ha la necessità di fermarsi; più si procede nel racconto più si ha infatti l’impulso a corrugare la fronte e a mettere in dubbio tutti gli schemi di lettura che si erano creati in precedenza, a porsi domande e a ripartire basandosi su altri presupposti; proprio per questo motivo non vi anticiperò nulla della trama, della stradina sconquassata che percorrerete pagina dopo pagina… tutto ciò che posso dirvi è che tutto inizia e finisce con un gelato alla fragola, lo stesso che vedete sulla copertina in stile vaporwave del romanzo.

Nella mia suprema impotenza, tenevo saldamente in pugno le redini dell’impossibile…

César Aira, Come diventai monacaAira ci parla dell’infanzia, affrontando la psiche del bambino in maniera non convenzionale, mettendone in luce non solo i riti di passaggio, ma anche le delusioni e la difficoltà a comprendere e ad autocomprendersi. Si può cogliere un richiamo alla tradizione seicentesca del romanzo picaresco spagnolo, in cui bambini o adolescenti di umili origini raccontano le proprie peripezie in prima persona; a questa impostazione di fondo si unisce però la tendenza all’immaginifico: la fantasia prende il sopravvento sul reale e lo sovverte, i confini tra il quotidiano e la sua rielaborazione mentale sfumano completamente fino a creare un mondo multiforme.

Roberto Bolaño, grande autore cileno, disse «Una volta che cominci a leggere Aira, non vuoi più smettere». César Aira è uno dei più famosi autori argentini contemporanei, le cui numerose opere sono ultra-sperimentali e difficilmente incasellabili in un genere. Una parte della critica si chiede quale sia il senso di questi romanzi, patchwork di frammenti di bizzarre realtà, e, pur ammettendone il valore letterario, ne criticano l’assurdità e cercano delle spiegazioni.

L’autore durante una serie di lezioni all’Università di Buenos Aires ha però assunto una posizione chiara su questo punto, dichiarando che «La storia racconta sempre qualcosa di inesplicabile. L’arte della narrazione scompare se vengono aggiunte spiegazioni[1]». In un’era in cui possiamo reperire in ogni istante qualunque tipo di informazione, soddisfare immediatamente le nostre curiosità, abbiamo perso l’abitudine ad arrenderci alla molteplicità delle interpretazioni, al rimanere disorientati e con una serie di interrogativi che affollano la mente.

Non resta allora che provare a lasciare da parte la ricerca di una chiave di lettura andando a scoprire questa storia in cui tutto si gioca sui contrasti, sui colpi di scena, sull’instabile equilibrio tra il favoloso e il macabro, tra la realtà e la fantasia.
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