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Brani dalla Russia è un libro snello, di piacevole lettura. Scritto da Elena Sartori, nata a Roma nel 1967 dove vive e lavora nel campo dell’informazione; è laureata in lingua e letteratura russa. Ha al suo attivo la pubblicazione di un romanzo giallo, La vecchia, e alcuni brevi racconti editi da editori vari.

Brani dalla Russia, il titolo la dice lunga, sono quattro racconti; quattro storie nelle quali l’autrice ci racconta la Russia post-sovietica, utilizzando per lo più personaggi femminili: diversi per età, condizione sociale e nazione. Sono frammenti di vite comuni, strade anonime, volti appena tratteggiati, simboli di un’epoca di transizione, fatta di speranze deluse.

Quando Gorbaciov mise in moto la serie di riforme, che ha preso il nome di Perestrojka, tutto il mondo ha creduto che si fosse davanti a una svolta storica per la pace mondiale. La fine del comunismo e la conseguente caduta dei governi filo-sovietici furono salutate felicemente dal mondo Occidentale; ma in Russia quei cambiamenti hanno davvero portato la ventata di benessere e di libertà tanto sperata? La perestrojka ha davvero disteso i rapporti tra la Russia e i paesi occidentali?

Con quattro semplici storie Elena Sartori ci fornisce le risposte a tutti questi interrogativi.

Il primo racconto Tre Gradini è la storia di una nonna Lilja Ivanovna, che per procurare del latte ai suoi nipotini, preoccupata del fatto che «I bambini non possono crescere senza latte, continuando così si sarebbero ammalati. Per giorni aveva girato il quartiere senza trovare niente…», nonostante la salute malferma delle sue ossa, decide di attraversare una Mosca ricoperta dal ghiaccio, pur di raggiungere l’unica latteria, che ancora lo vende.

Seguiremo nella lettura questa nonna, di cui non conosceremo né il volto né l’aspetto, se non in alcuni particolari: «Si vestì tanto da sembrare quasi grassa;…si riconobbe dietro quella fitta ragnatela di rughe…». Insieme a lei viaggeremo su mezzi pubblici strapieni di gente imbronciata, che corre a lavorare o a scuola, dove l’incomunicabilità è assoluta. Staremo in fila, come da noi succedeva sessant’anni fa, in mezzo a volti amari, per accaparrarci un cartone di latte, avvertendo forte un dolore, che piega le gambe, che fiacca qualsiasi dignità. Nel finale, la penna della Sartori, come fosse una macchina da presa, consegna a frammenti di conversazioni e a ombre di uomini e di sofferenze diverse, l’osservazione cruda della condizione del popolo russo negli anni Ottanta.

Il secondo racconto ha i toni meno drammatici, s’intitola Maša. È la storia di Marianna, una ragazza straniera che torna nella Russia al tempo di Eltsin. La sbornia della Perestrojka è finita, le politiche liberiste e le privatizzazioni non hanno attirato i capitali esteri sperati, e le ripercussioni sulla popolazione sono state disastrose, tanto da far rimpiangere il vecchio sistema comunista, che almeno garantiva il minimo necessario al sostentamento.

Il cambiamento si rivela di facciata e non di sostanza.

«La troverai completamente cambiata. Vedi» ed indicò un grosso cartellone pubblicitario, «di questi ne sono comparsi tanti, anche in centro»
«Le strade però sono sempre le stesse» notò Marianna […]

«No, le strade non le aggiustano, figurati! Invece si divertono a cambiare i nomi delle città»

(Elena Sartori, Brani dalla Russia, Trento, Aurora Edizioni, 2016)

Viene ospitata in casa di Marja Michajlovna detta Maša, una donna russa «magra e dal viso spigoloso sul quale troneggiava un grosso naso», che si rivela una raffinata intellettuale.

Questa donna nel racconto incarna la parte vitale e intellettuale della Russia, che non demorde, che non cede alla disperazione, conoscitrice del popolo russo, pregi e difetti. «Il popolo russo – dice Maša per consolare Marianna, che girando per la città aveva trovato tanta povertà, cattiveria e ostilità – non è semplice. È lazzarone, è volgare. C’è molta delinquenza in giro… ed in un certo senso tu sei un nemico.

Il terzo racconto dal titolo Quindici è l’avventura occorsa a Valeria Giaccone, accompagnatrice turistica per l’agenzia Tuttoviaggiare, costretta dall’insistenza del suo capo a sostituire una collega, per accompagnare un gruppo di quindici persone in un viaggio a Mosca e San Pietroburgo, ma saranno realmente quindici?

«è il terzo gruppo che mi affidi nel giro di due mesi… Sono due anni che non mi fermo.»
[…] «Quante persone sono?»

«Mi sembra quindici, ti do i documenti…»

(Elena Sartori, op. cit.)

Valeria sono anni che lavora per l’agenzia, ha esperienza e prepara il viaggio controllando i documenti , ma è stanca e non conta con attenzione il numero dei partecipanti. Il racconto a questo punto s’inerpica in una serie di eventi di tipo kafkiano, dove la protagonista Valeria deve fronteggiare una situazione incresciosa con la giustizia, per tutelare il suo gruppo e, se stessa, sottoposti a perquisizioni e divieti, senza che nessuno spieghi loro il motivo. «finalmente rilassati e per niente preoccupati dei due coperti vuoti al loro tavolo … Ma la quiete era destinata a non durare. … le porte del locale si spalancarono ed irruppero gli uomini della sorveglianza con il mitra spianato.» I due coperti vuoti sono l’unico indizio, ma Valeria non ci fa caso. Il racconto ci dimostra che gli occidentali sono sempre considerati potenziali nemici della Russia, basta un banale errore per finire imbrigliati in una serie di malaugurati eventi. Nulla cambia sotto le cupole della Piazza Rossa. Il finale lascia il lettore con un sorriso amaro sulle labbra.

L’ultimo, s’intitola In viaggio ed è scritto in prima persona, a differenza degli altri tre.

È un viaggio, fatto da sette ragazzi, due maschi e cinque femmine, residenti a Mosca per motivi di studio, che decidono di intraprendere una visita all’antica città di Novgorod. Nonostante fossero in piena era gorbacioviana «per muoversi bisognava avere il visto ed era severamente vietato vendere biglietti aerei o ferroviari a stranieri».

Agenzie e organizzazioni autorizzate sono molto care e così i nostri giovani tentano l’avventura perché, come dice la protagonista: «era davvero un peccato essere in Russia e non poter vedere la sua più antica città».

russiaL’intreccio narrativo è fatto di tante piccole avventure nelle quali, come dice la Sartori: «non potevano non sentire latente nell’atmosfera del paese l’incubo del carcere». I ragazzi si dividono prima di arrivare a Novgorod. «dopo quattro ore così movimentate quattro del nostro gruppo decisero di tornare a Mosca». Restano Antonella, Luca e la voce narrante che, sfidando le severe regole sovietiche, proseguono, arrivando finalmente nell’antica città russa. «Attraversammo il ponte ed entrammo in quella che è la più antica cittadella della Russia».

Da Novgorod si spostano a Leningrado ma c’è di nuovo il problema dei biglietti. «Lo spettacolo che ci si parò di fronte era allucinante: una folla di gente si comprimeva con violenza contro i quattro sportelli della biglietteria ancora chiusi. Uomini e donne di tutte le età e di tutte le condizioni sociali […] tutti con lo sguardo aggressivo e violento…»

La folla di gente non ha volto, è una maschera violenta e sgradevole, simbolo del popolo russo, visto attraverso gli occhi di tre occidentali, giovani studiosi. appassionati della letteratura.

«Sì, adesso capisco perché tutti i personaggi di Dostoevskij sono così malaticci, tisici» aggiunse Luca.
(Elena Sartori, op. cit.)

I paesaggi non hanno colore: il verde dei prati è ghiacciato, il cielo gravato dalle nubi, gli orizzonti monocromatici infondono nel lettore un senso oscuro d’oppressione. «Ricordo un centinaio di chilometri di grigio. Grigio il cielo, grigia la strada, grigia la pioggia…»

Antonella, Luca e l’Io narrante sono l’Occidente giovane e intellettuale, che si confronta brutalmente con una Russia in piena Perestrojka, nella quale lo smantellamento dell’apparato statalista ha dato mano libera alla corruzione: tutto è lecito a chi paga la mazzetta e ovviamente in dollari.

 

In copertina: Vassilij Kandinsky, Composizione VI, 1913


Brani dalla Russia è edito da Aurora Edizioni, una neonata casa editrice di Trento, editore Mirko Zanona. Il libro BRANI DALLA RUSSIA si può acquistare sul sito www.auroraedizioni.com, oppure su Amazon.

Silvia Leuzzi
Silvia Leuzzi

Ho un diploma magistrale e lavoro come impiegata nella scuola pubblica da oltre vent’anni. Sono sposata con due figli, di cui uno disabile psichico. Sono impegnata per i diritti delle persone disabili, delle donne e sindacali. Scrivo per diletto ed ho al mio attivo due libri e numerosi premi di poesia e narrativa.