Noi, Dante e la morte

Noi, Dante e la morte

Per leggere la puntata precedente, clicca QUI. Prima o poi tutto finisce: un amore che ci ha infocato l’animo e il viso, un’amicizia che abbiamo creduto eterna e che poi si è sgretolata sino a sfaldarsi o per la debolezza dei pilastri su cui abbiamo costruito o per il cedimento del soffice terreno di sotto,

Noi, Dante e l’amore

Per leggere la puntata precedente, clicca qui. Petronio, sedutosi proprio alla nostra sinistra, si rivolge agli altri poeti del cenacolo infernale, tra i quali spicca il nostro Dante vestito di rosso, emanando un intenso effluvio di profumi e fragranze mediorientali ad ogni suo gesto (lontano ricordo di quella Provincia Romana da lui governata?) e incomincia: «Viveva

Folgorante Antigone

Antigone: seconda tragedia di Sofocle, forse la più celebre. Antigone. Creonte. Due modi di intendere il mondo, due realtà opposte e inconciliabili. La forza dell’etica, della spiritualità, della coerenza da una parte, la razionalità della realpolitik, del compromesso sofistico, dall’altra. In Sofocle si guardano, si scrutano, i due opposti; quasi si bilanciano. Quasi sembra che

Noi, Dante e le streghe

Lo buon maestro cominciò a dire: «Mira colui con quella spada in mano, che vien dinanzi ai tre sì come sire: quelli è Omero poeta sovrano; l’altro è Orazio satiro che vene; Ovidio è ‘l terzo, e l’ultimo Lucano. Però che ciascun meco si convene Nel nome che sonò la voce sola, fannomi onore, e

Cronica di Anonimo

Durante gli ultimi mesi del 1357 e i primi dell’anno successivo un oscuro personaggio di origini romane di cui non conosciamo ne il nome ne la condizione sociale scrive uno dei testi (a mio modesto parere) tra i più importanti del nostro Medioevo e, nello specifico, della storia della nostra capitale. Nel prologo il nostro

I frammenti di verità

«Nam Sibyllam quidem Cumis ego ipse oculis meis vidi in ampulla pendere, et cum illi pueri dicerent: “Σίβυλλα, τί θέλεις”; respondebat illa: “ἀποθανεῖν θέλω”». «Infatti ho visto la Sibilla con i miei occhi, a Cuma, pendere in un’ampolla, e quando i ragazzi le chiedevano: “Sibilla, cosa desideri?”, ella rispondeva: “Morire”».  (Testo latino: Petronio, Satyricon, 2011, Mondadori, Milano, p.124. Traduzione: Gabriele

Viaggio senza fine

«Senza più indugiare ci alzammo tutti e Eumolpo, chiamato il suo servitore che si era messo a dormire, gli ordinò di uscire con i bagagli. Insieme a Gitone, riposi le nostre poche cose in una sacca e dopo aver rivolto una preghiera alle stelle salii sulla nave». (Petronio, Satiricon, traduzione di Piero Chiara, Milano, Mondadori, 1969,

Archiloco: il mercenario poeta

Sono il servo di Ares dominatore e ben conosco delle muse il dono amabile. Archiloco. Chi era costui? Solo nelle aule di qualche ginnasio si traduce qualche suo frammento, ma al di fuori della stanca istituzione gode del più perfetto anonimato. Eppure fu uno dei maggiori poeti, amato dagli antichi e paragonabile a un Rimbaud.

L’eredità di Alessandro Magno

10 giugno del 323 a.C. Era morto Alessandro, un uomo «di cui generalmente si riconosceva la capacità sovrumana», […] e i macedoni presenti, per quanto fosse loro risparmiata la marcia in Arabia, erano rimasti sconvolti e terrorizzati in una terra lontanissima dalla loro. (ROBIN LANE FOX, Alessandro Magno, 1981, Giulio Einaudi Editore, Torino. P. 494)