L’Arabia Saudita di Badriya al-Bishr: Profumo di caffè e cardamomo

Ramin Labisheh,

La condizione femminile in Medio Oriente e in Nord Africa rappresenta una tematica affascinante agli occhi del lettore occidentale, che spesso però non riesce a sottrarsi ai molti stereotipi sull’argomento. Se è innegabile la presenza di questioni spinose relative alla condizione femminile nel mondo arabo e islamico, è doveroso precisare come tali problematiche siano legate anche e soprattutto alle specificità storiche, politiche e geografiche di ciascun Paese appartenente all’area in oggetto. Al di là delle indiscutibili difficoltà, legate alla condizione femminile, è innegabile che, negli ultimi decenni, la donna araba possa vantare notevoli conquiste nel settore lavorativo, personale e artistico.

Molte sono le scrittrici che, nelle loro opere letterarie, hanno rappresentato la condizione femminile, ciascuna nella specificità del proprio Paese. Leggendo le opere delle autrici arabe, il lettore influenzato dai pregiudizi, nutrito di concezioni basate sull’orientalismo e sull’eurocentrismo, non può non rimanere sorpreso dalla profondità, dalla sincerità e, spesso, dalla spregiudicatezza con cui le intellettuali arabe si raccontano.

Sarebbe impossibile trattare di scrittrici arabe, come pure di letteratura araba, declinata al maschile o al femminile, prescindendo dalle infinite peculiarità che distinguono la storia, la geografia, la cultura, di un “mondo” costituito dai ventidue Paesi che compongono la Lega araba, un universo che si estende dalle sponde dell’Atlantico, in Marocco, ai fiumi e ai deserti dell’Iraq. È innegabile come le specificità di ciascun Paese si rifletta nella narrativa e nella poesia, come in ogni altro aspetto della cultura nazionale. Per questo motivo, più che di letteratura araba, sarebbe opportuno e corretto trattare di “letterature arabe”, tante quanti sono i Paesi che compongono quel variopinto mosaico che gli Occidentali chiamano “il mondo arabo-islamico”.

Per questo motivo, scelgo di presentare le scrittrici arabe contestualizzandone le opere letterarie nel quadro di riferimento del Paese di provenienza, in modo di focalizzare l’attenzione sulle tematiche che caratterizzano la società di ciascun Paese e le problematiche specifiche che la donna, in quella società, deve affrontare. Presenterò, per ogni Paese, quelle scrittrici, o anche quegli scrittori, che meglio hanno saputo approfondire la questione femminile nella propria patria. Comincerò dall’Arabia Saudita, un Paese che, agli occhi del lettore occidentale, è da sempre avvolto nel fascino e nel mistero.

Veduta di Riyadh
Ekrem Osmanoglu, Veduta di Riyadh, Aprile 2020

L’Arabia Saudita offre infatti all’Occidente l’immagine di un regno tanto ricco quanto conservatore, in cui la šarīʿah è applicata alla lettera e le libertà civili appaiono particolarmente ridotte. Bisogna ammettere che si tratta di un’immagine che corrisponde alla realtà, giacché non esiste pluralismo politico, e l’interpretazione dell’Islam adottata ufficialmente nel Paese, il wahhabismo, è una delle più restrittive: per le donne vige il divieto di compiere atti giuridici senza l’autorizzazione del tutore legale. La società, dunque, si destreggia tra un rigido attaccamento alle consuetudini religiose e la modernizzazione tecnica ed economica, che ha favorito una graduale e lenta trasformazione dei valori tradizionali. Esiste una netta separazione tra la compagine femminile e quella maschile, sia in ambito privato sia in ambito pubblico, lavorativo e sociale. Quella saudita è una società che reprime con forza ogni atteggiamento non consono alle leggi religiose, avvalendosi della polizia religiosa, organismo che dipende dalla “Commissione per la promozione della virtù e la prevenzione del vizio”, che si occupa di far rispettare la shari‘a, la legge islamica.

In questo contesto, la cultura e la scrittura hanno avuto per molto tempo una posizione marginale ma, in seguito ai movimenti culturali che hanno investito il mondo arabo a partire dagli anni Sessanta, anche la letteratura saudita ha visto fiorire negli ultimi anni una schiera di narratori e narratrici che hanno sfidato le autorità religiose e le loro rigide disposizioni. Il romanzo è diventato così il mezzo ideale di espressione di questa nuova generazione di scrittori e, soprattutto, di scrittrici che si pongono come portavoce di istanze di rinnovamento.

In questo panorama artistico si inserisce a pieno titolo Badriya al-Bishr, che ha sempre sottolineato l’importanza del mezzo letterario come strumento di auto-analisi e di emancipazione.

Nata a Riaḍ nel 1967, Badriyah al-Bishr è cresciuta e ha studiato nella capitale saudita fino alla laurea in Sociologia. In seguito, ha conseguito un Dottorato di ricerca presso l’Università Americana di Beirut con una tesi sulla globalizzazione nelle società del Golfo. Dal 1991 al 1993, ha scritto per diversi giornali sauditi. Dal 1993 al 1996 ha insegnato alla King Saud Univesity, presso il dipartimento di Scienze sociali, dove è stata oggetto delle critiche dei colleghi che la consideravano spregiudicata e anticonformista. È autrice di alcune raccolte di racconti brevi e di diversi romanzi, fra i quali l’unico pubblicato in italiano è Profumo di caffè e cardamomo (Roma, Atmosphere Libri, 2015, traduzione dall’arabo di F. Pistono). Dal 2006 la scrittrice risiede con la famiglia a Dubai, città in cui svolge l’attività di scrittrice e di giornalista per la testata Al Hayat.

Badriya al-Bishr: Profumo di caffè e cardamomo
Badriya al-Bishr (credits: Ameer1997)

Il romanzo ripercorre la vicenda di Hind, protagonista e voce narrante del romanzo, dall’infanzia all’età adulta, rappresentando un ampio spaccato della società saudita contemporanea. L’autrice, attraverso la protagonista, narra quanto sia difficile, per una ragazza, crescere e, per una giovane donna, gestire la propria vita in Arabia Saudita, destreggiandosi tra i severi divieti, i problemi posti una famiglia rigidamente conservatrice, un marito che non accetta la realizzazione femminile al di fuori delle mura domestiche.

Gli uomini comprendono presto che le case sono create per le donne, le catturano e le imprigionano. Le donne si abituano alla clausura, ci si affezionano. (…) Nel mio paese, le donne maturano, invecchiano immalinconite dalla tristezza, dall’ansia per le malattie, le malattie dei figli e del marito. (…) Il loro ruolo è limitato, il loro valore scarso, dal momento che vengono mantenute per tutta la vita. Mantenute dal padre prima del matrimonio, quindi dal marito, infine dai figli nella vecchiaia: questo rende facile, per chi le mantiene, comandare su di loro.

Il romanzo ruota dunque attorno a diverse tematiche: la discriminazione di genere, il matrimonio combinato, l’oppressione maschile ma anche quella femminile, la serie delle proibizioni e degli intralci che la protagonista, innamorata dell’amore, della scrittura e della libertà, deve superare per realizzarsi sul piano personale e professionale. Il romanzo può dunque leggersi come un’esemplificazione delle difficoltà e delle barriere che una donna saudita incontra durante il suo percorso di crescita e di maturazione, una sorta di manuale, presentato in forma romanzata, sulla condizione femminile nel Paese.

Tema centrale dell’opera è dunque la discriminazione di genere e i tanti modi in cui tale disparità di trattamento viene attuata dalla società e vissuta dalle donne, a partire dall’infanzia. La discriminazione risulta inaccettabile soprattutto per la nuova generazione di donne saudite. Avendo beneficiato dei programmi di scolarizzazione femminile promossi dal governo nei decenni precedenti, le giovani della nuova generazione dispongono sempre più spesso di una cultura elevata, di livello universitario o post-universitario, sono quindi desiderose di evadere dall’universo tradizionalmente riservato alle donne e di conquistare un nuovo ruolo nella società, per esercitare finalmente libertà e diritti troppo a lungo negati, come quelli minimi di accettare un lavoro o di scegliersi il marito.

Fakurian Design, Agosto 2019
Fakurian Design, Agosto 2019

Lo scontro tra le giovani, colte e desiderose di cambiamenti sociali, e le donne più anziane, spesso analfabete o scarsamente istruite, sostenitrici della supremazia maschile e della sottomissione femminile, ben si riflette nel conflitto che, fin dalla più tenera età, oppone Hind alla madre Hila.

La possibilità di creare una solidarietà femminile contro l’oppressione maschilista si frantuma nella lotta per il potere tra due diverse generazioni di donne, in una guerra senza quartiere non solo tra uomini e donne, ma anche all’interno del mondo femminile.

Per la sua durezza, mia madre sembra una donna intagliata nella roccia.

Un altro tema fondamentale del romanzo è quello del matrimonio combinato, una delle consuetudini più duramente criticate dalla al-Bishr. Troppo spesso, infatti, nell’opulenta monarchia del petrolio, sono ancora i genitori a scegliere il coniuge per i figli, senza tener conto dell’amore, dei desideri e aspirazioni dei giovani.

Al centro dell’analisi dell’autrice c’è sempre la donna araba moderna che rivendica i suoi diritti, e che, nonostante la discriminazione di genere, la doppia morale e la repressione cui è sottoposta, riesce spesso a conquistarsi la laurea, il lavoro e l’indipendenza economica. Proprio nell’ambito lavorativo la giovane saudita può conoscere un uomo con cui condividere il sogno di una vita felice, al di là dei vecchi matrimoni combinati dalle famiglie.

Il romanzo si caratterizza per una continua e veemente condanna degli atteggiamenti misogini degli uomini e di alcune donne, che si lasciano sottomettere senza reagire.

La dura realtà saudita è raccontata con semplicità e ironia, affrontando anche il tema dell’estremismo religioso.

Il testo è ricco di metafore e di descrizioni dell’ambiente circostante, soprattutto della città di Riad, con cui l’autrice mostra un profondo amore verso la sua terra. Ogni aspetto del paesaggio è presentato con dovizia di dettagli e con un linguaggio così evocativo che perfino un luogo ostile come il deserto assume connotazioni paradisiache nell’immaginario della protagonista e del lettore. Il copioso ricorso agli aggettivi fa sì che il lettore abbia la sensazione di trovarsi all’interno della storia e di vedere e sentire paesaggi e odori descritti, come ad esempio l‘aroma del caffè.

L’aroma dei chicchi si spande e ci investe, mentre ognuno attende il suo turno per lavare con il caffè mattutino i nostri umori dai fili scompigliati dei sogni della notte. I nostri caratteri si formano e si consolidano sotto una cascata di storie, tra caffè amaro e datteri dolci.

Nell’opera affiora anche il motivo della contrapposizione tra città e deserto: le scintillanti metropoli di vetro e acciaio, simbolo di un’urbanizzazione tanto recente quanto non pienamente metabolizzata, vengono spesso paragonate al deserto, presentato come un luogo magico, affascinante, scenario perfetto per l’amore e simbolo di libertà, mentre la città è un’entità che schiaccia l’uomo e lo imprigiona nella trappola del cemento:

Il deserto apre il cuore ai suoi figli, in fuga dalla morsa delle città, li saluta e li accoglie come una sposa, splendente di mille colori. Cielo blu, nuvole bianche circonfuse dalla luce del sole, sabbia di porpora, fantasmi di alberi verdi che protendono i rami come dita nelle chiome di altri alberi.

Questo testo offre dunque una preziosa opportunità per comprendere le dinamiche sociali in Arabia Saudita e per cercare di conoscere una realtà ancora poco conosciuta nel mondo occidentale.

 

Se l’articolo ti è piaciuto, leggi anche: Incontriamo Federica Pistono, docente e traduttrice di letteratura araba


Per approfondire: 

Al-Bišr, Badriyah, Hind wa al-ʿaskar, Bayrūt, Dār al-Ādāb, 2006. Il romanzo è tradotto in italiano come: Badriya al-Bishr, Profumo di caffè e cardamomo, Roma, Atmosphere Libri, 2015, traduzione di F. Pistono.

Abu-Lughod, Lila, The romance of Resistence: Tracing Trasformations of Power through Bedouin Women, American Ethnologist, 17, 1 (1990).

Al-Rasheed, Madawi, Badriyya Al-Bishr: Female Violence against the Feminine, in A Most Masculine State. Gender, Politics, and Religion in Saudi Arabia, New York, Cambridge University Press, 2013.

Almaiman, Salwa, Le roman saoudien contemporain face à ses défis, 12 janvier 2015.

Camera D’Afflitto, Isabella, Introduzione a A.A V.V. Rose d’Arabia. Racconti di scrittrici dell’Arabia Saudita, a cura di Isabella Camera D’Afflitto, Roma, Edizioni e/o, 2001.

Camera D’Afflitto, Isabella, Letteratura araba contemporanea. Dalla nahḍa a oggi, Carocci, Roma, 2004 (II ED. 2007).

Luffin, Xavier, Lettres saoudiennes: une littérature en devenir, La Revue nouvelle, Numero 01, Janvier 2009.

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Federica Pistono

Dottore di Ricerca in Letteratura araba, traduttrice, arabista, docente, si occupa di narrativa araba contemporanea e di traduzione in italiano di letteratura araba. Dal 2010 collabora con diverse case editrici come traduttrice letteraria da arabo, francese e inglese. Collabora con testate giornalistiche e riviste specializzate per articoli sulla letteratura araba e sulla traduzione letteraria.