Il cinema è un animale con le corna: impressioni da Cannes 2017

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(photo: Davide Cipolat)

Appena sceso dalla stazione c’era una ressa impressionante. Faceva un caldo porco, nonostante le previsioni dessero pioggia. 19 maggio, Cannes, Francia. Mi sembrava di essere sbarcato in una Varanasi del lusso, dell’apparenza, dell’eccesso, degli incontri fortuiti e dei meeting di lavoro. Ero abbastanza emozionato devo dire. Aspettando il mio capo mi sono messo a girare la cittadina per osservare cosa mi aspettava per tutta la prossima settimana.

Chiunque vada a Cannes nel periodo del festival è investito da un’ondata di energia euforica mischiata a un confronto diretto con una realtà glamour, luccicante e assolutamente contraddittoria. Macchine sportive che sfrecciano, signore elegantissime con cagnolini-topo stile Paris Hilton, aperitivi chic, pranzi di lavoro, riviste di cinema come Variety, Screen e Hollywood Reporter distribuite gratuitamente per le strade, e infine critici coltissimi o cinefili sfegatati che discutono della qualità artistica del film in concorso. A Cannes L’arte cinematografica diventa un tutt’uno con l’apparenza, il glamour, il fashion, il passaparola. Sono legati l’uno dall’altro.

Infatti, il riscontro di un film non dipende solo dalla qualità tecnica e registica, ma anche da quanto l’opera riesce a incidere sull’immaginario del pubblico e da quanto si parli del tuo film nell’ambiente. È uno strano meccanismo. Per esempio, Lars Von Trier, alla conferenza stampa di Melancolia nel 2011, disse che comprendeva le ragioni di Hitler sugli ebrei. Come ci si può aspettare, questa dichiarazione ha mandato nel panico generale tutti e gli è costata l’espulsione dal festival.

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(photo: Davide Cipolat)

L’esempio è estremo, ovviamente. Però Trier ha ottenuto esattamente ciò che voleva: che tutti parlassero di lui. Tutti. Dai giornalisti, ai produttori, agli altri registi, al pubblico scandalizzato. Questo perché? Per marcare un segno indelebile. Tutti si ricordano della dichiarazione di Von Trier e un po’ meno di Melancolia. Tutti si ricorderanno nei prossimi dieci anni di quello che ha detto Von Trier. Questo è un esempio estremo di quanto è importante a Cannes che la gente parli di te. Quello che si dice dell’opera e del regista è importante quanto l’opera in sé. Meccanismo strano che può suscitare una certa perplessità. Fidatevi: per me, Cannes è stata una doccia gelata.

Nessuno va a Cannes senza uno scopo. Tutti hanno un obiettivo da raggiungere. Dal turista che vuole vedere sul red carpet Nicole Kidman e aspetta ore, al caldo, nella ressa, solo por poter essere ripreso a stringere la mano del suo idolo, fino al produttore che cerca di vendere il suo film.

Sul lungomare troviamo il Boulevard de la Croisette, dove si concentra gran parte della vita del festival. La Croisette è generalmente molto stancante da percorrere per via dell’immensa quantità di gente che lavora, cerca di rubare le prime file per assicurarsi di fotografare al meglio le stars, oppure entra dentro al Palais per vedere qualche film in competizione nella sala Debussy o nell’immeso e magnifico Gran Theatre Lumière.

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Per tutta l’entrata del Palais troviamo centinaia di persone, vestiti di tutto punto con cartelli che pregano quelli che hanno il pass per entrare al festival di offrirgli un biglietto per il film che desiderano vedere. Se hai l’accredito al festival puoi ricevere biglietti gratis a estrazione: scrivi il tuo codice su un computer, scegli vari film e se hai la fortuna di vincere dei biglietti è molto importante, quasi obbligatorio essere presenti. Gli organizzatori vogliono sempre le sale piene; hanno il tuo nome registrato e se non vai alle proiezioni è possibile non vincere più biglietti per l’anno prossimo.

L’adrenalina dell’ “essere presenti”, dà un po’ alla testa. Tutti si sentono un po’ come i divi e le star che hanno il privilegio di passare sotto i riflettori. Come se per dieci giorni ogni anno gli dei del Monte Olimpo scendessero sulla terra per incontrare e stare vicino ai comuni mortali. Nel bene e nel male a Cannes capisci la potenza che ha il cinema di creare l’illusione di un mondo parallelo. Comprendi la forza persuasiva del cinema. Anche se non sei nessuno, solo perché sei lì, automaticamente ti senti importante e considerato. Ti senti uno di loro. Uno di quelli “arrivati “che sfilano in smoking sul red carpet. È nome, immagine, prestigio.

Non tutti sanno (io non ne avevo la più pallida idea) che a Cannes, in realtà, esistono due grandi eventi: il concorso, con i film in gara, e Le Marché du Film. Letteralmente, il mercato del film. Cos’è?

Dopo aver passato almeno tre controlli della polizia, (tutto intorno alla croisette è controllato da militari o agenti in borghese) si entra dentro il marché. E si scopre un’altra realtà. Noi tutti pensiamo che girare sia il solo vero backstage; ma, alla fine, quando i film sono montati e sono pronti per andare al cinema, come arrivano nelle sale? Come funziona la vendita di un film?

Il prodotto cinematografico è trattato esattamente come tutti i tipi di merci prodotte sul mercato. Quando il prodotto è concluso, impacchettato, è messo all’asta dai produttori. Dei compratori (sales agents) si occuperanno di trovare una distribuzione internazionale o locale: molto importante la durata del film, il tema (dove può avere più riscontro? chi potrebbe vedere il film?), la storia e la qualità tecnica del film. E, anche, la lingua. Se è in inglese può avere più riscontro e gioca in un terreno più sicuro.

I primi quattro giorni sono fondamentali: in questo lasso di tempo possiamo trovare la maggior parte dei produttori e sales agents. Le case di produzioni più importanti come Artè o gli studi Pinewood a Londra organizzano riunioni e meeting di lavori su giganteschi yacht. La dimensione party, aperitivo e festa, è imprescindibile. È molto più facile fare un networking a una festa dove tutti sono più slanciati e brilli che in uno stand. Ogni cosa che fai a Cannes, anche andare a bere una birra, ha un significato lavorativo: potresti conoscere qualcuno che fa al caso tuo, oppure qualcuno che ti presenterà qualcun altro che poi potrebbe lavorare con te, produrre o comprare il tuo film… conoscere gente che nel futuro ti presenterà quello e quell’altro… le porte, piano piano, da accostate forse si apriranno, e cresce dentro di te la vaga speranza di essere vicino alla meta, cioè produrre finalmente il tuo film.

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(photo: Davide Cipolat)

Invece la vera sorpresa sono i film provenienti da paesi improbabili, come Venezuela, Cile, Argentina: quelli che ho visto venivano tutti dal mitico festival horror sudamericano “Blood Window”, di Buenos Aires. Sorprendenti. Meravigliosi. Soprattutto per la feroce e spietata critica nei confronti del potere e dei politici. Utilizzavano l’horror come strumento per lavorare sulla memoria della dittatura militare oppure, nel caso del Venezuela per esempio, di contestare molto violentemente la crisi del sistema economico post Chavez.

È questo, alla fine, il bello di Cannes: vivere e respirare in prima persona che cos’è e quale sarà il futuro del cinema, almeno nel prossimo anno. Ad una cena ho incontrato una produttrice tedesca. Ero un po’ intimorito, le ho spiegato che ero leggermente confuso da tutto quello che mi circondava, e lei, pacatamente, mi ha risposto: «Guarda caro, sono vent’anni faccio questo lavoro e tutti gli anni mi tocca ricominciare da capo, come se fosse la prima volta».

La verità è che il mondo dell’industria cinematografica cambia alla velocità della luce e nessuno riesce a essere costantemente sul pezzo, al passo con tutti i cambiamenti. Forse perché nonostante tutto questo grande circo, questa gigantesca e luccicante tarantella nessuno ne conosce veramente i passi di danza, e pochi si aspettano quale sarà la prossima piroetta.

Come il mondo, il cinema è un animale complesso, con le corna, con la forza di un toro, pronto a scalpitare, a calpestarti, a dare di matto. Eppure un giorno improvvisamente ti si addormenta docile al fianco e tu ti convinci che in realtà, dopotutto, è e sarà per sempre tuo amico.

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