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Bella ciao – put your hands up in the air

Bella Ciao remix

Il dj olandese Hardwell al Tomorrowland, importante festival di musica elettronica (credits: kike7x, Wikipedia)

Agosto 2018, Francoforte.

La città non riposa. Il classico deserto agostano che caratterizza gli uffici e le metropoli italiane in Germania semplicemente non esiste. Lungo il Meno ogni fine settimana eventi, festival, esposizioni, proiezioni di film, bancarelle e food truck accompagnano il rituale gesto tedesco: sollevare i boccali traboccanti di birra verso cielo e poi tingere barba e baffi di schiuma prima di andare in apnea tuffando il viso in un primo lunghissimo sorso.

Nel mezzo dell’Osthafen Festival e, per la precisione, nel mezzo di un Rindswurst (una salsiccia di manzo tipica della zona) sento delle note e un ritmo che mi pare familiare. Avvicinandomi trovo un dj che urla: “Put yur hands up in the air” ad una piazza intera: una piazza tedesca piena di giovani che cantano a squarciagola “Bella ciao”. La conoscono tutta, anche le strofe, non solo il ritornello. L’effetto è straniante, quasi ossimorico, soprattutto in versi come “mi sono svegliato e ho trovato l’invasor”. La scena nel complesso inizialmente è quasi disturbante: come si permettono di remixare brutalmente una canzone che non è loro e di cantarla così giulivamente, per di più non sapendo nemmeno cosa stanno dicendo?

La casa di carta - bella ciao

Úrsula Corberó nella serie televisiva La casa di carta

Poi, man mano che i versi si susseguono, diventa difficile ignorare i sorrisi dei ragazzi che saltano tutti a ritmo. Diventa anche sempre più evidente che non ci sono solo tedeschi, ma ragazzi di ogni etnia, da ogni parte del mondo: a Francoforte la percentuale di immigrati è pari al 51,2 % della popolazione, rendendo quindi i nativi la minoranza della popolazione in città.

Più le note incalzano, più lo straniamento si affievolisce, la fronte si distende e il piacere, la genuina gioia di stare insieme prende il sopravvento.

A questo punto sorge spontanea la domanda: come ci è finita Bella ciao in Germania?

Bella ciao ha una lunga storia, che inizia in Francia nel XV secolo e arriva fino 2015, anno in cui viene cantata durante le commemorazioni funebri per Charlie Hebdo, passando per il 2011, quando viene intonata durante Occupy Wall Street.

Nel 2017 la serie spagnola La casa de Papel usa Bella Ciao più volte, proprio nei momenti chiave della serie: quando i protagonisti riescono a entrare nella zecca spagnola, o meglio la Fábrica nacional de moneda y timbre di Madrid, e viene cantata dal Professore e da Berlino in un momento cruciale.

Questa ripetizione non è casuale, ma evidenzia il ruolo centrale della canzone, che rappresenta la chiave di lettura di tutta la trama: non si tratta di una semplice rapina, ma di un forte gesto nei confronti dell’intero sistema economico.

Netflix consacra la serie da show nazionale a fenomeno globale e Bella Ciao esplode, divenendo fonte di ispirazione per diversi artisti a livello internazionale.

I primi remix conservano traccia della loro ispirazione nel video, in cui sono presenti le caratteristiche maschere usate nella casa di Carta, come nel caso del remix di Steve Aoki in collaborazione con i colleghi italiani Marnik, o nel remix di Glorent Hugel, divenuto una hit da oltre 37 milioni di visualizzazioni su Youtube e piazzato da 10 settimane nelle classifiche tedesche. In Francia il rapper Maitre Gims ha collaborato con Naestro, Vitaa, Dadju e Slimane creando un mix techno in cui una parte del testo è l’originale italiano, mentre altre parti vengono cantate in francese; il singolo ha ottenuto il titolo di singolo d’oro dell’estate oltralpe. Dulcis in fundo, Bella Ciao ha risuonato anche al Tomorrowland (celeberrimo festival di musica elettronica)

Bella ciao ha ispirato artisti da tutto il mondo, animando il 2018 con nuove forme e nuovi ritmi. Nuova trovata commerciale o evoluzione di una canzone che si rinnova al passo con i tempi? Ai posteri l’ardua sentenza. Di quella ossimorica notte sul Meno posso solo raccontarvi della gioia di stare insieme, del piacere di non vedere invasori e invasi, ma solo una folla di sorrisi che cantavano insieme in italiano, stonando ognuno con un accento diverso.

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Ilaria Rossini

Ilaria Rossini

Sono nata in una notte afosa del luglio 1994 a Milano, dove ho sempre vissuto. Sono del cancro con ascendente ariete, che tradotto significa sensibile e testarda. Nonostante (o grazie) alle mie letture astrologiche, sono uscita dal Liceo Ginnasio Classico Berchet. Poi sempre in un afoso giorno di luglio mi sono laureata in Lettere Moderne all’Università Cattolica del Sacro Cuore, con una tesi sulla riscrittura funzionale. Mi piace la comunicazione, dalla sua etimologia in giù. Credo in quel cum munis, cioè nel mettere in comune, nel trasmettere un messaggio, istituendo un rapporto di comprensione e partecipazione con l’altro. Apprezzo tutte le forme in cui fino ad ora si è provato a comunicare: dalla letteratura, al teatro, all’arte, al cinema, alla pubblicità passando per le serie tv, i social e tutte le forme di storytelling. Credo sia per questo motivo che sto studiando Comunicazione per l’impresa, i media e le organizzazioni complesse in Cattolica.
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