Chi c’è dall’altra parte del libro

John Collier, La bella addormentata nel bosco, 1929

John Collier, La bella addormentata nel bosco, 1929

Comincerò immediatamente con lo scusarmi; mi sono infatti reso colpevole di una grave mancanza, non ho mai dato sufficiente spazio a chi ha reso questa intera rubrica possibile: gli autori delle fiabe. Oggi proverò a rimediare non parlando, per una volta, di favole, ma di chi le ha scritte.

Anzitutto, occorre fare una dovuta premessa: come ormai sapete bene tutti, la maggior parte del repertorio favolistico è ispirato alle tradizioni popolari o ai racconti folklorici di ogni rispettiva cultura; dunque non si può considerare ogni singola fiaba come un prodotto completamente originale dell’autore. Tenete dunque presente che molti di loro (senza nulla togliere alla loro fantasia e capacità letteraria) semplicemente riadattano e rivisitano miti già esistenti. Detto ciò, possiamo cominciare.

Per iniziare, penso che sia opportuno parlare dei favolisti più conosciuti in assoluto: i fratelli Grimm. Nacquero a distanza di un anno l’uno dall’altro (1785 e 1786 rispettivamente) vicino a Francoforte e studiarono legge all’università di Marburgo. Tutti abbiamo letto o quantomeno ascoltato almeno una volta nella vita una fiaba presa dalla loro raccolta (anche per l’enorme uso che ne è stato fatto da parte della Disney come fonte di ispirazione per i suoi cartoni animati, sebbene rimaneggiata per essere più adatta alla visione da parte di un pubblico di bambini) e, almeno a mio parere, tutte hanno in comune una certa cupezza

Non so voi, ma ogni volta mi immagino questi boschi estremamente cupi con atmosfere nebbiose, animali con occhi rossi e lunghe zanne e streghe senza il minimo accenno di bontà. Troppo pessimista? Forse, ma se si considera la vita dei due fratelli certamente la loro visione delle cose non mi sorprende. Se ci pensate infatti, la loro giovinezza e adolescenza corrisponde a un periodo di enormi stravolgimenti sociali e politici; nati nel Sacro Romano Impero, vissero per intero il periodo napoleonico e dunque l’invasione della Germania da parte delle truppe francesi; sperimentando in prima persona le vicende della guerra, non mi sembra poi così strano che le loro favole siano così “oscure”.

fiabe posti fantasticiAll’opposto rispetto ai due fratelli germanici, troviamo un favolista che, a mio parere, esprime tranquillità e solarità: La Fontaine. Questo brioso francese nacque nel 1621, e, sebbene i primi 27 anni della sua vita coincidessero con la Guerra dei Trent’Anni, pare non ne fu toccato letterariamente, saltando di mecenate in mecenate scrivendo poemetti e declamando madrigali; sarebbe però ingiusto etichettarlo come poetucolo seicentesco, era infatti un eccellente studioso e traduttore delle opere antiche (sia latine che greche) che emulò negli argomenti e, spesso, nello stile.

Le sue favole sono famose per l’uso (al pari di Esopo, di cui tradurrà la gran parte del repertorio letterario) di animali parlanti che si trovano in situazioni particolari che dovrebbero far riflettere o, almeno, divertire il lettore (basti pensare alla riunione dei ratti o al celebre corvo che per orgoglio lascia cadere il formaggio). Non sono comunque presenti figure grottesche come quelle dei fratelli Grimm, lasciatemi dire che le figure “negative” di La Fontaine alla fine risultano quasi simpatiche.

Ultimo favolista che vorrei citare è il danese Hans Christian Andersen. Nato nel 1805 anche lui ha ispirato numerosi film per bambini quali “La sirenetta” e il più recente “Frozen”; va però detto che anche questi adattamenti cinematografici sono stati ampiamente rimaneggiati.

Tuttavia, a differenza dei fratelli Grimm in cui si è voluta riadattare la parte più cruenta della fiaba, in questo caso, a mio parere, proprio lo svolgimento e il finale sono totalmente inadatti ai bambini.

Ora non venite a cercarmi con torce e forconi, è solo la mia opinione e non voglio assolutamente sminuire o denigrare la indiscussa capacità letteraria dell’autore; dico solo che se i fratelli Grimm mi passano un’atmosfera quasi gotica (che tra l’altro mi piace molto) nelle loro fiabe e La Fontaine una leggera solarità, Andersen mi trasmette solo un enorme senso di angoscia per come tratta le situazioni e i personaggi (basti pensare alla sirenetta stessa che, delusa e abbandonata dall’amato,si trasforma in spuma del mare scomparendo per sempre). Insomma, non sono certo le fiabe che leggerei a mio figlio.

Molti di voi ora storceranno il naso nel vedermi trascurare Fedro, Esopo o gli infiniti favolisti italiani, riconosco la mancanza ma lo spazio a mia disposizione è limitato e trattare autori così importanti in una riga mi sembra eccessivamente riduttivo. Prometto comunque di colmare la lacuna prossimamente, non temete.


Bibliografia: La Fontaine, Favole , Istituto Editoriale Cisalpino Varese.

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Amiamo la letteratura, la poesia e l'arte. Ma da centocinquant'anni i poeti circolano senza aureola, e quanto alla letteratura, dicono che non si senta troppo bene. Sarà vero? Intanto, prepariamo ironicamente le nostre esequie per un'arte ancora lungi dall'essere morta...