Silvia Leuzzi

L’esule Hrand Nazariantz

L’esule Hrand Nazariantz

Bari Mezzanotte: ecco suonan lenti i dolci Colpi notturni. Come una parvenza di splendore e di gloria, alto s’accende l’orizzonte secreto del mio lungo esilio, verso l’infinito tesoro delle tue stelle, mezzanotte, o bianca città eletta del mio dolore errante: ecco il divoto cantico, o città nel profondo silenzio s’apre come cattedrale di puri, umili

La poesia è donna

La poesia è donna

Il mio corpo non è limite sufficiente Analizzo i delitti commessi con la parola e la paura si affretta accade che ignoro il senso vero delle cose anche se la parola rimane quando mi separo da essa sono vicina alle mie viscere comincio a confondere i limiti e le definizioni si perdono come una candela

Daniel Varujan e il genocidio armeno negato

Daniel Varujan e il genocidio armeno negato

Il pianto di Dio Quando nello spazio non si era ritirato ancora il Nulla di questo Universo, io credo che Dio cercasse qualcosa, come rimedio alla ferita della noia. In un istante girò intorno allo spazio, e non trovò nulla tranne se stesso: volle un’Essenza della sua Essenza: – e la sua Essenza fu la

Paruyr Sevak, un poeta armeno

Paruyr Sevak, un poeta armeno

Lo stretto delle mani Le nostre mani si sono unite, Soltanto due mani. Ma è come se Non fossero le nostre mani, Ma… soltanto uno stretto: Ci siamo mescolati, Come due mari vicini, A lungo divisi… Paruyr Sevak è un poeta armeno, il primo di una serie di poeti di questo popolo così sublime e

Mariella Mehr, un poeta vittima della Pro Juventute svizzera

Mariella Mehr, un poeta vittima della Pro Juventute svizzera

Mettimi tra i centri, come fossi una di loro ancora incolume, non fuoco sulfureo nient’altro che un istante sconosciuto. Liberami dalla fame di memoria spediscimi lontano senza messaggi una volta almeno per la durata di una fitta al cuore come la storia del fiore di nessuno. Appoggia bene il tuo piede, lungo le mie linee

Ancora violenza sul corpo delle donne

Ancora violenza sul corpo delle donne

Fra tutte le creature dotate di anima e intelligenza, noi siamo le più sventurate. Anzi dobbiamo comprarci con una robusta dote un marito, anzi prenderci un padrone del nostro corpo, che è malanno peggiore. Parlava così la Medea di Euripide alle donne di Corinto, esortandole a prendere coscienza della loro condizione, dei soprusi subiti dal

Il passato è presente

Il passato è presente

Ah, maledetto destino che generai tanti figli gagliardi in Troia spaziosa, e non me ne resta nessuno. […] mi restano solo i vigliacchi, i ballerini, i bugiardi, che eccellono nei passi di danza, buoni solo a rubare in patria agnelli e capretti. Impreca Priamo nell’ultimo libro dell’Iliade quando, per riscattare il corpo di Ettore, accetta

L’Abiura è compiuta

L’Abiura è compiuta

Tuonava così Pier Paolo Pasolini nell’articolo del 9 dicembre 1973 dal titolo «Sfida ai dirigenti della televisione», che su Scritti Corsari si intitola Acculturazione e acculturazione, cominciando fin dal titolo a pungolare il lettore sulle dissonanze di significato di uno stesso termine. Sono passati quarantacinque anni e noi siamo “i giovanissimi“ cresciuti in quegli anni, in

Goliarda Sapienza, l’arte d’essere se stessi

Goliarda Sapienza, l’arte d’essere se stessi

Fra venti, trent’anni non accusate l’uomo quando vi troverete a piangere nei pochi metri di una stanzetta con le mani mangiate dalla varecchina. Non è l’uomo che vi ha tradite, ma queste donne ex schiave che hanno volutamente dimenticato la loro schiavitù e, rinnegandovi, si affiancano agli uomini nei vari poteri. […] attente, voi, privilegiate