Avatar, tra letteratura e instagram: intervista a Booksdonotsnore

Avatar Booksdonotsnore copertina

Avatàr s. m. [dal sanscr. avatāra, attrav. il fr. e ingl. Avatar]. – 1. Nel brahmanesimo e nell’induismo, la discesa di una divinità sulla terra, e in particolare ciascuna delle 10 incarnazioni del dio Visnù. Per estensione, nell’uso letterario, reincarnazione, ritorno, trasformazione.

Questo è il primo significato della parola Avatar, secondo il dizionario Treccani Online; ma subito dopo compare il secondo significato del termine:

2. Nei giochi di ruolo virtuali, personaggio dalle più diverse sembianze che rappresenta l’alter ego dei vari partecipanti, sostituendoli nelle azioni di gioco.

Infatti per traslazione metaforica, con avatar (realtà virtuale-digitale) si intende un’immagine scelta da una persona reale al fine di rappresentarsi in una comunità virtuale, come un forum, una discussione, un social network oppure un gioco online. Dunque una sorta di incarnazione della persona fisica nei pixel della foto, foto che diventa identificativa.

Il termine venne usato per la prima volta, in un contesto digitale, nel 1979, con il videogioco ”Avatar” di PLATO; ma divenne specifica del proprio identificativo digitale nel 1985, quando Richard Garriott la usò in tal senso nel videogioco “Ultima: IV”.

Gli avatar virtuali vengono comunemente utilizzati nei videogiochi di massa (Mmo, massive multiplayer online), ma risultano molto diffusi anche su programmi di messaggistica istantanea e vari social network.

Stygian Avatar
Spesso Stygian, l’avatar di Booksdonotsnore, si nasconde tra i personaggi di film o cartoni animati famosi. Questa è la Lettera n.5 proveniente dall’OltreMondo, e inzia così: «Ci sono giorni in cui il gelo non è solo esterno, non fa parte esclusivamente dell’ambiente, ma si insinua anche all’interno delle deboli membra di una persona qualunque — che non è, direi piuttosto ». (qui puoi continuare a leggere il resto)

È il caso del profilo Instagram Booksdonotsnore, che utilizza un avatar virtuale, nominato Stygian, per immergersi in vari mondi letterari.

In generale la rappresentazione virtuale può variare per tema e per grandezza, spesso stabilite dalla comunità, e può ritrarre i tratti somatici della persona reale oppure quelli di un personaggio di fantasia, con il quale si percepisce affinità. Ad esempio Stygian raffigura i tratti somatici della booksblogger Giulia di Martino.

La creazione avviene attraverso un’applicazione, che inoltre permette a Stygian di cambiare abito, acconciatura, makeup, espressione e postura, tanto da farlo interagire in mondi virtuali ricostruibili o già costruiti. Dunque oltre alle solite attività da booksblogger, quali recensioni, collaborazioni, interazioni con una rete di appassionati o letterati, Giulia ha creato anche la rubrica “Lettere provenienti dall’Oltremondo”: il suo avatar entra in contatto con mondi letterari e cinematografici, trasportando con sé anche il lettore, attraverso la scrittura di una lettera. Una scelta importante che fa prevalere l’uso della parola in un social network che predilige l’immagine.

Il progetto nasce nel dicembre 2020 e come si può dedurre dal significato del termine, il legame tra avatar e gioco di ruolo non è sconosciuto neanche a Giulia, anzi proviene proprio da quel mondo… ce lo spiega nella seguente intervista:

Giulia Di Martino, autrice di Booksdonotsnore
Giulia di Martino, autrice di Booksdonotsnore.

Quali motivazioni ti hanno spinto a creare un avatar per il tuo profilo letterario? E con quale applicazione lo hai realizzato?

Il motivo principale è la mia timidezza mista al timore di un giudizio, visto che io stessa fatico ad apprezzarmi quando mi scatto qualche foto. Allo stesso tempo, però, non volevo che il profilo fosse impersonale e per tal motivo ho scelto di creare un avatar attraverso l’applicazione Zepeto, dando vita così ad una me in miniatura. Ho pensato potesse essere anche un’idea simpatica! Ho sempre avuto questa propensione a creare avatar di me stessa, soprattutto quando passavo molto tempo ad intrattenermi con qualche videogioco e ora che posso farlo pubblicamente per uno scopo che mi appassiona, ben venga.

Quali sono i vantaggi e gli svantaggi di sviluppare questo progetto su Instagram? La trovi un’esperienza positiva o preferiresti un altro mezzo comunicativo?

Instagram è un social molto comodo e gradevole. È istantaneo: scorri la home, ti incuriosisce una foto e infine ti ci catapulti. La vera pecca è che, se qualcuno non propone scatti accattivanti, rischia di non essere preso in considerazione. Più volte mi è capitato di vedere post scritti con il cuore in mano, pregni di emozioni o di informazioni da divulgare, venir calcolati poco a causa di un’immagine che non rientra nei gusti di molti ed è un grandissimo peccato. Instagram è il ‘’social dell’immagine’’ per eccellenza, l’attenzione viene catturata soprattutto visivamente e non per interesse del contenuto proposto. Ovviamente questa è una generalizzazione, bisognerebbe prendere caso per caso. Io mi ci trovo bene perché ho trovato una community molto attiva e ben disposta a scambiare opinioni, quindi non posso lamentarmi. Assieme ad Instagram mi piacerebbe avere anche altri mezzi comunicativi, sempre collegati al mondo dei libri, e per il momento ci sto lavorando sopra.

"Salve Uomo, io sono Donna, lieta di fare la tua conoscenza. La mimosa è per me? Un gesto molto carino da parte tua, ma perché solo oggi mostri questo tuo lato dolce? Non è l'otto marzo a farmi Donna, lo sono sempre ed ho costante diritto alla libertà. (continua a leggere il resto)
«Salve Uomo, io sono Donna, lieta di fare la tua conoscenza. La mimosa è per me? Un gesto molto carino da parte tua, ma perché solo oggi mostri questo tuo lato dolce? Non è l’otto marzo a farmi Donna, lo sono sempre ed ho costante diritto alla libertà». (continua a leggere il resto)

A volte collabori con delle case editrici o con alcuni autori minori, spesso si tratta di autopubblicazioni. Quali sono le caratteristiche che ricerchi in questi libri e nelle collaborazioni letterarie? Pensi che si possa creare una rete culturale attraverso cui promuovere alcune tematiche o si ricerca soltanto della pubblicità?

Finora ho collaborato con case editrici che mi hanno sempre dato l’opportunità di scegliere cosa leggere, quindi mi sono basata semplicemente sui miei gusti personali. Diverso è il caso che riguarda le collaborazioni con autori emergenti o minori, perché sino ad adesso ho quasi sempre accettato qualsiasi proposta, spesso uscendo dalla mia comfort zone per quanto riguarda il genere letterario. Il motivo per cui lo faccio è semplice, desidero diffondere il duro lavoro che c’è dietro al mondo della scrittura pur rimanendo sempre sincera nelle opinioni che dono. Penso sia davvero difficile, soprattutto per coloro che autopubblicano il libro, inserirsi nell’universo letterario e magari ricavarne qualcosa; io, nel mio piccolo, spero sempre di poter dare una mano e raramente me ne sono pentita.

Ho scovato dei libri che sono delle vere perle, alcuni con tematiche d’impatto come la disabilità, l’olocausto, la sessualità, la violenza sia sulle donne che in generale, la droga, l’aborto e la depressione… tutti argomenti di cui sicuramente si sente parlare, ma mai abbastanza. Grazie a queste letture sono riuscita a ricavare molte opinioni da chi mi segue, pensieri così profondi da avermi segnata. Le tematiche poc’anzi citate sono quelle di cui mi piacerebbe parlare con maggior frequenza per sensibilizzare chi legge e avere un confronto civile a riguardo, non sempre scontato, con la speranza che non rimangano solo parole in un social ma diventino princìpi di tutti i giorni.

Il tuo progetto è nato in periodo pandemico. Sono state le limitazioni a influenzare la tua scelta: hai sentito il bisogno di viaggiare in mondi fantasiosi tramite un tuo alter ego? Secondo te i followers si sono avvicinati al tuo profilo per lo stesso motivo e quindi come hanno risposto all’iniziativa?

In realtà la pandemia non c’entra granché con le mie scelte. Desideravo aprire da tanto un profilo per le recensioni di libri e ho solo colto la palla al balzo, spinta anche da un pizzico di noia. So per certo che molti altri profili con cui ho fatto amicizia sono stati aperti durante il lockdown per il mio stesso motivo e tutt’ora sono in attività visto il riscontro positivo ricevuto. Durante la pandemia tutti avevamo bisogno di svagarci, far viaggiare un po’ la testa visto che non ci era permesso farlo fisicamente e per me, come per tanti altri, il metodo migliore è sempre stato leggere. Avendo maggior tempo a disposizione ho divorato molti libri e l’idea dell’alter ego è diventata sempre più vivida nella mente, fino a diventare realtà. Sicuramente avevo bisogno d’evadere dalle mura di casa e l’unico modo era farlo con i mezzi che avevo a disposizione; i miei followers, per la maggior parte lettori accaniti, hanno accolto bene l’iniziativa perché sanno lasciarsi trasportare dalla magia della lettura e della fantasia.

Avatar
Stygian tra i protagonisti del film Disney Oceania. Lettera n. 4 proveniente dall’Oltremondo: «Vi scrivo dall‘isola di Motunui, ove il sole non perdona la pelle sensibile come la mia. Credo d’essermi scottata minimo cinque volte durante questo soggiorno di due settimane e l’abbronzatura non si avvicina nemmeno di striscio a quella di Vaiana». (continua a leggere il resto)

Riporto una riga della tua descrizione: “Chi sono, mi chiedi? Domandati chi non sono”. La questione dell’identità e del mostrarsi soltanto in parte è strettamente legata alla scelta di un avatar. Perché la decisione di celarsi dietro di esso, quali sono i vantaggi di un alter ego e di uno pseudonimo?

Io ne ricavo maggior sicurezza. Ogni volta che devo metterci la faccia, che sia per un reel o per una storia, ci penso dieci volte e per la maggior parte desisto dal pubblicare il determinato contenuto. Questo non significa che non accadrà, anzi, spero di far diventare ancor più personale questo profilo e riuscire a mostrarmi senza ragionarci troppo sopra, ma per il momento Stygian è il mio porto sicuro e non sparirà mai del tutto. In più, quando leggo ho sempre immaginato una mini me entrare letteralmente nelle pagine e questo avatar è l’ideale per realizzare, anche se non in modo professionale, situazioni del genere attraverso i reels o i post più intimi.

Generalizzando, penso che molte persone si sentano più al sicuro celate dietro un’identità fittizia o sconosciuta. Proprio nell’ultimo periodo ho trattato pubblicamente del mio problema nel mostrarmi e diverse persone mi hanno riferito di avere la stessa difficoltà, commenti che mi hanno fatto sentire ancor più accettata e compresa. A questo punto credo che i vantaggi che si possono ricavare da un alter ego siano molto intimi.

Spesso immergi il tuo avatar nel mondo dei classici letterari, proponendo questo mondo quasi intoccabile in un nuovo codice, quello interattivo. Puoi parlarmi di questo processo e delle sue conseguenze?

I classici incutono timore in molti lettori, io stessa ho iniziato ad approcciarmici in modo serio solo dall’anno scorso e non me ne sono affatto pentita. Bisogna solo prenderli per quello che sono: libri che possono piacere o non piacere. Per rendere il tutto più coinvolgente immergo letteralmente l’avatar all’interno del libro, come se le pagine fossero una porta da varcare, e condivido con i lettori un frammento del classico. Quando ho trattato de “Il grande Gatsby” in un reel, ad esempio, ho reso pubblica la citazione che più mi affascina e a cui sono affezionata, mentre l’avatar è diventato un vero e proprio personaggio del romanzo.

Rendere interattivo questo mondo fa nascere più curiosità negli altri, anche in chi ancora non si è avvicinato ad un classico letterario o chi non ne aveva la minima intenzione; in qualche modo lo si prende con più leggerezza e divertimento, ricavandone anche spunti e riflessioni interessanti.

Il piccolo principe
Un classico come Il piccolo principe è uno dei libri di cui parla Booksdonotsnore

Hai ricreato un viaggio interattivo attraverso le “Lettere provenienti dall’OltreMondo”, inoltrando il tuo avatar in mondi letterari e cinematografici. In che modo è stato utile questo mezzo per portare la parola in un social che sfrutta l’immagine? Come hanno reagito i followers?

Come detto in precedenza, desideravo una piccola Giulia in grado di varcare la soglia della fantasia per potersi immergere completamente nelle storie. Pensavo sarebbe stato difficile attirare l’attenzione attraverso le brevi lettere provenienti dall’OltreMondo, invece ho notato una buona partecipazione da parte dei followers e in privato mi è stato più volte detto che è un’idea personale e simpatica. I viaggi che propongo attraverso le Lettere sono molto più intimi rispetto a ciò che pubblico di solito e forse è per questo che i followers si sentono coinvolti, si viene a creare un rapporto più stretto seppur virtuale. Al momento le lettere sono in pausa, sto sfornando recensioni a non finire, ma torneranno proprio grazie ai commenti positivi che ho ricevuto e che mi danno forza. A volte è giusto mettere da parte l’immagine e dar voce a ciò che si vuole esprimere a parole, le persone sinceramente interessate apprezzeranno in ogni caso, secondo me.

Da anni crei vari personaggi per giochi di ruolo online. Quanto questo mondo ti ha aiutato a gestire un avatar? Quali sono le analogie e le differenze tra i due codici comunicativi?

Il gioco di ruolo mi ha aiutato molto, negli anni, a vedere la creazione di personaggi fittizi come qualcosa di positivo; l’importante è farne buon uso nel rispetto di tutti. Io semplicemente lo utilizzo per scrivere e per dare sfogo alla fantasia, proprio come accade anche sul profilo Instagram. Oltre l’identità celata dietro un personaggio o un avatar, in realtà sono più le differenze che le analogie. Nel gioco di ruolo io gestisco un personaggio completamente diverso da me, che ha una storia inventata dall’inizio alla fine e un avatar che esteticamente non mi rispecchia, anzi, ho sempre gestito figure maschili; Stygian invece sono io, ha il mio carattere e prova le mie emozioni. Ciò che pubblico sul gioco di ruolo so che rimane in quella stretta cerchia, ma nel suo piccolo è stato molto utile: mi ha aiutato a capire che posso riuscire a mettermi leggermente a nudo dinanzi ad altre persone che leggono ciò che scrivo. Se non avessi fatto esperienza sopra quella piattaforma sicuramente avrei avuto molte più difficoltà a pubblicare sul profilo di Instagram.

Dunque è possibile utilizzare un avatar per scopi letterari, al fine di promuovere tematiche importanti e riflettere sulla questione dell’identità, anche attraverso un social come Instagram. Non dimentichiamoci mai di essere curiosi e cibarci di letteratura: analizziamo e viaggiamo nei vari mondi che essa ci propone!

 


Se l’articolo ti è piaciuto, leggi anche Il profumo del multimediale appena postato

blank
Rebecca Restante

Sono nata a Roma nel 1999. Diplomata al liceo linguistico e studentessa dell'università La Sapienza. Sono in cerca della mia manifestazione tramite la letteratura