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    Adam Zagajewski, un poeta nondove

    […] Così l’intelligenza abita in una modesta stanza del cranio, e quegli stati meravigliosi che ci furono promessi sono ricoperti di ragnatele, per ora dobbiamo accontentarci di un’angusta cella […] Abitiamo nella nostalgia: nei sogni si aprono serrature e chiavistelli. Così pensava della finitezza dell’Uomo Adam  Zagajewski, questo fa dire al grande filosofo tedesco, in questi versi tratti dalla poesia dal titolo: Kierkegaard su Hegel, dove l’intelligenza, eretta a simbolo della grandezza umana, è limitata da un corpo, che per metafora è paragonato a una stanza modesta, mentre le aspettative della vita, meravigliosamente create dalla mente, sono come un vecchio mobilio, ricoperte dalle ragnatele e senza illusioni. L’intelligenza è destinata…

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    Pascal D’Angelo, un emigrante che si racconta

    Ad alcuni poeti moderni  I vostri nomi sono come giganti decapitati che sanguinano di nero oblio: siete le fragili voci l’irriducibile ritmo di bellezza si contorce sotto gli artigli delle vostre penne. […] Dunque non addoloratevi se le vostre poesie sono come la fredda tenera erba di una breve estate. Son pochi i veri fiori. Così scriveva nel 1922 Pascal D’Angelo, poeta italiano emigrato negli Stati Uniti, parlando dei poeti moderni, dove curioso e originale è il paragone con l’erba tenera e fredda dell’estate, in cui rari sono i “veri fiori“, così com’è raro trovare veri poeti. Per motivi di spazio ho scelto i primi cinque e gli ultimi quattro…

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    Una poetessa morta più volte

    Verginità Noi… Caos di nocciòli trasandati dopo la pioggia profumo di polpa delle grasse nocciòle, le mucche partoriscono nell’aria afosa nelle stalle splendenti come stelle. – O ribes e frumenti maturi o succulenza pronta a sgorgare, o lupa che allatti i piccoli, occhi di lupa dolci come gigli! Scolano le resine destinate al miele, la poppa della capra pesa come zucca – – scorre il bianco latte come l’eternità nei templi del seno materno. E noi… …nelle ermetiche – come termos di acciaio – stanzette color pesca impigliate fino al collo nei vestiti facciamo discorsi culturali. Così scriveva negli anni ’30 Zuzanna Ginczanka, a proposito della Verginità, tabù tra i…

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    Cerco la strofa

    Conosci il paese dove fioriscono i cannoni?

    Conosci il paese dove fioriscono i cannoni? Non lo conosci? Ma lo conoscerai! […] Lì non si nasce cittadini Lì c’è la promozione per chi ha l’acqua in bocca. Quando mi è capitato di leggere questa poesia ero in cucina, intenta alle solite profane occupazioni di una mamma, mentre sul televisore scorrevano le terribili e inquietanti immagini delle parate dell’IS con quelle bandiere nere, così brutte e spaventose. Quelle terre, devastate dai bombardamenti, dal fanatismo, e dalla violenza cieca e ottusa, non sembrano anche a voi un “Paese dove fioriscono i cannoni”? Questa lirica, di cui ho scelto i primi e gli ultimi versi, è stata scritta nel 1928, da…

  • Rosa Balistreri
    Degno di note

    Rosa Balistreri una donna tosta

    «Si può fare politica e protestare in mille modi, io canto»   Ho conosciuto Rosa Balistreri grazie a un’amica, poetessa calabrese, con la quale un giorno mi trovai a parlare del mio concetto di “Donna Tosta“. Le donne toste: ovvero quelle donne che si sono imposte per le loro capacità intellettive e non fisiche, lasciando un segno nella storia dell’umanità in campo politico, letterario o artistico. Nata a Licata il 21 marzo del 1927, giorno dell’equinozio di primavera, in una famiglia poverissima, Rosa Balistreri porta dentro di sé l’audacia del vento primaverile e lo alimenta con il suo canto, che lacera l’anima e scava nelle radici della storia millenaria di…

  • Cerco la strofa

    Il recupero dell’identità culturale in Salvo Basso

    Ddurmisciri ddurmisciri daccussì cuccatu bbiatu nta st’aggenda… ddurmisciri daccuddì cuccatu bbiatu nti to occhi… u vidi ca sugnu cchi sugnu babbu? ti pensu macari di notti (megghiu: cussì nuddu mi vida nuddu si nn’accorgi) Mancu stiddi e a Luna è una e mmenza. Ddassubbra qualcunu s’ammazza ni sugnu sicuru. Ma iu iu ccù ll’occhi ncuddati a ttia (macari si nun ci sì) iu cchi pozzu fari? Ora ccuminciu a ttagghiari ccà. Ddè. U vidi? Aiu fattu na fuuredda. Cc’è u santu (di stà poesia) da mò poesia. Ma bbestia ca sugnu bbestiabbestia mi staiu mangiannu na notti scrivennu cchi ddisulazzioni… (Traduzione: ADDORMENTARSI – addormentarsi / così / disteso beato /…

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    Cerco la strofa

    L’epitaffio per l’Europa: Nuno Júdice

    Democrazia Andai dalla democrazia imbalsamata, come il cadavere di Lenin, a fiutare formalina e acquaragia, in uno scantinato dell’Europa. Le stillavano sopra dall’alto unguenti e colonie, le bruciavano d’incenso e hashish, le recintavano l’opera completa di Rousseau, di Saint-Just, di Victor Hugo, e il corpo non si muoveva. Le gridavano libertà, uguaglianza, fraternità, e la povera morta odorava di camposanto, come se aspettasse autopsie che non venivano, referti, dienneate che le dessero famiglia e discendenza. Sperai che tutti si levassero dai piedi, scrutai a fondo uno dei suoi occhi, e vidi che si muoveva. Le presi le labbra, per dire qualcosa. Un testamento? L’ultima verità del mondo? “ Cosa vuoi?…

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    Cerco la strofa

    Una donna tutta d’un pezzo

    Apparenza Vivo tra quattro mura matematiche allineate a metro. Mi circondano apatiche animucce che non un grammo sanno di questa febbre azzurra che nutre la mia chimera. Uso una pelle finta e la tratteggio in grigio. Corvo che sotto l’ala nasconde un fiordaliso. Sorridere mi fa il mio fiero e torvo aspetto, che a me per prima sembra pura farsa e dispetto. Oggi voglio parlarvi di Alfonsina Storni, una delle più famose poetesse argentine. La Storni nacque nel 1892 nella Svizzera italiana, dove rimase fino all’età di quattro anni, prima di trasferirsi in Argentina. Perse il padre che era ancora una bambina; la madre dopo pochi anni si risposò, ma i…

  • dorothy parker
    Cerco la strofa

    La libertà, l’ironia e la solitudine di Dorothy Parker

    Riassunto Ogni amore è l’amore di prima in un abito più spento. È tutta qui l’essenza del mio credo, è questo il mio tormento: un poco più ne avessi saputo, o molto meno! Per parlare di Dorothy Parker (Long Branch, 1893 – New York,1967), ho scelto una poesia che già nel suo titolo ci offre lo spunto di una conversazione a largo raggio intorno alla figura di questa donna intelligente, libera, istrionica, ironica, pungente, terribilmente disperata, così come la sua poesia, che in quanto tale è l’espressione più intima del pensiero. E Dorothy, nelle sue poesie, non mette falsa retorica di condimento: è cruda e lacerata ma anche spiritosa e…