Una volta amiamo, le altre ci proviamo, di Paolo Cerruto

Una volta amiamo, le altre ci proviamo, di Paolo Cerruto

          Temiamo il buio fuori da questo bar quindi resta qui che potrei parlarti per ore di noi alle medie verso scuola, di quel primo bacio sottoterra o di quello che ho provato a darti in ascensore.  Potrei parlarti di quando andavamo in bicicletta paralleli come binari che sperano deragliamenti per

Perdizione e direzione, di Francesco Di Domenico

Perdizione e direzione, di Francesco Di Domenico

                  Ora che l’infinito è finito Non sono più affine ad un eventuale fine E se m’imbarco in qualche nuovo inizio So già come finisce. Finisce.  Avrò la giusta vittoria e non più rivincita L’arco all’arciere, la farina al sacco.  Ora che l’infinito è già ieri Non

Derva l’edicula visin a la funtana, di Davide Romagnoli

Derva l’edicula visin a la funtana, di Davide Romagnoli

  Derva l’edicula visin a la funtana, l’è amò prest, i giurnaj de fianc, panchett de par lûr in campagneta, un sciur, vêg, piegâ da la gravità purtâ da l’umbra del so corp moll slisa la brina del matin trop prest. El rîd el fujam, bele mort, ai rob ch’j turnaran amò indrè. Schiscia el

Oltre i vetri opachi, di Valentina Colonna

Oltre i vetri opachi, di Valentina Colonna

  Oltre i vetri opachi  del treno che arrendono  gli occhi alla camera d’aria  gli alberi sfilano i confini alle rotaie.  Anche i container colorati in pile di vernice come le scatole di acciughe in latta  gialla alla latteria Sassi uniformano le tinte  del ripiano di conserve.  L’odore è di cannella e l’aria  morta della

Piöva, di Davide Ferrari

Piöva, di Davide Ferrari

Piöva, gh’è la nebbia e piöva, e ‘m piöva dentar intänt che un vegg al suna e piängia al pianofort. G’ho un po’ trop büs adoss e sensa recipient as ciapa gnent, i gut i sbàtan cuntra j oss me una turtüra, i scavan l’anima e la mort l’aspéta in fund. Piöva, piöva e siguita

Fossili, di Vito Santoliquido

Fossili, di Vito Santoliquido

  Il giorno si denuda della luce. Un milione di supernove rosso decrepito brucano la notte. Ci osservano distanti – noi così lontani da casa – intridendo carni e incubi di materia planetaria. Non vi è aria, né pioggia o bufera, ma atmosfera diafana fonda. C’è un silenzio spesso: col corpo ne fendiamo le trasparenze

Mille quei boschi, di Chiara de Cillis

Mille quei boschi, di Chiara de Cillis

34.2 Mille quei boschi in cui rendemmo grazie a Dioniso. Molti di più gli amplessi in cui io resi onore a te.   La poesia è tanto essenziale che forse solo il silenzio può accompagnarla. Due strofe, due frasi limpide perfettamente bilanciate, quasi della stessa durata, eppure asimmetriche. Il suono è lieve, caratterizzato da pochissimi

Oggi, nello srotolare instabile, di Cristiano Mattia Ricci

Oggi, nello srotolare instabile, di Cristiano Mattia Ricci

  Oggi, nello srotolare instabile dei vividi tessuti, nell’infausto gocciolarsi addosso di ogni stanca masserizia; dal bilancino li trattiene tra le fredde dita: amanti – amati nell’estrema pena, sospesi a ciondoloni. In fibre d’oro, corde e sangue, germoglianti crollano liberati dal frastuono; trasudano dannati senza più arrestarsi. (03 maggio, 15 luglio 2015, 06 aprile 2016) 

Il canto di Ulisse, di Noé Albergati

Il canto di Ulisse, di Noé Albergati

  Aspettano sulla scogliera rivolte al mare il ritorno delle navi due sedie vuote e sospinge la brezza salmastra il loro discorrere fino all’albatro e intiepidiscono l’aria addii che sospendono tante piccole inezie pungenti, schizzano le onde sbattendo sugli scogli e brucia il fiato di un bacio sulla soglia.   Fischia nell’intreccio di vimini il