Quello che non so di lei

Quello che non so di lei

Dopo un’assenza di qualche anno ritorna al cinema monsieur Roman Polanski, uno dei più grandi autori della storia della Settima Arte. Un quinquennio dopo il magnifico Venere in pelliccia, il celebre regista polacco ritorna al cinema portando nuovamente sullo schermo l’adattamento di un romanzo. L’opera di riferimento del film è Da una storia vera, scritto

Chiamami col tuo nome è lo spirito dei tempi

È un film lontano, sospeso a mezz’aria, indefinito, nonostante i tentativi di rimanere aggrappato all’ambiente e all’epoca in cui è calato, gli anni ‘80.  Sì, qualche manifesto elettorale,i cartelli stradali, qualche sgangherato discorso su Craxi (che però diventa, magicamente, fautore del compromesso storico). Ma una vera e propria ambientazione sfugge sempre, rimane nell’indeterminato, nell’onirico. Chiamami

grey's anatomy

Grey’s Anatomy e l’immaginario collettivo

Innanzitutto due coordinate spazio-temporali per capire di che cosa stiamo parlando. Grey’s Anatomy è un medical drama, una (piacevolissima) serie tv americana ideata da Shonda Rhimes, giunta alla sua 14esima stagione. L’immaginario collettivo è “il complesso del patrimonio collettivo di simboli, miti e rappresentazioni fantastiche, che caratterizzano una civiltà, un periodo storico, un popolo” (Dizionario

Vikings: tra Yggdrasill e il Golgota, verso l’Anno Mille

Una serie canadese prodotta da History Channel su quei tipi con gli elmi cornuti e le navi a forma di drago? Per chiunque non ne abbia mai sentito parlare, le premesse di Vikings sembrano delineare un elenco via via più randomico, un farsesco Cluedo della produzione televisiva dagli improbabili risvolti Amici miei, sarete felici di

Detroit, una guerra nella culla dell’Occidente

Nell’immaginario americano Detroit occupa un posto speciale e alquanto singolare. Sicuramente meno narrata sullo schermo ma di grande importanza, se vogliamo comprendere un po’ meglio il sistema americano e le sue incredibili contraddizioni. Economicamente non meno importante di New York, Chicago, Los Angeles o San Francisco. Denominata “la Parigi del West” per la sua architettura,

Inseguire il piacere: White Girl, di Elizabeth Wood

«È andato tutto a puttane da quando ti ho conosciuta» «Te l’ho detto… perché non dovremmo cavarcela?» . «Ne sei sicura?» «Io me la cavo sempre. Giuro». Lo guardi una volta. Poi lo guardi di nuovo, con qualcosa che si agita dentro e non sai cosa. Quella camera a mano è ipnotica, si muove ondeggiando

natural born killers

Sparale ancora, Sam: Natural Born Killers di Oliver Stone (1994)

Cosa succede quando la mente di un tirannosauro, sottratta all’estinzione dalle meraviglie di un’ingegneria fantascientifico-genetica, incontra la sua versione in carne e ossa, giunta dal passato con una macchina del tempo fabbricata da Jules Verne e inspiegabilmente palesatasi nel Mesozoico? C***o, non ne ho la più pallida idea. So, d’altra parte, cosa succede quando Oliver

Our War e la poesia del popolo curdo

Ci sono film che non si riescono a vedere facilmente. Escono, ma i cinema li tengono poco, o non li tengono affatto. Nemmeno quando vengono presentati a festival di primo piano. È il caso di Our War, il documentario di Benedetta Argentieri, Bruno Chiaravalloti e Claudio Jampaglia. E questo per dire il perché di una

L’albero dei desideri, un film da riscoprire

Il rosso dei papaveri, il rosso acceso quasi dipinto, tipico di quelle pellicole degli anni settanta, che trasportano subito in un’atmosfera di sogno. Il bianco di un cavallo. Di un cavallo che muore. Un bambino lo guarda. Chiama un ragazzo. Il ragazzo chiama il vecchio del villaggio, Tsitsikore. È l’erba cattiva che ha l’ha ucciso,